L’INDENNITA DI FINE RAPPORTO: E’ DOVUTA AI SUBAGENTI?

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22 Marzo 2009  Scritto da: Redazione


<p>Carissimi amici,<br /> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sono consapevole che il tema in oggetto &egrave; di quelli che offrono maggiori difficolt&agrave; attesa la diversit&agrave; delle opinioni espresse in merito. Tuttavia l&rsquo;importanza e l&rsquo;attualit&agrave; della questione mi impone qualche riflesasione, che certo on vuole essere n&eacute; completa n&eacute; esaustiva dell&rsquo;argomento trattato.<br /> Importanza che deriva anche dal fatto che il problema non si pone solo tutte le volte che&nbsp; un subagente decida di chiudere il rapporto, ma pu&ograve; presentarsi anche quando sia l&rsquo;agente a cessare l&rsquo;attivit&agrave; &ndash; per un motivo qualsiai -&nbsp; come impresa individuale.<br /> Se poi&nbsp; l&rsquo;agenzia sia condotta&nbsp; in forma societaria il problema si pu&ograve; verificare non solo nel caso di cessazione del mandato agenziale,&nbsp; ma anche in tutte le ipotesi di scioglimento del rapporto societario limitatamente ad uno o piu&nbsp; soci (morte, recesso, esclusione) quando&nbsp; si dovesse&nbsp; calcolare il valore del TFR (permettetemi di indicarlo cosi per brevit&agrave; ) dovuto ai subagenti fino al momento in cui si &egrave; verificato detto scioglimento ai fini della liquidazione del valore della quota all&rsquo;avente diritto piuttosto che nel caso di cessione della stessa ad un eventuale socio subentrante.<br /> Ci&ograve; posto sembra necessario premettere che non esiste,ad oggi, un accordo collettivo di un qualche rilievo applicabile ai subagenti, ed &egrave;&nbsp; peraltro noto che tali&nbsp; accordi collettivi di diritto comune sono applicabili, in linea generale, solo agli iscritti ai sindacati che li hanno siglati o comunque quando essi siano stati in qualche misura richiamati ed applicati dalle parti (cfr assiuris n&deg;2/08). <br /> Pertanto l&rsquo;unico accordo disciplinante i rapporti fra agenti e subagenti di assicurazione &egrave; quello del 19 dicembre 1941 che per&ograve; non ha mai acquistato forza di legge per difetto di pubblicazione e quindi non rientra fra i contratti collettivi ed accordi economici corporativi con validit&agrave; erga omnes rimasti in vigore ai sensi dell&rsquo;art 43 D.Lt.369/1944- (cfr Cass.n&deg;8661/87) <br /> Pertanto in assenza di disciplina contrattuale veniva a crearsi un&nbsp; vuoto normativo che la giurisprudenza specie di merito, , ha cercato di colmare riconscendo&nbsp; al subagente il diritto al TRF ancorandolo a criteri di equit&agrave; sostanziale. La misura di tale indennit&agrave; era per&ograve; di difficile individuazione e costrigeva a i Giudici a riferirsi per analogia ai criteri indicati talora&nbsp; negli accordi collettivi degli Agenti di Assicurazione&nbsp; (cfr Pretura Abbiategrasso sent 2/1/1978), talaltra agli Accordi degli Agenti di Commercio ( Pretura di Milano sent 20/1/1978) per riconscere ai subagenti una misura che andava fra il 2 e il 4% delle provvigioni liquidate in tutto il periodo di operativit&agrave;. <br /> Tuttavia la Cassazione ribadiva la illiceit&agrave; di tali riferimenti&nbsp; sia perch&eacute;&nbsp; tali accordi espressamente stabilscono la loro inapplicabilit&agrave; ai rapporti di subagenzia (cfr da ultimo art. 1 comma 2 ANA 2003) sia perch&eacute; &ndash; volendo qui trascurare per brevit&agrave; le profonde differenze che contraddistinguo l&rsquo;agente di commercio da quello assicurativo &ndash; in ogni caso il TFR riservato agli agenti doveva tener conto anche dell&rsquo;ampio contenuto di oneri e rischi inerenti l&rsquo;attivit&agrave; degli agenti che si presentava in misura alquanto inferiore nei rapporti di subagenzia ( Cass sent 21/1/1984 n&deg;525 )<br /> <br /> Una&nbsp; svolta si intravede con l&rsquo;attuazione della Direttiva 86/653 sugli Agenti di Commercio cosi come recepita dal D.lgvo 303/1991&nbsp; e dal D.lg 65/1999 che hanno riformato il disposto dell&rsquo;art 1751 Cod civ.<br /> Pertanto oggi sembra ormai pacifico in Giurisprudenza che&nbsp; in caso di scioglimento del rapporto, il subagente ha diritto all&rsquo;indennit&agrave; prevista dall&rsquo;art. 1751 c.c. (nella nuova formulazione introdotta dal D.Lgs. 303/1991 e dal D.lgs. 65/1999 di attuazione della Direttiva Comunitaria 86/653 sugli agenti di commercio); <br /> Precisamente, all&rsquo;atto dello scioglimento del contratto, il preponente &egrave; tenuto a versare all&rsquo; agente ( subagente) un&rsquo;indennit&agrave; &ndash;definita indennit&agrave; di cessazione del rapporto &ndash; se ricorrono &ldquo;congiuntamente&rdquo; (prima del D.lgs. 65/99 solo alternativamente) le seguenti condizioni:<br /> &nbsp;a) l&rsquo;agente ha procurato nuovi clienti o ha sensibilmente sviluppato gli affari con i<br /> clienti esistenti, e il preponente riceve, anche successivamente alla cessazione del rapporto, sostanziali vantaggi dagli affari con tali clienti;<br /> &nbsp;b) la somma corrisposta appare equa, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, e in particolare delle provvigioni che l&rsquo;agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.<br /> La norma prevede che l&rsquo;indennit&agrave; non &egrave; dovuta:<br /> 1) quando il contratto &egrave; stato risolto dal preponente per inadempimento imputabile all&rsquo; agente (e quindi subagente) che, per la sua gravit&agrave;, sia tale da non consentire la prosecuzione anche temporanea del rapporto; <br /> 1) oppure quando l&rsquo;agente (subagente) sia receduto ingiustificatamente dal contratto;<br /> 1)&nbsp; quando l&rsquo;agente, (subagente) ai sensi di un accordo con il preponente, ceda ad un terzo i dirittie gli obblighi derivanti dal contratto.<br /> (Si veda per tutti.Cass. sez Lav. 7/6/1999 n&deg;5577 ;&nbsp; Cass. Sez. Lavoro, n. 5827/2002; Cass. civ. Sez. Lavoro 14febbraio 2006 n. 3196)<br /> Bench&eacute; la norma individui le condizioni per il diritto alla indennit&agrave; di cessazione, non vi &egrave; tuttavia<br /> segnalato alcun parametro per la sua quantificazione (contrariamente a quanto indicato nell&rsquo;art. 17 dir.comunitaria 86/653), limitandosi semplicemente ad indicare il valore massimo, che &egrave; dato dalla &ldquo;media annuale delle retribuzioni riscosse dall&rsquo;agente negli ultimi cinque anni&rdquo; o se il contratto risale a meno di cinque anni, dalla media delle retribuzioni complessivamente riscosse nel periodo in questione.<br /> La questione della quantificazione di tale indennit&agrave; ha dato luogo ad una serie di pronunce contrastanti che ha indotto la Cassazione a rimetterealla Corte di Giustizia della Comunit&agrave; Europea (ord. 20410/04) la questione realativa alla quantificazione di tale indennit&agrave;. <br /> Non ostante che La CGCE con sentenza 23marzo 2006&nbsp; abbia stabilito una serie di punti fermi dai quali non potr&agrave; prescindersi, la Corte di Cassazione condue recenti pronunce ( n&deg;21301 e 21309 del 2006)&nbsp; ha nuovamente affidato al Giudice di Merito l&rsquo;elabvorazione di criteri di quantificazione che, alla luce del criterio di equit&agrave;, consentano di dare attuazione pratica al disposto dell&rsquo;art 1751 Cod civ.<br /> Essendo questo lo stato dell&rsquo;arte va conclusivamente segnalato che le disposizione di cui all&rsquo;art 1751 Cod civ sono da dichiarate espressamente inderogabili a svantaggio dell&rsquo;agente (subagente) e pertanto ogni modello contrattuale che violasse le disposizioni sopra richiamate sarebbe inevitabilmente nullo .<br /> Conclusivamente lo stato di incertezza che ancora oggi caratterizza il problema pu&ograve; essere superato solo se si utilizzi un modello di incarico conforme alla normativa vigente. Per questo motivo e&rsquo; da ricordare&nbsp; che recentemente lo SNA ha predisposto&nbsp; un modello di lettera di incarico (ed aprile 2008) che in modo aggiornato disciplina tutti i complessi aspetti inerenti il rapporto di subagenzia indicando, fra gli altri, precisi criteri per la liquidazione del TFR al subagente. Tali indicazioni oltre a risposndere a criteri di equit&agrave;&nbsp; con i collaboratori contribuendo&nbsp; a fidelizzarne il rapporto,.&nbsp; consentono di dare certezza nella risoluzione di numerosi problemi, come quello in esame, ,&nbsp; che, diversamente,&nbsp; potrebbero&nbsp; trascinarsi a lungo nel tempo e sarebbero comunque&nbsp; rimessi all&rsquo;alea&nbsp; che consegue ogni valutazione&nbsp; discrezionale da parte del&nbsp; Giudice in tutti i frequenti casi in cui, come sopra si &egrave; detto, &egrave; necessario quantificare il TFR ai subagenti -<br /> <br /> <br /> AVV. PAOLO DE ANGELIS - FIRENZE<br /> &nbsp;</p>