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Tv on demand e diritto di distribuzione

3 Agosto 2010 - Autore: Studio legale avvocato Enrico Candiani

Con la sentenza n. 4559 del 14.4 2010, il tribunale di Milano ha statuito che la trasmissione mediante Tv “on demand” delle prestazioni di un artista costituisce una forma di comunicazione analoga alla trasmissione radiotelevisiva, con la conseguenza che non è necessaria una specifica contrattazione dei diritti d’autore su tale forma di distribuzione.  E', insomma, sufficiente che il contratto di cessione dei diritti di tipo televisivo autorizzi l'operatore televisivo stesso alla trasmissione delle registrazioni contenenti le prestazioni artistiche.
Il fatto.
La società Fastweb S.p.a. trasmetteva mediante l’utilizzo del proprio sistema Tv on demand le puntate degli spettacoli televisivi “Studio Uno”; “Milleluci” “Teatro 10” e “Sabato Sera” , già trasmesse da Rai Click S.p.a e tratti dagli archivi Rai composti dagli spettacoli prodotti dalla medesima e di sua proprietà. La celebre cantante Mina citava in giudizio Fastweb S.p.a., Rai Click e Rai per accertare e dichiarare la violazione dei diritti d’autore a lei spettanti in forza della propria qualifica di interprete esecutrice e pertanto per veder condannare le società convenute per i danni subiti in conseguenza della violazione di tali diritti. Fastweb, Rai Click e Rai si costituivano in giudizio chiedendo che le domande formulate dall’attrice fossero rigettate in quanto infondate in fatto e in diritto
Con la sentenza del 14 aprile 2010 il tribunale di Milano ha respinto la domanda di Mina, condannandola, previa compensazione nella misura del 50 %, alla rifusione delle spese legali sostenute dalla convenuta e dalla terza chiamata.
Dal punto di vista giuridico, la progressione logica seguita dai Giudici è così riassumibile:

- a) le prestazioni artistiche furono eseguite da Mina in funzione di una loro radiodiffusione,

- b) il contratto firmato dalla cantante ai tempi della registrazione prevedeva espressamente la cessione dei diritti per tale scopo e la comunicazione in video-on-demand sulla rete internet equivale a una forma di radiodiffusione, ragion per cui Mina oggi non può avocare a sé un “diritto speciale” per lo streaming internet trattandosi semplicemente di una nuova modalità di distribuzione dei contenuti resa possibile dallo sviluppo delle tecnologia.

La sentenza è sintomatica dell’odierna tendenza alla costante erosione dei diritti degli autori, i quali vengono sempre più confinati in una posizione subalterna nei confronti di chi acquisisce il titolo per sfruttarne le opere.
In tal senso l’aspetto certamente più interessante della decisione dei Giudici di Milano è l’accento posto sull’irrilevanza del mezzo tecnologico che realizza la veicolazione dei contenuti protetti: poco importa, in altri termini, che il video-on-demand sia fruibile, tecnicamente, via cavo, via satellite o via server internet, l’importante è che non sia concessa la possibilità di creare una copia digitale della prestazione artistica, non ricorrendo più in tal caso un’ipotesi di diffusione – anzi, comunicazione di contenuti - ai sensi dell’art.80 comma 2 lett c) L.d.a.
Naturalmente, sul piano tecnico, è di gran lunga discutibile che la diffusione di video “on demand” non consenta la creazione di copie del video stesso, quantomeno allo stato dell’arte, e ciò rende quantomeno discutibile il principio espresso dal Giudici Milanesi

Dottor Marco Reguzzoni
con la supervisione dell'avvocato Enrico Candiani




            

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