SPEZZARE LA DIPENDENZA DELLA CINA DAGLI INVESTIMENTI. La disamina di Zhang Monan, membro del Centro informazioni della Cina e della Fondazione cinese per gli Studi Internazionali

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22 Febbraio 2013  Scritto da: Redazione


PECHINO – Il modello di crescita economica della Cina sta perdendo colpi. Secondo la Banca Mondiale, nei trent'anni successivi alla riforma economica avviata da Deng Xiaoping, gli investimenti rappresentavano il 6-8% del tasso di crescita economica annuo, pari al 9,8%, mentre l’incremento della produttività contribuiva solo nella misura di 2-4 punti percentuale. Di fronte alla debolezza della domanda esterna, alla riduzione del consumo interno, all'aumento del costo del lavoro e a una bassa produttività, la Cina dipende troppo dagli investimenti per stimolare la propria crescita economica.

Anche se tale modello non è sostenibile, l'eccessiva dipendenza della Cina dagli investimenti non accenna a diminuire. Di fatto, avendo intrapreso un processo di approfondimento di capitale (capitale crescente per lavoratore), servono maggiori investimenti per incrementare la produzione e lo sviluppo tecnologico in vari settori.

Negli anni 1995-2010, quando il tasso medio di crescita annua del Pil cinese era del 9,9%, gli investimenti di capitale fisso (in infrastrutture e progetti immobiliari) sono aumentati di un fattore pari a 11.2 punti percentuale, registrando una crescita media annua del 20%. Il totale degli investimenti di capitale fisso ammontava mediamente al 41,6% del Pil, con un picco del 67% registrato nel 2009, che sarebbe impensabile nella maggior parte dei Paesi sviluppati.

Un altro motivo che spiega l'elevato tasso di investimenti della Cina è la minore efficienza del capitale per investimento, che si riflette nell'elevato rapporto incrementale capitale-prodotto (l'investimento annuale diviso per la crescita della produzione), denominato ICOR. Nel periodo 1978-2008 - l'era della riforma e dell'apertura economica - il rapporto incrementale capitale-prodotto della Cina era attestato su un valore relativamente basso, pari a 2,6 punti percentuale, che ha raggiunto il suo picco tra la metà degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Da allora, l'ICOR cinese è più che raddoppiato, a dimostrazione della necessità di maggiori investimenti per generare un’unità di produzione addizionale.

Accelerando la crescita, l'accumulo e l'approfondimento di capitale perpetuano il modello d'investimento a bassa efficienza e stimolano la sovrapproduzione. Quando la produzione supera la domanda interna, i produttori sono costretti a incrementare le esportazioni, creando una struttura industriale orientata al mercato estero e ad uso intensivo di capitale, che favorisce una rapida crescita economica. Nel caso, però, in cui la domanda esterna ristagni, i prodotti si accumulano, i prezzi diminuiscono e i profitti crollano. Se l'espansione del credito può compensare questa situazione fino a un certo punto, un aumento della produzione basato sull'espansione del credito porta inevitabilmente a un rischio finanziario di dimensioni colossali.

Pertanto, la combinazione d’investimenti, debito e credito sta dando vita a un rischioso ciclo auto-rinforzante che incoraggia la sovrapproduzione. Sulla scia della crisi finanziaria globale, le banche cinesi hanno avuto disposizione di estendere il credito e di investire in grandi progetti infrastrutturali come parte del massiccio stimolo monetario e fiscale del Paese. Di conseguenza, il rapporto credito/Pil della Cina è aumentato di 40 punti percentuale nel periodo 2008-2011, con la maggior parte dei prestiti diretti verso investimenti su vasta scala da parte di aziende statali. Negli ultimi due anni, il credito bancario è diventato la principale fonte di capitale in Cina - una situazione rischiosa, data la bassa qualità e l'inadeguatezza del capitale delle banche.

Nel frattempo, una domanda di valuta forte ha portato la M2 della Cina (offerta di moneta in senso ampio) a toccare il 180% del Pil, raggiungendo il livello più alto al mondo. Il massiccio muro di liquidità che ne è derivato ha innescato l'inflazione, fatto schizzare i prezzi immobiliari alle stelle, e contribuito a un drastico aumento del debito.

Poiché è nell'interesse dei governi locali mantenere elevato il tasso di crescita economica, molti stanno contraendo prestiti per finanziare investimenti su ampia scala nel settore immobiliare e nelle infrastrutture. L'attiva politica fiscale adottata durante la crisi finanziaria ha consentito il rapido aumento delle piattaforme di finanziamento locale (società d’investimento a partecipazione statale attraverso le quali le amministrazioni locali raccolgono fondi per gli investimenti di capitale fisso), da 2.000 nel 2008 a oltre 10.000 nel 2012. Tuttavia, poiché il debito delle amministrazioni aumenta, le banche cinesi hanno iniziato a considerare le piattaforme immobiliari e di finanziamento locale come un forte rischio d’insolvenza.

Allo stesso modo, con le industrie principali gravate dalla sovrapproduzione e dal rallentamento della crescita dei profitti, aumenta il deficit delle imprese e il loro debito è sempre più a rischio. Di fatto, la percentuale di spesa in disavanzo tra le imprese è in crescita, mentre il tasso dell'indice di esigibilità è in calo. Nel terzo trimestre del 2012, i crediti delle imprese industriali ammontavano a 8.200 miliardi di renminbi (pari a 1.300 miliardi dollari), essendo aumentati del 16,5% da un anno all'altro, e questo ha costretto molte di esse a contrarre più prestiti per colmare il divario, facendo salire ulteriormente il debito.

Secondo la GK Dragonomics, nel 2011 il debito industriale ammontava al 108% del Pil, mentre ha raggiunto il picco del 122% del Pil nel 2012, un evento mai accaduto in quindici anni. Molte delle aziende fortemente indebitate sono statali, e la maggior parte dei loro nuovi progetti sono "super progetti", con un utile sul capitale investito che richiede più tempo di quello previsto dalle banche creditrici. Di fatto, le catene di capitale di alcune delle imprese più indebitate potrebbero rompersi nei prossimi due anni, qualora raggiungessero il periodo massimo per il rimborso del debito.

In conseguenza di ciò, il sistema finanziario cinese diventa sempre più fragile. L'espansione degli investimenti nelle infrastrutture - che, secondo alcuni rapporti, supera i 50.000 miliardi di renminbi, tra autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità - determinerà l'espansione dei bilanci delle banche. I prestiti per investimenti e gli ingenti debiti tra le piattaforme di finanziamento locale, unitamente al credito ufficioso erogato tramite il sistema bancario "ombra", stanno aumentando il rischio che i prestiti in sofferenza scuotano le fondamenta del settore bancario.

Per raggiungere la prossima fase di sviluppo economico, la Cina ha bisogno di un nuovo modello di crescita. Il ricorso agli investimenti non consentirà al Paese di raggiungere una crescita e una prosperità stabili e durature. Al contrario, esso potrebbe addirittura danneggiare gravemente la performance economica sul lungo periodo.

©Traduzione di Federica Frasca