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VHT, la voglia di impresa vince la crisi 80 nuovi posti di lavoro in cinque anni

13 Febbraio 2012 - Autore: Redazione


 A Varese, con un investimento di oltre 4 milioni di euro, prende vita Varese Hoisting Technology, azienda attiva nel ramo dei sistemi di sollevamento

Più di 80 posti di lavoro, un fatturato di 24 milioni di euro, oltre 1,5 milioni di euro investiti in sviluppo e ricerca, un capitale sociale di oltre 4 milioni di euro e la copertura di circa il 25% del mercato nazionale di riferimento. Questa, in sintesi, la situazione che, nell’arco di 5 anni, dovrebbe vedere VHT (Varese Hoisting Technology) neonata azienda di Bodio Lomnago (Varese), posizionarsi quale leader nel settore dei sistemi tecnologici di sollevamento. In un periodo difficile come quello attuale, dettato da mancanza di flussi di investimento, crisi delle commesse, economia instabile e difficile inserimento nel mondo del lavoro, l’avventura di VHT assume una rilevanza tutta particolare. Perché gli attori che hanno dato vita a VHT sono una “cordata” di professionisti del settore (fornitori, ideatori, utilizzatori), ma anche semplici investitori del territorio che hanno creduto (e credono) nelle capacità italiche di sapersi sempre rinnovare e specializzare. E hanno fatto proprio il motto di Alberto Einstein: «L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla». Tanto che, nell’arco di sei mesi (la società è stata fondata formalmente nel giugno dello scorso anno), sono stati raccolti circa due milioni di euro di capitale proprio da una variegata gamma di soggetti, garantendo alla neonata VHT un’amministrazione “orizzontale”. Un’idea, rinforzata da un business plan ardito, ma per nulla fantasioso, che ha trovato l’apprezzamento di Banca Intesa che ha garantito un finanziamento di un euro per ogni euro raccolto come capitale proprio.

La genesi. I componenti elettromeccanici per il sollevamento con gru (paranco elettrico a catena e a fune) sono, da sempre, un fiore all’occhiello dell’industria italiana. Nonostante la forte competizione internazionale, competenze, professionalità, ma soprattutto qualità permettono a questo delicato ramo industriale di non essere travolti come molti altri. Libero Donati, amministratore unico di VHT, spiega il perché: «Operiamo in un settore dove non sono ammessi errori. I sistemi tecnologici di sollevamento sono soggetti a rigidissimi test di qualità che non tutti i mercati riescono a garantire. La sicurezza è alla base di tutto. Basta pensare che le applicazioni dei sistemi tecnologici di sollevamento sono innumerevoli: industria manifatturiera, meccanica, estrazione del marmo, ossia tutti i settori dove vi è la necessità di sollevare dei carichi. Noi produciamo la parte nobile di questi sistemi». In Italia, i principali attori del settore sono quattro, ma la produttività “Made in Italy” è andata calando sempre più tanto che, oggi, la fetta del settore in cui VHT può inserirsi da qui al 2014 (anno del punto di break even) è del 16,3% per il mercato italiano e dello 0,2% di quello estero con uno sviluppo, da business plan, del 31% entro il 2016 sul mercato italiano e dell’1% su quello estero.

Il piano di investimento, l’occupazione, gli obiettivi. Attualmente, sono 13 le risorse umane impiegate nello start up di VHT. Entro il 2014 saranno 49 per raggiungere le 80 unità nei cinque anni (2016). Il capitale proprio in fase di start up è di 2 milioni di euro, il fabbisogno finanziario (garantito dalla partecipazione di Banca Intesa) è di 4,5 milioni di euro. Il rapporto tra capitale finanziato e capitale proprio è di circa 1 a 1. Il fatturato, entro i 5 anni di avvio dell’attività, dovrebbe raggiungere i 24 milioni di euro. Il punto di break even è stato fissato nel corso del quarto anno di attività (il 2014) anno in cui si prevede di fatturare circa 11 milioni di euro. Il piano di investimenti prevede, per i primi tre anni, 1,5 milioni di euro in ricerca e sviluppo, 500mila euro in infrastrutture e 3,5 milioni di euro per l’acquisto del sito produttivo di Bodio Lomnago. Ugo Zanello è il redattore del business plan di VHT: «Si tratta di un’iniziativa stimolante che, oltre a raccogliere il consenso del territorio, è destinata quasi certamente al successo per due motivi. Il primo è che vi è molto entusiasmo nelle persone che stanno lavorando al progetto. Il secondo è la tempistica: in meno di sei mesi sono stati raccolti 2 milioni di euro per avviare l’attività. Ci troviamo di fronte a una totale controtendenza al momento storico attuale. Avere il coraggio di investire oggi, significa avere il coraggio di vedere un futuro migliore».




            

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