RAGAINI: 'IL DECLASSAMENTO DELLA FRANCIA ERA PREVISTO, MA I MERCATI SONO SCHIZOFRENICI'. Intervista ad Andrea Ragaini, Amministratore Delegato Banca Cesare Ponti Gruppo Carige Private Banking

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13 Gennaio 2012  Scritto da: Redazione


<p><b style="text-align: justify; "><span style="font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Dottor Ragaini, cosa ne pensa dell&rsquo;annuncio di downgrading da parte di S&amp;P riguardo alla tripla A francese?</span></b></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:10.0pt; line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Abbiamo dei tempi di valutazione che ormai sono diventati quelli dei mercati, che a loro sono millimetrici, mentre un provvedimento europeo di avvicinamento di unit&agrave; fiscale andrebbe guardato nel medio periodo. &Egrave; una dicotomia che fa rima con schizofrenia. Quello di oggi ne &egrave; un esempio. Poi ormai quando le agenzie di rating cominciano a mettere un Paese in <i>credit watch</i> negativo, negli ultimi tre anni hanno sempre downgradato. Non c&rsquo;&egrave; stato un caso in cui si sia verificato un mantenimento del rating pregresso sui debiti sovrani quando l&rsquo;agenzia di rating aveva messo in <i>credit watch</i>. Era abbastanza evidente che sarebbe arrivato il declassamento, che fosse gi&agrave; scontato nei numeri era altrettanto evidente. Tuttavia con l&rsquo;emotivit&agrave; si possono verificare questi scossoni.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><b><span style="font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">E rispetto alla decisione dell'Institute of international finance (Iif), che rappresenta le banche e i creditori privati della Grecia, di sospendere le trattative sulla ristrutturazione del debito pubblico?<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:10.0pt; line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Che il tema della Grecia sia affrontato in modo confuso e non unitario, credo non sia pi&ugrave; una novit&agrave;. Che ogni volta ci si illuda che si sia risolto in modo conclusivo e che si sia intrapresa la strada giusta, lo abbiamo provato a percepire almeno in quattro occasioni in cui si era dato per certo un accordo, poi non andato in porto. Il percorso di acquisizione di un&rsquo;unit&agrave; fiscale e di accollo su altri Stati dell&rsquo;Unione Europea di costi e di spese di terzi, in particolare quelli della Grecia, non pu&ograve; essere fatto in un clima europeo come quello attuale senza creare alcuni pasticci. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><b><span style="font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Eppure negli ultimi giorni gli incontri bilaterali tra i diversi Primi Ministri e le parole della Bce sembravano aver dato rassicurazioni, Italia in primis&hellip;<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:10.0pt; line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Il principale punto di contagio iniziale era l&rsquo;Italia che aveva una situazione che spaventava tutti e aveva catalizzato i fulmini del mercato. Il nostro Paese credo stia facendo la sua parte in modo importante. Nel momento in cui la Germania nell&rsquo;incontro bilaterale di mercoled&igrave; (<i>11 gennaio, ndr</i>) ha preso atto della concretizzazione delle promesse fatte, si pensava che le nubi fossero sparite del tutto, quando sono sempre dietro l&rsquo;angolo. Il percorso di unitariet&agrave;, di accordo sul debito greco e soprattutto di risoluzione del problema strutturale di eccesso di debito pubblico di alcuni Paesi, non solo in Europa, non si possono risolvere dall&rsquo;oggi al domani. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><b><span style="font-size:10.0pt;line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">L&rsquo;annuncio pomeridiano parlava anche di un possibile declassamento, oltre che di Francia e Austria, anche di &ldquo;altri Paesi europei&rdquo;. Pensa ci sia qualche pericolo per l&rsquo;Italia?<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:10.0pt; line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Per l&rsquo;Italia non credo ci siano altri <i>credit watch</i> o declassamenti, sebbene la posizione del nostro Paese cos&igrave; come quella di diversi altri stati periferici sia legata a doppia mandata alla condizione europea. E molte nazioni devono ancora superare l&rsquo;&laquo;esame di maturit&agrave;&raquo;. Come ha detto anche il Premier Monti nella conferenza stampa di mercoled&igrave;, l&rsquo;Italia oggi non pu&ograve; fare pi&ugrave; di quello che ha fatto a livello di manovra di contenimento della spesa. Ora tocca all&rsquo;Europa fare dei passi concreti perch&eacute; gli indirizzi comunitari consentano una riduzione degli spread che altrimenti renderanno la situazione insostenibile nel lungo termine. Io penso inoltre che le agenzie di rating si glorifichino o si demonizzino troppo. In realt&agrave; i loro risultati sono la conseguenza di osservazioni di anni, dunque non vanno assimilate in maniera allarmistica.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:10.0pt; line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><span style="font-size:10.0pt; line-height:115%;font-family:&quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;">Alessia Liparoti<o:p></o:p></span></p>