'FLESSIBILITA' IN ENTRATA? SERVE PRIMA UNA RIDUZIONE DEL COSTO DEL LAVORO'. L'intervista ad Alberto Maggi, Partner di Legance

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24 Settembre 2012  Scritto da: Redazione


 Nuovo capitolo per l’indagine di FinanzaeDiritto.it sulla Riforma del lavoro. Ad enucleare pregi e difetti della norma è questa volta Alberto Maggi, Partner di Legance e giuslavorista.

 

Avvocato Maggi, parliamo della Riforma Fornero del mercato del lavoro. Quali sono gli aspetti positivi introdotti da questa riforma secondo lei?

 

Anziché individuare singoli aspetti positivi, che comunque non mancano, preferisco sottolineare il significato che va attribuito al complessivo sforzo di realizzare una riforma organica e di un certo respiro.

 

      Quali invece meritavano più considerazione?

 

Credo che alcuni interventi avrebbero potuto essere adottati con maggiore gradualità, il che però come sappiamo è stato reso impossibile dall’urgenza con cui il provvedimento è stato introdotto, urgenza a sua volta motivata da ragioni di natura esclusivamente politica.

 

 

Tra gli obiettivi dichiarati della Riforma c’è quello di una maggiore tutela di giovani e precari. Gli strumenti adottati potranno arginare la crescita del tasso di disoccupazione giovanile?

 

Non è da escludere che nel tempo alcuni interventi - penso al rafforzamento dell’apprendistato e all’introduzione del contratto a termine “acausale”, ad esempio - producano benefici. Tuttavia credo che solo una riduzione del costo del lavoro possa nel breve termine produrre qualche effetto tangibile in tal senso.

 

Articolo 18 e licenziamenti: qual è la sua posizione a riguardo?

 

Penso che lo strumento fosse fonte di rigidità e di iniquità e che andasse superato. A causa però dell’eccessiva ideologizzazione che ha finito per prevalere nel dibattito e nel confronto tra governo e parti sociali, ne è uscita una soluzione poco chiara, che certamente non consente alle imprese di disporre delle necessarie certezze sui rischi derivanti dalle proprie scelte.

 

Cosa cambia con l’introduzione dell’Aspi?

 

L’Aspi sarà uno dei pilastri su cui poggerà il sistema degli ammortizzatori sociali, che sarà improntato ad una ripartizione tra le tutele applicabili allorché la causale sia temporanea e quelle da applicare successivamente alla cessazione del rapporto, a loro volta collegate alle politiche attive.

 

Quali sono i passaggi della Riforma che stanno impattando maggiormente con il contesto lavorativo? E quelli su cui pare vi siano più dubbi circa la loro applicazione?

 

Tra i primi, direi la stretta sui rinnovi dei contratti a tempo determinato. Quanto ai dubbi, il primo posto va senz’altro assegnato al nuovo regime delle conseguenze dei licenziamenti.

 

Come il vostro studio sta gestendo l’introduzione di questa Riforma?

 

Ci siamo mossi per tempo, organizzando in via preventiva seminari ai quali hanno complessivamente partecipato circa 200 managers e addetti alle risorse umane di aziende nostre clienti, nazionali e non. Con l’entrata in vigore della Riforma, aggiorniamo costantemente i clienti sulle evoluzioni interpretative e applicative.

 

 

Alessia Liparoti