Intervista esclusiva a Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl

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28 Gennaio 2010  Scritto da: Redazione


Abruzzese, nato a Bomba (Chieti) il 10 giugno 1949, Raffaele Bonanni ha iniziato l'attività sindacale nella sua regione come operatore nel 1972, dopo aver frequentato il “corso lungo” al Centro Studi Cisl di Firenze.
Ha vissuto poi una lunga esperienza sindacale, alla guida di importanti strutture territoriali, regionali e di categoria della Cisl .
E' diventato nel 1981 Segretario Generale della Cisl di Palermo e successivamente nel 1989 è stato eletto Segretario Generale della Cisl siciliana. In quegli anni difficili si è battuto contro le infiltrazioni della criminalità negli appalti e nella vita pubblica, divenendo uno dei protagonisti della “primavera di Palermo”. Nel 1991 è stato chiamato a guidare la Filca, la categoria degli edili della Cisl, che raggruppa circa 250 mila iscritti. E' entrato in Segreteria Confederale della Cisl il 16 dicembre del 1998, quando alla guida della confederazione c'era Sergio D'Antoni. E' stato riconfermato Segretario Confederale nei congressi della Cisl del maggio 2001 e del luglio 2005.
Si è occupato in questi anni di mercato del lavoro, formazione professionale, trasporti, infrastrutture e politiche per il Mezzogiorno, partecipando con un ruolo propositivo alla stesura del “Patto per l'Italia” nel 2002, ma non lesinando severe critiche al Governo sull'attuazione della riforma Biagi.
Bonanni è sposato e ha due figli. E' legato ai movimenti cattolici e non ha mai avuto tessere di partiti politici. Tra le sue passioni ci sono la musica (fin da ragazzo suona il pianoforte e la chitarra), il cinema, l'informatica, la moto, le lunghe passeggiate in bicicletta sulle rive del Tevere.


Oggi incontriamo Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl. Lo scorso Dicembre, dopo il successo ottenuto a Roma nel mese di novembre, la Cisl ha organizzato a Milano il Convegno “Diritto e qualità dell’informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini”, invitando le forze migliori dell’editoria e dell’informazione a far prevalere il principio del confronto razionale e del dialogo costruttivo. Quali motivazioni l’hanno indotta ad organizzare questi eventi e quali problematiche sono emerse?

Abbiamo deciso di organizzare due momenti di confronto pubblico sul tema dell’informazione perché un sindacato profondamente legato ai valori costituzionali della democrazia italiana quale è la CISL non può non essere preoccupato dal tono fazioso e da un clima incandescente di personalismi che immiserisce la stampa del nostro paese, sempre più trascinata sul terreno dei pettegolezzi, più o meno decenti, e sempre meno attenta al confronto politico su ciò che serve a risolvere i problemi delle persone e dei ceti sociali. Le vicende che si stanno sviluppando attorno al sistema dell’informazione si connotano sempre più come uno scontro di potere nella politica e tra i soggetti economici detentori dell’informazione. Si sta generando una sorta di conflitto a tutto campo, di tutti contro tutti. Se infatti sono discutibili le denunce del Presidente del Consiglio ai giornali, lo è anche l’utilizzo dell’informazione come “lotta” politica. In tale contesto chi ne fa le spese è sicuramente la qualità dell’informazione e della democrazia nel nostro paese.
E’ ora che le forze migliori della editoria e della informazione dicano basta a questi metodi e che si faccia prevalere il principio del confronto razionale e, dove possibile, del dialogo costruttivo.


Quali soluzioni è possibile mettere in campo, al fine di evitare che l’informazione venga costantemente utilizzata come “lotta” politica?

Nessuna posizione di parte, nessun organo di stampa che a suo modo si fa “partito”, può oggi strumentalizzare il principio inviolabile della libertà di informazione per fare prevalere il proprio disegno politico, sia esso in nome della maggioranza o della opposizione. Una vera libertà di stampa, ci sarà solo quando giornali e Tv saranno gestiti da imprenditori “puri”, garantendo la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini. E questo riguarda anche la Tv pubblica sulla quale bisogna aprire un discorso serio per arginare il ruolo invadente dei partiti, di maggioranza e di opposizione, allargando la partecipazione alla “governance” della RAI all’associazionismo, alle regioni, ai dipendenti come già avviene nella televisione pubblica tedesca. L’’informazione, la comunicazione ed il lavoro di tanti giornalisti e tecnici non dovrebbero essere utilizzate unicamente verso e dalla politica ed assoggettate ai poteri finanziari ed economici, ma orientati e liberati verso un vero pluralismo culturale, economico, sociale e politico, verso il rispetto della persona e della sua crescita nella conoscenza. Noi riteniamo che occorra promuovere la concordia nazionale anziché lo scontro, favorire più informazione, anziché più fanatismo.
 

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