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INSINDACABILITA' DEI COMPENSI AGLI AMMINISTRATORI

11 Dicembre 2008 - Autore: ALESSIO Franco Dottore Commercialista

La cassazione aveva ripetutamente affermato che i compensi riconosciuti agli amministratori dovevano rispettare un valore congruo alle dimensioni e alla redditività dell’impresa. Se così non fosse stato il fisco poteva disconoscere la deducibilità della parte ritenuta eccessiva (con tutte le conseguenze del caso) per mancanza di inerenza all’attività di impresa.

 
Nel 2002 la cassazione, con la sentenza 6599, affermò l’insindacabilità dell’importo del compenso corrisposto agli amministratori in quanto il tuir (articolo 95) non stabilisce nessun parametro di riferimento per la determinazione dell’importo deducibile come compenso degli amministratori.
Affermazione che fu ribadita nel 2005 con la sentenza n. 21155.
 
Con la sentenza della cassazione depositata lo scorso 2 dicembre (la n. 28595), si torna ora affermare che il compenso agli amministratori di società non può essere sindacato dal fisco.
Condizione essenziale perché la società possa dedurre il costo è che:

  • Il compenso sia stato pagato (con parallelismo di periodo d’imposizione: costo impresa – ricavo amministratore)
  • Importo del compenso deciso da delibera assembleare ove nell’oggetto sia specificatamente espresso, come uno dei punti all’ordine del giorno, la determinazione dell’emolumento. 

 
Dott. Franco ALESSIO
www.studio-alessio.it

 




            

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