FinanzaeDiritto sui social network
19 Novembre 2019  le interviste  |  professionisti  |  chi siamo  |  forum  |  area utenti  |  registrati

            




Crisi, opportunità e piccole imprese

25 Aprile 2009 - Autore: Studio Legale e Tributario Giommi


 

La parola crisi nell’antica Grecia significava sia pericolo che decisione. Nell’antica Cina questa espressione era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato: pericolo e opportunità. Una crisi, dunque, ci costringe a riflettere e decidere ed è come una porta (op portunus nell’antica Roma era il vento che riconduceva in porto la nave) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio.
In Italia, il vento delle decisioni quali navi sta cercando di ricondurre in porto? Le opportunità, nate dalla crisi, a chi sono rivolte? Chi saranno i favoriti di questo nuovo equilibrio? Al momento, i soliti: sistema bancario e grandi imprese.
Le piccole imprese, vittime sacrificali delle stretta creditizia, sono quasi completamente escluse da finanziamenti e incentivi, a parte l’apprezzabile tentativo di riforma fiscale per i distretti. Si dice che l’indotto ne beneficerà ugualmente. Il punto cruciale è che l’indotto delle grandi imprese non è rappresentativo dell’intera struttura produttiva italiana. Ciò è evidente nella produzione del nord est, ma non solo.
Questo metodo di incentivazione che non parte dai bisogni reali delle piccole imprese non aiuta certamente alla crescita. Cerchiamo di capire quali sono questi bisogni: nel recente terzo rapporto nazionale “Sussidiarietà e piccole medie imprese”*[i] viene evidenziato come i piccoli e medi imprenditori manifatturieri italiani non chiedono aiuti a pioggia o privilegi ma meno burocrazia che limita l’intrapresa. Quello che vogliono e quello che hanno ottenuto sono due realtà spesso diverse. Chiedono invano una semplificazione amministrativa e fiscale. Cercano un decentramento che responsabilizzi e un sistema liberalizzato. Ottengono un clima di potenziale neostatalismo globale. Non chiedono aiuti e privilegi: su questo saranno sicuramente accontentati.
Se l’ordine è una conseguenza dell’equilibro e l’equilibrio, per definizione, il risultato di un apporto universale secondo proporzione, non ci deve sorprendere che la crisi possa autoalimentarsi se non la si affronta in maniera corretta: considerando le esigenze di tutti gli attori nella misura in cui contribuiscono alla crescita produttiva. E non si tratta di un caso: la logica della crisi è il disordine, che potenzialmente non ha limiti; la logica della crescita è la misura, che li suppone per definizione. La crisi si alimenta continuando i comportamenti che l’hanno scaturita; la crescita attivando nuovi istituti e percorrendo nuove strade. La prima richiama il pensiero abituale e, di rimando, lo stato di apatia; la seconda il pensiero creativo e la difficoltà delle sfide. Condizione della prima è il disequilibrio statico; condizione della seconda squilibri dinamici verso una serie di obiettivi concreti. In Italia nessun obiettivo è più concreto delle risposte alle esigenze vitali delle piccole imprese: una strada davvero poco battuta.
Nel cercare strade nuove è meglio non ascoltare i corresponsabili della crisi, le loro ricette e le loro semplificazioni meccanicistiche. Non stupisce che stiano già impartendo lezioni di economia e morale quasi ignorando le circostanze in un processo di rimozione. D’altronde per un ordine in sfacelo è difficile credere alla propria dissoluzione quanto per l’uomo concepire la propria fine.
L’Italia di fronte alla crisi era partita bene, anche in anticipo rispetto agli altri,ma ciò non basta. Ci stiamo comportando come uno scacchista che, avendo effettuato una brillante mossa d’apertura, si aspetta che l’avversario si arrenda senza giocare la partita. Questo non potrà avvenire: la strada della crescita è in salita ed il percorso sembra davvero molto lungo. Nulla può esprimere meglio questa situazione se non il modo corretto per reagirvi: usare la creatività come arma, la moderazione come mezzo e soprattutto il consenso morale come base. Nessun consenso morale può prescindere dalla realtà complessiva del nostro tessuto produttivo.


[i] Rapporto “Sussidiarietà e piccole e medie imprese” costituito da un’indagine su 1600 aziende distribuite su tutto il territorio nazionale condotta dalla Fondazione per la sussidiarietà sotto la guida del Prof. Carlo lauro dell’Università Federico II di Napoli. Per maggiori informazioni www.sussidiarieta.net



            

Altri articoli scritti da Studio Legale e Tributario Giommi

Ultimi commenti degli utenti

Nessun commento












Powered by Share Trading
Everlasting

activtrades