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Fiscalità finanziaria

25 Aprile 2009 - Autore: Studio Legale e Tributario Giommi


Gli ETF (acronimo di “Exchange Traded Funds”) costituiscono una particolare tipologia di OICR (organismi di investimento collettivo), la cui caratteristica è essere organismi a gestione passiva, cioè si limitano a replicare l’andamento dell’indice di riferimento. Il loro avvento sul mercato italiano è abbastanza recente: sono infatti negoziati a partire dal 30 settembre 2002 sul Mercato telematico dei fondi (MTF), il nuovo segmento del mercato telematico azionario di Borsa Italiana dedicato alla negoziazione di ETF, fondi aperti indicizzati, Sicav indicizzate, fondi chiusi mobiliari e immobiliari.

GLI ETF possono essere negoziati “in continuo” sul mercato e quindi il prezzo al quale vengono scambiati è tendenzialmente diverso dal valore del NAV (cioè il valore della quota del fondo quale risulta dai prospetti redatti dalla società di gestione). La circostanza in base alla quale il NAV viene di norma calcolato quotidianamente è presumibilmente da ricollegare al fatto che gli ETF sono organismi a gestione passiva, cioè si limitano a replicare l’andamento dell’indice di riferimento. La pubblicazione giornaliera del NAV assolve ad una funzione di controllo da parte del risparmiatore e dell’opinione pubblica e di verifica dello scostamento di esso rispetto al prezzo di mercato.
Sotto il profilo fiscale, e non solo quello civilistico, gli ETF sono equiparati, in Italia, a quello degli OICR.
 
(i)        Le differenti tipologie di reddito
Ai fini fiscali i proventi derivanti dagli ETF rientrano in due differenti tipologie reddituali:
-       “redditi da capitale”: derivante dai dividendi percepiti e dall'incremento di valore netto delle quote (NAV);
-        “redditi diversi”: ossia il capital gain/capital loss derivante dalla discrepanza tra i prezzi di compravendita ed il valore effettivo delle quote, misurato tramite i NAV dei giorni in cui vengono effettuate le transazioni. Tale componente reddituale è dovuta al fatto che i prezzi a cui l’investitore acquista/vende sul mercato le quote dell’ETF sono generalmente diverse dal NAV. Questo avviene perché il prezzo di mercato degli strumenti a gestione passiva che replicano l’andamento dei sottostanti riflette, ovviamente, il valore corrente delle azioni che lo compongono mentre il NAV è calcolato generalmente sui prezzi di chiusura.
 
Queste tipologie di reddito si calcolano nel seguente modo:
redditi di capitale = (NAV giorno di Vendita - NAV giorno di Acquisto).
redditi diversi = (Prezzo Vendita dell’ETF - Prezzo Acquisto dell’ETF) - (NAV giorno di Vendita - NAV giorno di Acquisto).
 
(ii)      Le differenti aliquote
Uno strumento finanziario si definisce “armonizzato” quando è conforme alla disciplina delle direttive UE in materia.
A seconda che l'ETF sia armonizzato o non armonizzato varierà l'aliquota d'imposta applicata in sede di tassazione. Per distinguere un ETF armonizzato da uno non armonizzato è necessario leggere il prospetto informativo e il regolamento. La gran parte degli ETF quotati nei Paesi dell'area euro sono armonizzati. In particolare tutti gli ETF quotati in Borsa Italia sono armonizzati. Vediamo in dettaglio i differenti effetti tributari per un investitore privato[1]:
 
-       ETF “armonizzato”. Per un investitore privato che scelga un regime fiscale amministrato, la banca applicherà sui redditi da capitale e sui redditi diversi una ritenuta a titolo d'imposta con aliquota del 12.5%.
-       ETF non “armonizzato”. Più sfavorevole il regime fiscale relativo agli ETF non armonizzati.
Sempre in ipotesi di regime fiscale amministrato e investitore privato, la banca applicherà ai "redditi da capitale" una ritenuta a titolo di acconto del 12.5% , ma tali redditi dovranno poi essere indicati in sede di dichiarazione dei redditi[2] e saranno assoggettati ad aliquota marginale sul reddito. Sui redditi diversi, invece, l'intermediario applicherà un'imposta sostitutiva del 12.5% e tali redditi non dovranno essere indicati in sede di dichiarazione dei redditi. Ma tale componente è esigua.
A livello fiscale, quindi, gli ETF non armonizzati risultano penalizzati rispetto a quelli armonizzati in quanto i redditi da capitale sono assoggettati all'aliquota marginale, di norma superiore al 12.5%.
 
(iii)     La compensazione
I guadagni/perdite dovuti alla negoziazione di azioni (redditi diversi e quindi “plusvalenze” / “minusvalenze”). I dividendi staccati dalle azioni stesse invece sono classificati all’interno dei redditi di capitale. La normativa fiscale consente di compensare redditi diversi con redditi diversi e, cioè, di compensare le “plusvalenze” appena realizzate con eventuali “minusvalenze” pregresse, mentre non consente di compensare redditi diversi con redditi di capitale.
Non è quindi permesso di compensare le perdite (minusvalenze) pregresse su azioni con redditi di capitale appena realizzati con gli ETF. E’ consentito, invece, di compensare le minusvalenze pregresse su azioni con i redditi diversi che nel caso degli ETF, però, rappresentano un ammontare più esiguo rispetto ai redditi di capitale.
 
(iv)     Esempio numerico
Tassazione ETF
Per chiarire i concetti sopra esposti facciamo un esempio numerico ipotizzando che:
Un investitore persona fisica acquista un ETF armonizzato in regime di risparmio amministrato
-       Prezzo di acquisto della quota ETF di 100€;
-       NAV della quota al momento dell'acquisto fosse di 98€;
-       Prezzo di vendita della quota sia di 125€;
-       NAV della quota al momento della vendita sia di 110€ .
Pertanto la tassazione risulta:
Reddito da capitale = (110 – 98) = 12
Reddito diverso = (125 – 100) - (110 - 98) = 13
Tassazione reddito di capitale = 12,5% * 12 = 1,5
Tassazione reddito di verso = 12,5% * 13 = 1,62
 
Le tasse totali da pagare sarebbero pari a 3,12 euro. Per quanto riguarda la compensazione se l’investitore ha conseguito minusvalenze pregresse da recuperare 1,62 euro di redditi diversi possono andare in detrazione del monte minusvalenze e quindi può pagare una tassazione limitata all’importo dei redditi di capitale: 1,5 euro.
 
In conclusione, visto le problematiche fiscali sopra esposte, la Finanziaria per il 2009 e la normativa di settore dovrebbero modificare parzialmente la disciplina tributaria degli ETF per non penalizzare la diffusione di questo strumento rispetto ad altri che si sono appalesati molto inefficienti per i risparmiatori.


[1] Per un investitore Fondo italiano i proventi (delta nav e dividendi) derivanti da un OICVM italiano non concorrono a formare il risultato della gestione del fondo italiano che li percepisce. Su tali proventi è già stata applicata una imposta sostitutiva del 12,5%. Si evita così una doppia imposizione. Per i capital gain il fondo italiano è “lordista”: tali redditi concorrono a formare il risultato di gestione a cui verrà applicata un’imposta sostitutiva del 12,5% a titolo di imposta.
[2] Devono essere dichiarati nel modello Unico all’interno del Quadro RI.



            

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