ActivTraderApp
FinanzaeDiritto sui social network
7 Dicembre 2019  le interviste  |  professionisti  |  chi siamo  |  forum  |  area utenti  |  registrati

            




Unicredit: altalena e sommatoria di incomprensioni

19 Gennaio 2012 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

 

Caso Unicredit. Ha perso prima in tre giorni il 37% del suo valore, lo ha dimezzato da quando è stato annunciato l’aumento di capitale di 7,5mld€. Ancora perdite e poi forti rialzi dopo l’inizio dell’operazione imposta dall’Eba tesa ad obbligare le banche, nel contesto di una situazione molto variabile, a mettere ordine e misura (azione irrituale) al patrimonio ritenendolo misura idonea, quasi sufficiente, a rassicurare i mercati. Tipica azione prociclica di vigilanza, non sempre efficace. Unicredit rimane solida tra le nostre banche e SIFI mondiale comunque non a rischio, al punto da essere interessante da comprare per controllarla più che per puro investimento, se non fosse per il vincolo statutario al 5% per il diritto di voto.

È la prima banca europea indotta dalle nuove regole (ancora rinviabili il 20 gennaio), ad avviare l’aumento di capitale. Dal momento dell’annuncio sono iniziate vendite multilaterali. Il nocciolo stabile degli azionisti della banca controlla circa il 25% del capitale. Solo l’11% di essi ha accettato immediatamente la sottoscrizione; altri  hanno atteso o attendono, ma  in un mood disponibile. Molto rumore per nulla in un’anomala intersezione tra sottoscrizioni e trading.

Lo stesso accadde per Mps, (Caltagirone e Axa non siglarono il commitment all’aumento, ma poi si adeguarono). Diversamente, senza altrettanto nervosismo, è accaduto per Banca Intesa e per Banco Popolare nei mesi scorsi, come nei due precedenti aumenti della stessa Unicredit. E’ fondato il sospetto che azionisti storici della banca abbiano venduto le azioni, ricomprate a prezzi molto inferiori o tramite i diritti nei giorni successivi. Scelta pericolosa, ma razionale, già realizzata in un precedente aumento della banca.

Merrill Lynch e Mediobanca quali garanti dell’operazione, hanno proposto accorgimenti tecnici (strutture). Il vantaggio è evidente. L’annuncio di un aumento di capitale è oggi percepito in negativo e provoca reazioni a corto termine; il contrario della logica a lungo termine e di sviluppo cui siamo abituati. In questo modo si mantiene la quota nella banca senza diluirla e a prezzi ragionevoli. Il risultato sul mercato è che il titolo precipita e poi ondeggia.

Unicredit è una banca dall’ampio flottante. Il consorzio di garanzia e collocamento temeva che gli azionisti stabili non sottoscrivessero almeno in parte e dovessero trattenere il residuo nei loro bilanci o cederlo alle consorziate divenendo nolenti il controllore della banca e incorporando una forte perdita anche sull’inoptato. Così è avvenuto per gli aumenti di Ubi e Bipiemme Le banche garanti e consorziate hanno posto a rischio da 5,2 a 6,5 mld€ dell’aumento e stipulato idonee “polizze assicurative” per la copertura futura. In tal modo tuttavia, anche loro hanno alimentato la caduta del titolo, operando fuori dai mercati e dalle sue regole.

L’impressione è che l’aumento sia stato un errore. I soci non avevano risorse libere per eseguirlo e il pool per garantirne il buon esito. 

Oggi Unicredit quota circa 6 mld€ (era oltre 75). Le due partecipate in Turchia e Polonia, quotate in quelle Borse, da sole valgono più di sette miliardi. Ha un patrimonio netto tangibile di 46 mld€. Tralasciamo gli immobili giudicandoli non in vendita. Ricordiamo anche che l’utile del 2007 era di 7 mld€.

Il mercato non rispecchia il valore della banca; ciò è conseguenza dell’avversione al rischio; è il risultato dell’eccesso burocratico dell’Europa imperfetta con moneta unica e governi divisi. Altre banche lo vivranno nel 2012.

Nulla giustifica i valori attuali. Gli stessi titoli ibridi (cashes + altri) non impattano sulla solidità della banca che ha inoltre annunciato un quarto trimestre in miglioramento.

Resta i dubbi: i prestiti sono più rischiosi della finanza strutturale? E’ corretta l’ipotesi che aumentare il patrimonio sia idoneo a consolidare i sistemi bancari? Ne riparleremo, ma 7,5 di aumento è più di 6 di capitalizzazione e emettere a sconto (-43%) è anomalo.

 




            

Ultimi commenti degli utenti

Nessun commento











Powered by Share Trading
Everlasting

activtrades