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Tassi: lieto di aver immaginato!

2 Febbraio 2012 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

Nel mese di novembre, a fronte dell’impennata dei tassi d’interesse sul debito pubblico italiano, avevo suggerito, sommessamente, di acquistare o sottoscrivere al 6,5% con tranquillità e convenienza ipotizzando, inoltre, che condizioni di quel genere non dovevano e potevano persistere. Con le aste di fine gennaio i tassi dei Bot 6 mesi sono scesi sotto il 2%, quelli dei CTZ al 3,76, quello dei BTP€i al 3,20 (con diverso profilo di indicizzazione), mentre i tassi di mercato dei BTP a 10 anni sono scesi sotto il 6%. La curva dei rendimenti è pertanto disegnata secondo un profilo crescente e con inclinazione più corretta. Lo spread ondeggia intorno ai 400bp e chiude anche sotto tale barriera. In conseguenza di ciò osservo, dalle quotazioni dei mercati, che i titoli trentennali hanno recuperato 7-8 punti (cioè il 15%) e i decennali circa la metà dei punti e quindi una percentuale ancora maggiore. Infine, i BTP sotto i 2 anni rivedono la parità della quotazione, ulteriore riscontro di una linea di recupero equilibrata e con ragione quasi geometrica.

Fermo restando che eventi esogeni ed incertezze interne potrebbero ribaltare la situazione (compresi 90 miliardi di rinnovi in 3 mesi), attendo il recupero della parità anche da parte dei BTP a 5/7 anni e lo spread sotto i 250 per definire consolidata l’inversione con un tasso intorno al 4,5%. Purtroppo, potrebbe aggiungersi un ostacolo in tale percorso e si chiama crescita dell’inflazione, condizionata dall’impatto della manovra di dicembre e, magari, dalle reazioni di diverse categorie alla manovra di gennaio.
Sono invece in difficoltà i CCT. Quelli vecchi ancorati ai BOT perché non premianti nella cedola e, quindi, fortemente deprezzati. Mi sembra di non ricordare, dalla nascita nel 1977, quotazioni sotto 90. I CCT€u quotano ancora meno correlati ai tassi euribor, ma sono attesi in recupero al diminuire dello spread.
Come si può notare, si rende necessario un costante e attento trading anche nel segmento più tranquillo del portafoglio.
Mi sono peraltro limitato a passare in rassegna le alternative di scelta italiane. Scelta in linea con preferenze ancora marcate per la clientela tipica, ma grave errore metodologico. Tutti i maggiori paesi hanno tassi a 2 anni non significativi (tra 0,08 e 0,30), Svizzera e Giappone hanno il decennale sotto l’1%, mentre Stati Uniti e Germania sono sotto, ma vicini, al 2%. Noto quindi che il mercato non sembra penalizzare il minor rating di USA e Giappone rispetto a Svizzera e Germania, asincronia che si ripete per altre comparazioni.
Esaminando il consueto benchmark JPMItalia per il calcolo della volatilità, noto infine un andamento a U rovesciata con il valore a 3 mesi superiore a quelli a 1 e 6; è la tipica condizione della discesa con il trimestre condizionato dagli eventi di novembre e dicembre. La volatilità a 1 mese è sotto il 10% ed anche questo valore esprime una riduzione sotto una soglia chiave per il mercato. Peraltro se due mesi fa quel valore era sopra al 15%, il cambiamento è significativo. Banale è poi ricordare che il rimbalzo positivo accelerato contiene comunque volatilità e quindi impatta sul valore.
Ancora, merita un cenno la situazione degli ultimi 40 giorni, caratterizzati da oscillazioni bidirezionali di prezzi, tassi e attese; nella valutazione più oggettiva si individua una salutare contrapposizione di domanda e offerta, soprattutto se si considerano i frequenti alti volumi negoziati. Sotto un freddo profilo tecnico, si deve preferire un ribasso dei tassi dopo un periodo di tensioni contrapposte, piuttosto che un immediato ribasso senza contrasto con spazio e volumi per una successiva reazione contraria. La tendenza contraria si è così adeguatamente “sfogata” .
Ovviamente nulla accade per caso; avere deciso e agito ha reso possibile l’inversione.
A questo punto, peraltro, a spazio terminato, mi sovviene che condizioni di rimbalzo si vanno manifestando potenzialmente anche nel comparto azionario. Vedremo in seguito.
 




            

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