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IL GIORNALE DEL TRADER - 07/01/2013

7 Gennaio 2013 - Autore: Decarolis Renato


E’ stato un inizio di 2013 con il botto per il mercato azionario.

A Piazza Affari spetta il titolo di miglior Borsa d’Europa, con l’indice FTSEMIB che ha archiviato la 
prima ottava dell’anno con un guadagno del 4.3%.
Questa mattina sono stati toccati i 17 mila punti, tornando così sui livelli massimi del 2012, registrati lo scorso marzo.
E’ lecito attendersi delle prese di beneficio, anche perché siamo su un’importante resistenza, la cui 
eventuale violazione potrebbe portare l’FTSEMIB verso i 18.500 punti.
 
E se Piazza Affari è sui massimi del 2012, l’indice americano S&P500, con la chiusura di venerdì scorso a 1.466 punti, rivede quelli di fine 2007, cancellando in questo modo tutte le perdite accumulate successivamente con la crisi del 2008, il cui apice è stato raggiunto con il fallimento della Lehman Brothers.
Il bello viene adesso: se si guarda il grafico degli ultimi 16 anni, si notano due massimi sopra i 1.500 punti (nel 2000 e 2007) e due minimi sotto gli 800 punti (a cavallo tra il 2002 ed il 2003 e poi tra il 2008 ed il 2009).
Si potrebbe quindi ipotizzare per il futuro una prosecuzione del trend al rialzo in corso e quindi un 
allungo dello S&P500 sopra i 1.500, per poi assistere ad un nuovo crollo verso gli 800 punti?
La storia dice anche che le cadute sono state più rapide (solitamente in un paio di anni) rispetto alle risalite (in media quattro anni).
Non voglio creare degli allarmismi, ma sono comunque dei dati da tenere in considerazione, soprattutto per chi segue l’analisi tecnica.
 
Con un mercato azionario che gode di ottima salute, il Bund tedesco, invece, mostra segni di debolezza in questo 2013: un gap al ribasso nella prima seduta dell’anno ancora aperto, un’ottava chiusa con una perdita di quasi due punti percentuali.
Una tendenza che potrebbe proseguire nei prossimi giorni, considerato che per il momento non si trovano dei supporti importanti fino a 141.50.
 
Dopo cinque mesi consecutivi con il segno positivo, l’euro comincia a perdere colpi nei confronti del dollaro.
Siamo sul supporto in area 1.30, dopo che la resistenza in area 1.3280 ha dimostrato la sua forza anche in questo primo scorcio del 2013.
 
L’oro ha chiuso il 2012 con un guadagno del 6%.
Si tratta del dodicesimo anno consecutivo con il segno positivo.
Un trend rialzista che ha cominciato a dare dei segni di cedimento una volta toccata la resistenza in area 1.800$ ad inizio ottobre scorso.
Sembrava comunque una normale correzione, il metallo prezioso ha conosciuto altre situazioni simili, ha avuto modo di consolidare i guadagni di questi anni dopo aver toccato un massimo storico verso i 1.900$ tra agosto e settembre del 2011.
Ma dalla settimana scorsa qualcosa è cambiato: dalla minute di mercoledì del FOMC, l’organo esecutivo della Fed, è emerso che la banca centrale americana è intenzionata ad interrompere il programma di acquisto di bond nel 2013.
Si chiude quindi il “rubinetto” da cui è sgorgata un’ingente immissione di liquidità voluta da Bernanke & company.
Un evento che potrebbe avere un peso determinante sull'andamento dell’oro.
Non è un caso che sia crollato di 20$ circa subito dopo la pubblicazione della minute, per poi riemergere sopra il supporto in area 1.650$.
E proprio la tenuta di tale livello diventa decisiva: un’eventuale rottura potrebbe rappresentare il 
lasciapassare per un affondo fino ai 1.570$/1.540$.
A quel punto si aprirebbero degli scenari ancora più negativi.
Insomma, la serie record di anni chiusi in positivo, rischia di interrompersi nel 2013.
 



            

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