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Tre modelli di gestione e controllo delle società - Avv. Rosa Petruccelli

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione

(Avv. Rosa Petruccelli)

I tre modelli
Dal 1° gennaio 2004, la legge riconosce alle società la possibilità di scegliere tra tre diversi modelli di gestione e di controllo (denominati anche modelli di governance).

Accanto al modello ordinario, che riprende in gran parte quello previsto fino al 31 dicembre 2003, la legge introduce due nuovi sistemi più innovativi: il modello monistico e quello dualistico.

La disciplina del modello monistico è contenuta nel codice civile (artt. dal 2409 sexiesdecies al 2409 noviesdecies c.c.). Ai sensi dell’art. 223-septies disp. Att. c.c. In tale sistema al consiglio di amministrazione si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dettate per gli amministratori nel sistema ordinario.

Il modello dualistico è disciplinato negli artt. dal 2409-octies al 2409-quinquiesdecies del codice civile: per quanto non richiamato, la legge considera applicabile al consiglio di gestione la disciplina relativa agli amministratori, salvo sia diversamente disposto.

Principali differenze tra il modello ordinario, monistico e dualistico
Nel modello ordinario l’assemblea nomina sia l’organo amministrativo sia l’organo di controllo.

Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l’organo di controllo, ovvero il collegio sindacale può svolgere sia il controllo gestionale che quello contabile, invece nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, la legge impone all’assemblea di conferire l’incarico di svolgere il controllo contabile ad un organo esterno (revisore o società di revisione).

Come si può notare nel modello ordinario vi è una netta separazione tra l’attività di amministrazione e l’attività di controllo, dato che la prima è sempre esercitata dall’organo amministrativo e dato che l’organo amministrativo e l’organo di controllo sono eletti separatamente dall’assemblea. In alternativa al modello ordinario, con un’espressa previsione statutaria, sia le società che fanno ricorso al capitale di rischio sia quelle che non vi fanno ricorso possono adottare il modello monistico oppure quello dualistico.

Entrambi i modelli si differenziano dal modello tradizionale per non prevedere una netta separazione tra l’organo che gestisce la società e l’organo che controlla tale gestione.

Nel modello monistico, in particolare, la gestione è affidata ad un consiglio di amministrazione nominato dall’assemblea, ma è lo stesso consiglio di amministrazione che nomina al suo interno il comitato per il controllo sulla gestione. Pertanto l’organo deputato al controllo della gestione è sempre composto da amministratori (con la precisazione che almeno uno dei componenti del comitato deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

Spetta dunque al consiglio di amministrazione la nomina e la revoca (anche senza giusta causa) dei membri dell´organo di controllo.

Il controllo contabile deve invece essere svolto da un revisore o da una società di revisione esterna a cui l’assemblea conferisce l’incarico.

Nel modello dualistico la gestione è affidata ad un consiglio di gestione che ha l’esclusiva responsabilità della gestione dell’impresa e compie tutte le operazioni necessarie all’attuazione dell’oggetto sociale. L’organo di controllo è il consiglio di sorveglianza, i cui componenti sono nominati dall’assemblea dei soci.

Durante la vita della società è lo stesso organo di controllo (consiglio di sorveglianza) che nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione. Pertanto i soggetti deputati all’amministrazione della società sono diretta espressione dell’organo che procederà al controllo dell’amministrazione stessa.

Il controllo contabile sarà attuato da un organo esterno nominato dalla stessa assemblea. Viceversa nel modello ordinario la revoca degli amministratori spetta inderogabilmente all’assemblea dei soci, salve le due ipotesi di revoca disposta dal Tribunale in presenza di gravissime irregolarità e di revoca disposta dallo Stato o da enti pubblici per gli amministratori da essi nominati (articolo 2449 c. 2 c.c.).

In particolare, in tale sistema l’assemblea ordinaria, può in qualunque momento e per qualunque ragione deliberare la revoca degli amministratori, anche se nominati nell’atto costitutivo (articolo 2383 c. 3 c.c.).

Analisi del modello di governance che definiamo ordinario
Nel modello ordinario si ravvisano due tratti essenziali:
a) un forte controllo dell’assemblea sul consiglio di amministrazione; b) una netta separazione tra l’attività amministrativa e l’attività di controllo.

Di regola, in tale sistema il compito di nominare gli amministratori spetta all’assemblea ordinaria.

Qualora si consente agli stessi amministratori di procedere alla sostituzione di amministratori cessati, per decadenza, dimissioni o morte, al contempo si fissano tutta una serie di paletti e di condizioni che tutelano e garantiscono comunque il “controllo” e il gradimento dell’assemblea sui consiglieri nominati. Infatti, intanto può effettuarsi la sostituzione ad opera degli amministratori di quelli cessati, tramite il procedimento di cooptazione, in quanto sia rimasta in carica la maggioranza degli amministratori nominati dall’assemblea, con l’ulteriore condizione della successiva approvazione da parte del collegio sindacale, della delibera consiliare di nomina.

E’ inoltre frequente l’inserimento nello statuto della clausola “simul stabunt simul cadent”, che può prevedere la decadenza di amministratori espressi da soci ormai usciti dalla società, a seguito di modificazioni di partecipazioni societarie. Tale clausola può addirittura stabilire che l’intero consiglio di amministrazione si consideri dimissionario al venir meno della maggioranza, della minoranza o anche di un solo consigliere, con l’obbligo per gli amministratori rimasti in carica di convocare d’urgenza l’assemblea per la nomina del nuovo consiglio.

L’organo amministrativo, che nel sistema ordinario può avere una struttura individuale (amministratore unico) o collegiale (consiglio di amministrazione) , ha il compito di gestire la società, nei limiti e nel rispetto dell’oggetto sociale, e il compito di rappresentare la società stessa nei confronti dei terzi.

(continua)
articolo estratto dalla rivista Basilea 2, anno III (2006), numero 1
http://www.finanzaediritto.it/shop.php?idcat=2




            

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