Trust e reati tributari

3 Dicembre 2008 - Autore: Giusi Fortunato


L'istituto del "trust", recentemente disciplinato dal legislatore tributario (articoli 44, comma 1 lettera g sexies, e 73 del Tuir) può dare adito a seri rischi penali nel caso in cui risulti essere fittizio o simulato (cosiddetto "sham-trust").
In casi di questo genere l'istituto viene generalmente strumentalizzato per la messa al sicuro in Paesi "off-shore" di proventi di attività criminose (corruzione, riciclaggio, altri gravi reati) ovvero per nascondere attività patrimoniali in frode dei creditori o per altre finalità illecite.
Sotto il profilo penale tributario può configurarsi, in queste ipotesi, ove vengano superate le relative soglie quantitative di punibilità, il reato di «dichiarazione fraudolenta» (art. 3
Dlgs 74/2000), se si tratta di trust che svolgono attività di impresa o di lavoro autonomo (ipotesi peraltro rare), dato che tale reato presuppone il falso nelle scritture contabili, ovvero, negli altri casi, il reato di «dichiarazione infedele» (art. 4 stesso decreto). Ovviamente, sussistendo estremi di concorso di persone, la responsabilità penale sarà a carico del "settlor" e del "trustee" e di eventuali altri soggetti (ad esempio consulenti) che abbiano preso parte alla fittizia costituzione.
I professionisti possono diventare destinatari di pesanti sanzioni amministrative nel caso si prestino alla costituzione di trust che abbiano a loro fondamento attività di riciclaggio o di impiego di denaro proveniente da delitto (artt. 648 bis e ter c.p.).
In caso di trust regolari, che cioè non siano simulati e strumentalizzati a scopi criminali, la recente disciplina tributaria, introdotta con la Finanziaria 2007, distingue, com'è noto, fra trust "opachi" (ossia considerati soggetti passivi d'imposta) e trust "trasparenti" (cioè con individuazione dei beneficiari). Di conseguenza, nel caso dei trust opachi, saranno configurabili i reati tributari, sussistendone tutti gli estremi, che possono essere commessi da qualunque altro soggetto d'imposta: e cioè a ogni tipo di trust possono applicarsi i reati di dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di documenti contabili, indebita compensazione, sottrazione fraudolenta al pagamento d'imposte (articoli 4, 5, 10, 10 quater e 11 del Dlgs n. 74). Ai soli trust che esercitano attività commerciali altresì i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, emissione di fatture false, omesso versamento di Iva (articoli 2, 3, 8, 10 ter del Dlgs 74).
Nel caso, invece, dei trust trasparenti, i reati fiscali saranno riferibili direttamente ai beneficiari, ove non dichiarino i relativi redditi, con la complicazione derivante dalla nozione di "imposta evasa" quanto alla soglia di punibilità di cui agli articoli 3 e 4 del Dlgs n. 74.
Ovviamente la soglia va riferita a ciascun socio o beneficiario, non potendosi accettare la diversa tesi, pur prospettata, secondo cui si dovrebbe effettuare la sommatoria di tutte le evasioni dei vari soci o beneficiari, dato che si tratta di reati a dolo specifico di evasione, e quindi non si può imputare a un socio o beneficiario l'evasione degli altri, che può essere completamente sconosciuta.



            

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