IL CHANGE MANAGEMENT CHE FA ACCADERE LE COSE

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5 Luglio 2010  Scritto da: Redazione


Si è svolto a Milano il VI Convegno Nazionale Assochange (Associazione Italiana di Change Management), realizzato in collaborazione con la rivista Sistemi&Impresa della casa editrice ESTE. La giornata si è incentrata sul tema del cambiamento come uno dei fondamentali compiti manageriali. “Le esperienze poste al centro del nostro Convegno, ha detto Gianfranco Rebora Presidente di Assochange – hanno toccato due questioni fondamentali per le organizzazioni del nostro tempo: i cambiamenti necessari per governare processi di internazionalizzazione e diversità culturale e quelli che riguardano le organizzazioni che gestiscono personale di alta professionalità”. Dopo l’apertura dei lavori da parte di Chiara Lupi, Direttore Editoriale di ESTE, e di Marco Ghetti, Consigliere Direttivo Assochange, la mattinata si è incentrata sul Change Management in proiezione internazionale, tavola coordinata da Maurizio Cosco, Consigliere Direttivo Assochange. “L’Italia era ed è uno di primi paesi al mondo per importanza del Tax-free Shopping: i risultati operativi sono stati assolutamente di prim’ordine”, ha dichiarato Luigi Gallazzini, A.D. e Corporate vice President Global Refund Italia, “ma quando le dinamiche di mercato sono cambiate ed è entrata una maggiore concorrenza di mercato, abbiamo affrontato una nuova sfida e si è reso necessario un programma di cambiamento per adeguarsi alla nuova realtà. É stato necessario dare una scossa all’organizzazione e alle persone, abbiamo dovuto introdurre nell’attività il miglioramento continuo per poter competere e mantenere la leadership, a distanza di tre anni dall’inserimento del nuovo programma la sfida è stata vinta, il team competente e qualificato è uno dei più importanti fattori differenziali che la clientela ci riconosce”. Ha preso poi la parola Vincent Gentil, A.D. Leroy Merlin Italia, che ha focalizzato l’attenzione sul lavoro di integrazione tra Leroy Merlin Italia e Castorama Italia avvenuta nel 2009. “Anche se apparentemente le due aziende erano molto simili è servito un lungo periodo per preparare bene le tappe del progetto. Si vuole fare dell’integrazione un successo umano, sono le persone che fanno l’integrazione. Nel corso del primi 100 giorni, si sono svolti colloqui individuali con tutte le risorse della sede e i responsabili dei reparti dei negozi; è stato attuato un piano di comunicazione interno per diffondere le informazioni a tutti e un piano di formazione di circa 12 mila ore d’aula per permettere ai manager di cercare di accompagnare i collaboratori nelle varie fasi di integrazione e cambiamento”. Carlo Forcolini, A.D. IED, ha illustrato l’esperienza dell’Istituto Europeo di Design (IED): “è in continua espansione inserendo nel panorama dei corsi, ad oggi più di 400, per ogni specifico livello ed età, anche i corsi triennali, corsi di specializzazione e master. Il nostro obiettivo è quello di formare persone che siano capaci di cambiare, di fare la differenza. Dal 1966 al 2009 sono state aperte 14 sedi in Italia e nel mondo e altre sono in progetto di apertura”. “La nostra realtà è del tutto differente, ha dichiarato Francesco Pinto, A.D. Inticom, la società è nata dall’aggregazione di due grandi famiglie, la Garda di Gallarate, con i suoi 40 anni di attività nella produzione di biancheria intima e la Cimmino - Pinto, protagonista del successo del marchio di abbigliamento Original Marins. Da questa unione è nato il marchio di biancheria intima Yamamay, ad oggi con ben più di 500 punti vendita in tutta Italia e circa 150 all’estero. L’obiettivo era quello di affermarsi sul mercato non solo come lingerie, ma anche nel settore della moda mare, maglieria, pigiameria e cosmetici, con alto livello fashion e con prezzi competitivi. Nel 2008 Inticom ha accolto una nuova sfida, acquisendo il controllo della Jaked srl, ed entrando così nel settore dei costumi da competizione e abbigliamento sportivo. Dopo poco tempo Jaked è diventato sponsor tecnico in esclusiva e fornitore ufficiale della Federazione Italiana”. Nel pomeriggio, i lavoro sono stati dedicati al Change Management nei contesti professionali e nelle knowledge organization. Secondo Giuseppe Massazza, Professore Universitario e responsabile del progetto Week Hospital presso CTO Torino: “Il modello Week Hospital deve essere inteso come un vero progetto riorganizzativo sanitario. Per facilitarne la comprensione si deve immaginare un percorso del paziente e si deve tendere ad ottimizzare le varie fasi. E’ necessaria un’alta volontà di cambiamento e deve essere seguito con regole di programmazione e controllo di profilo medio-alto. Tutti devono riconoscersi nel modello e devono apportare un miglioramento alla propria attività lavorativa. Il team deve diventare realmente multidisciplinare e le comprensione dei ruoli, la condivisione delle informazioni e delle conoscenze ed il supporto reciproco devono diventare parte integrante dell’attività quotidiana”. “Le nostre iniziative, ha dichiarato Claudio Castelli, Presidente aggiunto dell’Ufficio GIP e coordinatore delle attività di innovazione del Tribunale di Milano, sono sviluppate per definizione ed attivazione dei progetti e l’elaborazione del piano strategico di sviluppo dei servizi in vista di Expo 2015. I progetti operativi messi in campo sono una nuova struttura organizzativa di front/back office e snellimento delle procedure di lavoro; qualificazione dei servizi all’utenza; potenziamento delle capacità di gestione dei servizi e, infine, potenziamento delle capacità di informazione e comunicazione. Nella realizzazione di questi progetti sono stati coinvolti cancellieri e giudici per la guida degli interventi e per le attività di analisi ed è stata costruita una struttura di coordinamento dei diversi referenti e altri attori coinvolti per integrare i diversi progetti in corso di realizzazione”. “La sfida per il change management nelle knowledge organizations, ha detto Giovanni Masino, Docente di Organizzazione Aziendale presso l’Università di Ferrara, è orientare il cambiamento in una logica equilibrata tra obiettivi di breve e di lungo termine. Occorre saper favorire il cambiamento verso condizioni organizzative in cui l’interesse collettivo alla condivisione e alla produzione di conoscenza venga razionalmente percepito come coincidente con l’interesse individuale. E’ importante, inoltre, concentrarsi sul cambiamento inteso come trasformazione del comportamento degli individui”. La sessione pomeridiana si è conclusa con l’intervento di Andrea Rapaccini, Director MBS Consulting, il quale ha analizzato il problema della Social Business Italiana. “Il social Business ha differenti ambiti di applicazione che spaziano da prodotti e servizi di miglioramento sociale, prodotti e servizi per l’ambiente fino a inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. In Italia il business sociale si occupa di affrontare problematiche all’ordine del giorno: parabola pensionistica, disoccupazione, immigrazione, crisi finanziaria. Le organizzazioni di social business sono società cooperative e cooperative sociali, imprese sociali, organizzazioni non profit e imprese low profit, tutte strutture con una finalità sociale controllabile nel tempo e con una sostenibilità economica, attraverso attività sul mercato, con remunerazione del capitale nulla o moderata. É necessario fare cambiamento e a tal fine bisogna sviluppare iniziative di business sociale con aziende profit, monitorare le imprese a finalità sociale sia in Italia che all’estero, favorire il networking tra gli imprenditori sociali e supportarli nella crescita e, infine, promuovere un cambiamento attraverso i valori del social business”.