L'inquadramento dell'attivitą di lavoro subordinato svolto all'interno di un'azienda agricola

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19 Novembre 2009  Scritto da:


<p style="text-align: justify">In tema di lavoro subordinato, ed, in particolare, del lavoro prestato nell&rsquo;ambito di un&rsquo;azienda agricola, Cass. sez. lavoro, 22106.09, osserva che il punto centrale della controversia &egrave; costituito dalla individuazione dell'inquadramento da attribuire all'attivit&agrave; di lavoro subordinato svolta da un soggetto nell&rsquo;ambito della medesima azienda. Il Giudice della legittimit&agrave; ricorda, altres&igrave;, che nel ricorso introduttivo del giudizio una parte sostiene di avere svolto attivit&agrave; di guardiano nell'azienda agricola dell&rsquo;altro e di avere ricevuto compensi insufficienti, ed, anzi, per alcuni mesi nessun compenso. La Corte di Cassazione sostiene che le censure proposte dal ricorrente sono inammissibili perch&eacute; ripropongono questioni di merito, relative alla ricostruzione dei fatti ed alla interpretazione delle prove, che non sono suscettibili di un nuovo esame nella sede della legittimit&agrave;. In particolare, il Giudice della legittimit&agrave; afferma che, anche, i presunti riconoscimenti effettuati nel corso dell&rsquo;interrogatorio formale del resistente non hanno necessariamente il valore che il ricorrente intende attribuire loro. In realt&agrave;, secondo il testo dell'interrogatorio formale, il resistente non ha disconosciuto che il ricorrente ha lavorato per lui, ma come bracciante agricolo, e, soprattutto, non ha riconosciuto affatto di non avere provveduto a retribuirlo per le giornate indicate nel corso dello stesso interrogatorio. La censura proposta dal ricorrente non concerne, dunque, l'applicazione della normativa in materia di confessione, ma la valutazione dell'esistenza e del contenuto della pretesa confessione, e, perci&ograve;, ancora una volta, una questione di mero fatto, non suscettibile di riesame in sede di legittimit&agrave;. I motivi di ricorso, ad avviso della Suprema Corte, sono, quindi, infondati perch&eacute; si risolvono nella riproposizione di questioni di mero fatto, relative alla valutazione ed alla interpretazione delle prove, che, appunto perch&eacute; di fatto, non possono essere riesaminate nella fase di giudizio in argomento. &Egrave; infondato, infine, anche l&rsquo;ulteriore impugnazione con il quale il ricorrente afferma che nel giudizio di merito il convenuto aveva contestato la prescrizione presuntiva, nonch&eacute; la nullit&agrave; del ricorso per genericit&agrave; dei conteggi. La Corte di Cassazione sostiene, infatti, che le censure in parola non sono ammissibili per la ragione preliminare ed assorbente che si basano sull'allegazione di una circostanza di fatto, quella dell'avvenuta proposizione delle due eccezioni, che non trova riscontro nella sentenza impugnata. In ogni caso, l'eccezione di nullit&agrave; del ricorso per genericit&agrave; dei conteggi ha carattere meramente processuale perch&eacute; diretta a salvaguardare la possibilit&agrave; di pieno svolgimento del diritto di difesa; come tale &egrave; necessariamente preliminare ad ogni valutazione di merito e, proprio per questo, non pu&ograve; implicare riconoscimenti di sorta che concernano il merito, mentre, a sua volta, l'eccezione di prescrizione presuntiva pu&ograve; comportare il riconoscimento dell'esistenza del credito nella misura richiesta solamente se ed in quanto sia inequivoca in questo senso, non suscettibile di diverse interpretazioni, e non risulta affatto che lo fosse nel caso di specie. &nbsp;</p>