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UN VERO 'BALOTELLI MOMENT' O SOLO TANTO RUMORE PER NULLA? L'analisi di Brian Jamieson, Head of Business Development Schneider FX

2 Luglio 2012 - Autore: Redazione


Se si guardano attentamente i dati dietro le dichiarazioni di giubilo che, sulla scia dell’onda calcistica appena terminata, vogliono inquadrare i rapporti europei in termini di vincitore e vinto, allora la coppa della negoziazione europea è da assegnare ad Angela Merkel.

La Cancelliera, tanto bistrattata sulle testate giornalistiche nostrane, e non solo, ha messo in piedi una difesa che, alla prova dei fatti, ha impedito il realizzarsi di un vero “Balotelli moment”, espressione che nel gergo finanziario sta già sostituendo quella di “game changer”, ad indicare appunto un evento in grado di cambiare in maniera netta ed inequivocabile le dinamiche dei rapporti economici e politici.

L’ESM (European Stability Mechanism) esisteva e poteva acquistare titoli direttamente sul mercato, anche prima del vertice di giovedì. L’utilizzo eventuale del sostegno finanziario di tale strumento non produrrà conseguenze “invasive” come il controllo diretto della Troika, ma imporrà comunque il perfezionarsi di un MOU (memorandum of understanding).

I fruitori del sostegno potranno cosi salvare la faccia, nel segno del “ci facciamo aiutare ma non siamo dei postulanti con il cappello in mano”, ma saranno comunque soggetti a termini e condizioni precise di sicura impostazione teutonica.

Il punto fondamentale però rimane un altro: l’ESM non ha una capienza finanziaria da potergli permettere di gestire e supportare adeguatamente i programmi di rifinanziamento di Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e, forse, Slovenia. 500 miliardi di Euro non sono sufficienti per “armare” il bazooka finanziario dell’Unione e, come la recente storia ci insegna, in finanza la potenza del bazooka è tutto.

Monti, per “portare a casa” un vero risultato avrebbe dovuto imporre, come conditio sine qua non del vertice, una licenza bancaria per l’ESM che avrebbe potuto così alzare il tetto massimo della propria capacità di prestito a livelli più coerenti e credibili rispetto ai veri bisogni di supporto finanziario europeo.

La Merkel è quindi riuscita a tenere fermo un punto fondamentale del suo “credo”: impedire una “espansione” dell’esposizione debitoria tanto della Germania che della BCE; a fronte di questo dato è difficile capire perché le posizioni finanziarie di Italia e Spagna dovrebbero essere oggi più solide di quanto non lo fossero la settimana scorsa; la componente psicologica per il momento sembra avere la meglio sull’analisi più “cruda” dei fatti.

In relazione alla Spagna poi, non bisogna dimenticare che la possibilità di una iniezione diretta di capitale nelle dissestate banche iberiche deve passare prima, obbligatoriamente, per le forche caudine di un accordo quadro volto ad implementare una supervisione bancaria centralizzata a livello europeo.

Sul goal di Rajoy potrebbe scattare, retroattivamente, la bandierina del guardalinee che segna il fuorigioco, o meglio il fuori-tempo massimo. Che un accordo di tale portata possa veramente essere realizzato entro ottobre è, quantomeno, dubbio.

Altrettanto dubbio è che le banche Spagnole si possano mettere in sesto con i 100 miliardi attualmente riservati alla loro ricapitalizzazione. La spirale “esplosione bolla immobiliare + recessione” potrebbe richiedere una cifra ben superiore, che metterebbe ancor più sotto pressione la già limitata capacità finanziaria dell’ESM.

“Niente euro-bonds finchè vivo”; a ben vedere la Merkel non si è “rimangiata” le proprie parole e il suo insistere sullo slogan “più Europa” potrebbe ben essere una abile “finta” per riaffermare la condizione preliminare dell’unione politica rispetto a quella finanziaria sapendo bene che la prima arriverà solo molto tardi. O forse mai.




            

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