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BREVI CONSIDERAZIONI SULL'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE. LA LIBERTA' DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO.

31 Agosto 2009 - Autore: Studio Legale Avv. Vincenzo Mennea

 

Brevi  considerazioni sull'articolo 21 della Costituzione. La libertà di manifestazione del pensiero.

 

Avv. Vincenzo Mennea.

 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La libertà di manifestazione del pensiero è tra tutte le libertà civili, sicuramente la più importante ed espressiva perché interessa da un lato, la vita spirituale dell'uomo e il patrimonio, le idee di cui egli è portatore, dall'altro la sua partecipazione alla vita e al progresso del paese. Ogni regime democratico che favorisca la realizzazione dell'individuo come singolo e come membro della collettività politica organizzata, si caratterizza per il fatto che prima ancora delle altre libertà civili, consente ai cittadini di farsi delle convinzioni e di esprimere il proprio pensiero in tutti i campi.

 La garanzia della libertà di pensiero e della sua manifestazione costituisce una condizione imprescindibile per la stessa sopravvivenza di un regime democratico perché essa assicura la formazione di un convincimento personale(da parte di ciascun cittadino) e di un’opinione pubblica criticamente fondata che costituiscono la base ideologica di ogni regime democratico.
E' significativo come la libertà più colpita dai regimi autoritari e dittatoriali passati e presenti, sia proprio la libertà di manifestazione del pensiero che è compressa generalmente attraverso la censura politica e il soffocamento della stampa.
Nell'ordinamento costituzionale italiano il diritto di manifestare il proprio pensiero è sancito per tutti dall'articolo 21 della costituzione e consiste nella facoltà riconosciuta al singolo di manifestare il proprio pensiero in modo pubblico e di farne propaganda con qualsiasi mezzo.
La costituzione garantisce la libertà di pensiero intesa sia come libertà di pensare e di avere idee personali senza poter essere discriminato in base ad esse, sia nel suo aspetto strumentale o dinamico, come libertà di estrinsecare il proprio pensiero in qualsiasi luogo adatto a divulgare le proprie idee.
Il costituente ha inteso assicurare ad ogni individuo la giuridica possibilità di avere opinioni personali e di manifestarle.
Per quanto riguarda il contenuto della manifestazione del pensiero è innegabile che la garanzia costituzionale riguarda e si applica a qualunque tipo di messaggio s’intenda diffondere: il contenuto del messaggio non autorizza alcuna discriminazione di trattamento salvo, naturalmente, che la manifestazione del pensiero contenga un incitamento a commettere reati. E’ altrettanto vero che alcuni giornali sono al servizio di qualche personaggio importante che ha la priorità su altri, come è vero che lo stesso o gli stessi, si possono permettere di manifestare delle proprie opinioni anche offensive e quindi contrarie al rispetto della onorabilità dell'altrui persona, queste persone trovano spazio ogni giorno su qualche giornale, mentre altri per vedere pubblicato un proprio articolo devono attendere dei mesi. Continuando, questa gente con la complicità di alcuni giornalisti si permette di offendere l'altrui onorabilità quando tale situazione dovrebbe trovare degli sbarramenti da parte dello stesso giornale che pubblica tale articolo.
Purtroppo tale comportamento non si individua in una società civile, ma è ricollegabile ad una società di regimi autoritari e fascista ormai passati, ma che qualcuno ci consente nella sua spudoratezza di ricordarci.

L'articolo 21 della Costituzione è la libertà di manifestare, di esprimersi, E' una libertà che la costituzione  garantisce, è una libertà di tutti noi cittadini senza nessuna discriminazione.

Noi tutti non possiamo vivere senza essere informati, infatti, se noi fossimo privi di qualsiasi informazione saremmo al servizio di chi ci da la notizia. Altro problema importante è la quantità enorme delle informazioni; veniamo invasi da enormi masse d'informazioni con una pubblicità che crea molta confusione.
Naturalmente la manifestazione del pensiero, il cui esercizio può frequentemente collidere con le norme penali poste a tutela dei beni che riguardano l'onore della persona e la riservatezza uno dei casi più frequenti e più discussi e costituito dal c.d. diritto di cronaca che può essere di natura politica e giudiziaria ecc. Però trattandosi di un diritto garantito, se il suo esercizio non dovesse integrare gli estremi di un reato, il più frequente è quello di diffamazione, il soggetto non sarà punibile purché non abbia abusato di tale diritto. Bisogna tener conto dei beni della dignità umana e dell'onore che sono a loro volta costituzionalmente garantiti  e che pertanto, non può aprioristicamente prevalente ritenersi sulla dignità umana e dell'onore, come ritengo inaccettabile che dei parlamentari in virtù della loro immunità ( impunità ) possano dire quello che vogliono.
Non rientra nell'ambito della liceità la diffusione di notizie che riguardano fatti afferenti alla vita privata degli individui, a meno che non si tratti di personaggi pubblici, cioè di soggetti già noti al pubblico.

L'informazione deve essere espressa sul piano della forma, rispettando il c.d. limite della continenza, e deve essere obiettiva, completa e non frammentaria, cioè deve fornire al pubblico tutti gli elementi affinché ognuno possa formarsi correttamente un opinione sul fatto, e non deve essere indirizzato  verso valutazioni precostituite imposte.

Un modo corretto per rispettare la liceità dell'informazione, e questo riguarda il cronista o chi dà la notizia, è quello di distinguere e di separare la notizia vera e propria dal c.d. commento, ovvero dalle considerazioni che se ne possono trarre, solo cosi si può rendere chiaro un fatto storicamente accertato. Pertanto il diritto di critica o l’opinione che il giornalista vuole esprimere, o dissensi o consensi deve avere un limite, il diritto di cronaca è diverso dal diritto di critica. Si deve ritenere che il requisito della verità non può assolutamente essere riferito ai giudizi e alle opinioni, ma bensì al fatto base- reale- vale a dire alla notizia vera. Poi vi è il diritto di critica, l’espressione di un giudizio che deve essere separato dalla notizia, essa si concretizza nell’espressione di un giudizio, di un’opinione che non può pretendersi obiettiva, veritiera in quanto fondata sull’interpretazione  soggettiva di fatti e comportamenti di chi da la notizia, pertanto sussiste l’obbligo del giornalista o di chi scrive, di esercitare la propria critica  su fatti veri, fondamentali, corrispondenti al vero, e non fatti diretti a colpire la persona, per fare notizia ma che non ha nessun pubblico interesse, cioè criticare la figura la figura morale del soggetto in questione. Tutto questo non interessa e non deve interessare chi riceve la notizia, in quanto non corrisponde al vero, ma è frutto di un aggressione della sfera morale altrui, penalmente protetta.
Continuando nel discorso l'enorme crescita della stampa, del messaggio radiotelevisivo ed altre forme d'informazione hanno oggi una notevole forza d'informazione ma anche di persuasione e di coinvolgimento anche del soggetto individuale. Ecco perché bisogna avere un certo controllo sulla diffusione della stessa al fine di preservare il valore fondamentale dell'articolo 21 e il valore del pluralismo dell'informazione, cosa che com'è stato già detto, alcuni poteri hanno il controllo sulla stessa. In sostanza la maggior parte delle reti televisive (non tutte) la maggior parte dei giornali è concentrata nelle mani di pochi soggetti potenti, questo ci deve far pensare perché ne discende che l'informazione così com'è strutturata va a collidere con la stessa libertà e lo stesso pluralismo. Quindi viene meno una corretta informazione aperta al dibattito tra varie correnti ideali della politica e della cultura. A nulla serve dire che i padroni dei giornali sono i cittadini - lettori, questa è pura retorica, sono parole vuote prive di senso. Bisogna secondo me rispettare e veramente mettere in atto l'articolo 21 della Costituzione solo così si possono rispettare i diritti dell'uomo come quello di cui stiamo parlando. Certamente la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione e questo diritto comprende la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o comunicare informazioni o idee senza che vi possa esserci nessun'interferenza di pubbliche autorità, nel contempo è altrettanto strano leggere su alcuni giornali ogni giorno articoli scritti da una solo soggetto. In questo caso subentra la deontologia professionale del giornalista che dovrebbe rispettare nel momento in cui si accinge a pubblicare la notizia il requisito della forma della continenza, e sia inoltre obiettiva completa e non frammentaria, idonea a fornire al pubblico tutti gli elementi affinché ciascuno possa formarsi correttamente un'opinione sul fatto descritto, e non essere invece indirizzato verso delle valutazioni precostituite imposte dal modo e dalla forma stessa in cui l'informazione è fornita.

Allo stato attuale l’orientamento consolidato è nel senso di considerare che i fatti narrati rivestono per l’opinione pubblica, secondo il principio della pertinenza; - la correttezza dell’esposizione dei fatti in modo che siano evitate aggressioni all’altrui reputazione, secondo il principio della continenza; - la corrispondenza tra i fatti accaduti e quelli narrati, secondo il principio della verità. La verità della notizia costituisce il limite logico essenziale del diritto di cronaca, essa viene considerata una condizione essenziale per la corretta formazione dell’opinione pubblica.

Per quanto riguarda i reati d'opinione di cui abbiamo fatto cenno aspra vi possiamo elencare i reati di vilipendio, che consiste nella manifestazione di un pensiero critico nei confronti delle istituzioni in termini apertamente offensivi e denigratori, non c'è dubbio che nella maggior parte dei casi tali fatti non possono più ritenersi penalmente perseguibili poiché in un ordinamento democratico non è lecito che si limiti il diritto di libera manifestazione del pensiero per tutelare, ad esempio il prestigio o il decoro di un uomo di governo.
Il prestigio come il coraggio, diceva Don Abbondio nessuno può darselo se non ce l'ha, ma per la stessa ragione non lo si può togliere a chi realmente lo possiede e cioè lo dovrebbero possedere la maggior parte degli uomini.
Sugli altri reati tornerò  in seguito, adesso per finire un piccolo accenno al reato di diffamazione. L'art. 595 del C.P. dispone che chiunque comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad Euro 1032.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a 2 anni, ovvero della multa fino ad Euro 2065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da 6 mesi a 3 anni o della multa non inferiore ad Euro 516 ...
L’interesse tutelato e la reputazione, intesa come corollario dell'onore e come senso di dignità e di rispetto che una persona suscita all'interno della società, vale a dire quale opinione e valutazione dei consociati rispetto alla personalità morale e sociale di un individuo, in contrapposizione all’onore in senso soggettivo, tutelato dal delitto di ingiuria, definito come il sentimento che ciascuno ha della propria dignità morale.
L'elemento oggettivo consiste in una condotta che si sostanzia nell'offendere la reputazione altrui davanti ad una molteplicità di persone in assenza del soggetto nei confronti del qual è pronunciata la frase diffamatoria.
Si configura il delitto di diffamazione per esempio anche se le frasi offensive sono contenute in un telegramma, ricorrendo in tal caso l'estremo della comunicazione con più persone (impiegato, consegnatario,destinatario).
In tema di diffamazione a mezzo stampa, attribuire per esempio in un manifesto espressioni volgari e di pesante ironia assume in ogni modo carattere diffamatorio, costituendo un attacco alla reputazione di chi è soggetto passivo, attraverso il discredito che un simile linguaggio comporta a chi ne faccia uso. Il reato di diffamazione è costituito dall'offesa della reputazione di una persona determinata e non può essere ravvisto nel caso in cui sono pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una determinata categoria, se le persone cui le frasi sono riferite non sono individuabili.

                                                                                Avv.  Vincenzo Mennea


 

 




            

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