Sinistri stradali: la consulenza ergonometrica e cinematica

26 Marzo 2009 - Autore: Avvocati Plenteda e Maggiulli (www.plentedamaggiulli.it)


Fonte: www.plentedamaggiulli.it

quale si muove per giungere a negare l'espletamento di questo tipo di consulenza è rappresentato dal principio, desumibile dalla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, in base al quale, ai sensi dell'art. 61 c.p.c. la consulenza tecnica d'ufficio "non è un mezzo istruttorio in senso proprio e spetta al giudice del merito lo stabilire se essa è necessaria od opportuna". Essa, pertanto, "non può essere disposta al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è, quindi, legittimamente negata dal giudice, qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni od offerte di prova, ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati" (Cassazione, 28.2.2007, n. 4743).
Lo strumento della consulenza tecnica d'ufficio non può:
- supplire alle carenze di prova della parte;
- risolversi in uno strumento di ricerca della prova.

La richiesta di una consulenza rivolta a procedere alla ricostruzione tecnica del sinistro, proveniente il più della volte dalla difesa delle Assicurazioni, è intesa come un sistema, dalle spiccate finalità esplorative, attraverso cui la Compagnia convenuta intenda promuovere la ricerca della prova di un fatto che, per mancanze a sé imputabili, non sia stata in grado di fornire in giudizio attraverso altri mezzi di prova, costituiti o costituendi.
Intesa in questo modo, l'istanza viene sistematicamente rigettata.
Il Giudice di Pace, per altro verso, avendo solitamente a disposizione le dichiarazioni rese dai testimoni - sempre presenti - che hanno assistito al sinistro stradale e, potendo, per il resto, far leva sulle presunzioni legali previste dall'art. 2054 c.c. al fine di distribuire tra le parti le responsabilità dell'evento di danno, al termine dell'escussione dei testimoni ritiene di aver acquisito elementi di prova sufficienti a fondare il proprio convincimento in merito all'an della domanda giudiziale e, su tali basi, decide di non ammettere la consulenza tecnica "ergonometrica" o "cinematico-ricostruttiva" e, al più, dispone c.t.u. "meccanica" al fine di quantificare il danno riportato dall'autovettura danneggiata.
Ciò, in applicazione del principio pacifico, da ultimo ribadito ancora una volta dalla Corte di Cassazione, per cui "l'ammissione della consulenza tecnica d'ufficio rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito (...); sicché il giudice può decide di non ammettere tale consulenza nella sola ipotesi in cui egli abbia già acquisito elementi sufficienti a fondare il proprio convincimento" (Cassazione, 16.4.2008, n. 10007).
Il Giudice di Pace, così, decide sulla base delle sole risultanze della prova orale, sul rilievo che i fatti dimostrati attraverso le dichiarazioni dei testimoni, in quanto acquisite all'esito di rituali richieste istruttorie di parte, sono destinate a sovrastare qualunque altro elemento di fatto (il tipo di deformazione delle vetture, la lunghezza delle frenate, l'angolo d'impatto, ecc.) che, per quanto oggettivo e in linea di principio rilevante, non può essere utilizzato ai fini della decisione in quanto dovrebbe essere oggetto di una valutazione tecnica che il giudice non è in grado autonomamente di compiere e che, sulla base delle considerazioni appena svolte, non intende affidare ad un consulente tecnico d'ufficio.
Non si può che dissentire da questo tipo di impostazione e dalle argomentazioni processuali che la sorreggono, le quali sono valide solo in apparenza e conducono al risultato aberrante di assumere a fondamento di una decisione giudiziale una ricostruzione dell'evento di danno - quella posta a fondamento della pretesa risarcitoria della parte - che, avuto riguardo ai dati di fatto reperibili e valutabili, si ponga in aperta contraddizione con le più elementari regole tecniche e scientifiche.
I meccanismi processuali che presidiano l'attività di acquisizione della prova, anche in sede civile, devono essere rivolti all'accertamento della verità dei fatti e quindi, con riferimento ad un sinistro stradale, devono essere attivabili al fine di far emergere, per quanto possibile, la reale dinamica dell'incidente. Sarebbe davvero singolare accettare l'idea che, in questo particolare segmento della responsabilità civile, un simile assioma sia destinato ad essere scalfito a causa di un'inappropriata applicazione del principio dispositivo in tema di allegazione della prova.
In estrema analisi, è intuitivo considerare come sia impossibile che i principi appena richiamati ed i canoni interpretativi enunciati dalla Corte di Cassazione, ai quali si è fatto riferimento sinora, siano destinati ad entrare in conflitto con l'esigenza, in sede di processo civile, di giungere all'accertamento della verità.
È evidente, allora, che qualcosa non torna e che, in particolare, bisogna procedere ad una lettura più oculata dei principi vigenti in tema di consulenza tecnica d'ufficio e alla loro corretta applicazione con riferimento all'ipotesi di ricostruzione tecnica della dinamica del sinistro, operando all'uopo le opportune distinzioni.
Ed infatti, a nostro avviso, la chiave per la corretta soluzione alla questione, in grado di comporre l'apparente contrasto tra principi, è rappresentata dalla necessità di distinguere tra le diverse eventualità.
Può capitare, e capita in un numero rilevante di casi, che la parte convenuta nel giudizio di responsabilità civile da circolazione stradale, nelle proprie difese in fatto, si limiti ad allegare l'incompatibilità della dinamica del sinistro descritta da parte attrice rispetto ai tipi di danni riportati da uno o da entrambi i veicoli, ovvero rispetto allo stato dei luoghi teatro dello scontro. Ad una simile difesa segue l'istanza di consulenza volta alla ricostruzione tecnica della dinamica del sinistro.
In un'eventualità del genere, le perplessità espresse dai giudici di pace in ordine all'esperibilità dello strumento della consulenza "ergonometrica" o "cinematico-ricostruttiva" appaiono del tutto condivisibili sotto un duplice profilo.
Parte convenuta contesta i fatti posti a fondamento della domanda dalla parte attrice, la quale, attraverso l’espletamento degli ordinari mezzi istruttori, fa acquisire al giudizio elementi sufficienti a fondare il convincimento del giudice in merito alla reale dinamica del sinistro. Il giudice, in questo caso, può correttamente decidere di non ammettere la consulenza.
Del resto, l'istanza di consulenza, avanzata da parte convenuta nel modo appena precisato, appare effettivamente un modo attraverso cui essa "tenda a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni od offerte di prova, ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provate". Si tratta di un tipico caso in cui "la consulenza tecnica d'ufficio non può essere disposta" (Cassazione 4743/2007, cit.).
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, l'istanza di consulenza tecnica "ergonometrica" o "cinematica-ricostruttiva" è supportata dalla parte che la propone in maniera molto diversa, in special modo nell'ipotesi maggioritaria in cui provenga dalla convenuta compagnia di assicurazione, dove la richiesta di consulenza "ergonometrica" ovvero "cinematico-ricostruttiva" è accompagnata da tutta una serie di attività di allegazione e di istruzione.
Nella fase che precede il giudizio, accade che periti e consulenti di parte incaricati dall'Assicurazione, nell'espletamento delle indagini e accertamenti del caso, procedano ad ispezionare lo stato della sede stradale in cui si è verificato il sinistro denunciato, nonché le vetture che ne sono rimaste coinvolte, accertando con una certa meticolosità i tipi di danni riportati. Periti e consulenti di parte, nel compimento di queste attività, acquisiscono del materiale per conto della propria mandante, come planimetrie e fotografie, sia dello stato dei luoghi che delle condizioni delle vetture e, sulla base del materiale acquisito, svolgono le proprie valutazioni tecniche in ordine alla ricostruzione del sinistro.
La Compagnia si costituisce in giudizio e, in virtù delle valutazioni effettuate dai propri periti in base al materiale raccolto, "contesta la compatibilità" della dinamica descritta nell'atto di citazione rispetto alla tipologia degli urti riportati dalle vetture e/o allo stato dei luoghi ed alle eventuali modificazioni subite per effetto dell'evento dannoso. A tal fine, tuttavia, l'Impresa convenuta non si limita a dichiarare una siffatta "incompatibilità", ma molto spesso documenta la propria difesa in fatto producendo in giudizio il materiale acquisito nel corso degli accertamenti svolti prima del giudizio e, quindi, fotografie, planimetrie e quant'altro, allegando altresì la relazione di consulenza di parte in cui sono proposte le argomentazioni tecniche e scientifiche. Tali argomentazioni, muovendo dall'interpretazione degli elementi di fatto acquisiti, motivano le conclusioni, alle quali pervengono, circa l'impossibilità che l'urto si sia verificato secondo le modalità descritte dalla controparte.
È del tutto evidente che simili argomentazioni siano opinabili, ma non è questo il punto.
Il punto è che, attraverso la produzione in giudizio di fotografie e planimetrie, nonché, qualora fosse ritenuto opportuno, attraverso la descrizione delle deformazioni subite dalle lamiere o dello stato dei luoghi successivamente al sinistro che gli stessi periti, nella qualità di persone che hanno percepito tali fatti con i sensi, sono nella possibilità di rendere in sede di prova testimoniale, vengono acquisiti al giudizio una serie di elementi di fatto che possono essere rilevanti, se non addirittura determinanti, ai fini della decisione.
Ove si verifichi un'ipotesi del genere, il giudice non può fondare la propria decisione sulle sole dichiarazioni testimoniali senza verificare se la versione dei fatti fornita dai testimoni sia effettivamente plausibile alla luce dei dati oggettivi acquisiti al processo o se, al contrario, la descrizione dei testi si ponga in contrasto, in contraddizione, con tali elementi e con le regole tecniche e scientifiche che ne scandiscono le dinamiche.
Il giudice, vieppiù, non possiede le cognizioni idonee a compiere tutte le valutazioni necessarie ad interpretare tecnicamente o scientificamente simili elementi acquisiti al giudizio (calcolare la traiettoria tangente ad una curva, inferire dalla deformazione riportata dalle lamiere l'angolo di impatto tra le vetture, dedurre dal grado di deformazione la forza cinetica dei corpi scontrati, ecc.).
D'altro canto, l'invocata consulenza tecnica d'ufficio, a queste condizioni, non assume quelle inammissibili "finalità esplorative" a cui si è fatto cenno, non risolvendosi in uno strumento di ricerca della prova, né è rivolta a supplire le carenze di prova della parte.
Il consulente che sia nominato dal giudice, al contrario, assume una mera funzione deducente, ricevendo l'incarico di valutare fatti già accertati o dati per esistenti o, al più, una funzione anche percipiente, rivolta cioè ad accertare i fatti stessi, ma limitatamente a quegli elementi che la parte richiedente, cioè la Compagnia di assicurazione, non può dimostrare che attraverso rappresentazioni fotografiche (auto danneggiate, stato dei luoghi), rispetto ai quali il giudice potrebbe ritenere necessario od opportuno che l'accertamento stesso, in concreto, richieda specifiche cognizioni tecniche.
In entrambi i casi, la consulenza sarebbe comunque ammissibile, attesto che, per consolidato orientamento, "in tema di consulenza tecnica d'ufficio, il giudice può affidare al consulente non solo l'incarico di valutare fatti accertati o dati per esistenti (consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (consulente percipiente), ed in tal caso, in cui la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova, è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l'accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche". (Cassazione, 23.2.2006 n. 3990).
Alle condizioni appena puntualizzate, la ricostruzione tecnica della dinamica del sinistro dovrebbe trovare ingresso nei giudizio di responsabilità, anche innanzi al giudice di pace, ogni qual volta i dati di fatto dedotti dalla Compagnia di assicurazione e le argomentazioni tecniche sviluppate dalla difesa e dai consulenti di parte, inducano a dubitare della veridicità (rectius: verosimiglianza) della versione dei fatti fornita da parte attrice.
In presenza di sole dichiarazioni testimoniali, specie se si tratta di uno o due testimoni, la concomitanza di elementi di fatto, dedotti dalla parte convenuta e che inducano, sulla scorta di un'interpretazione tecnica, a dubitare della "compatibilità" del sinistro, il giudice non può sensatamente ritenere di essere in possesso di elementi sufficienti a fondare il proprio convincimento senza disporre una c.t.u. rivolta a sottoporre a vaglio tecnico gli elementi "critici" allegati dalla compagnia.
Secondo la giurisprudenza, peraltro, "l'ammissione della consulenza tecnica d'ufficio rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito (...); sicché il giudice può decidere di non ammettere tale consulenza nella sola ipotesi in cui egli abbia già acquisito elementi sufficienti a fondare il proprio convincimento. Qualora, invece, egli, senza essere in possesso di elementi probatori sufficienti, abbia deciso di rinunciare all'espletamento della consulenza, il suo comportamento è censurabile anche in sede di legittimità; in tal caso l'autorità giudicante deve motivare adeguatamente la decisione adottata (relativa alla non ammissione della consulenza tecnica d'ufficio), non potendo rifiutare "sic et simpliciter" o con argomentazioni di stile prive di reale consistenza il ricorso al menzionato strumento d'indagine". (Cassazione 10007/08 cit.)
Le considerazioni svolte dal consulente nominato dal giudice, in questi casi, potrebbero rivelarsi decisive per l'opportuno vaglio di attendibilità dei testimoni escussi, nonché idonee ad orientare il convincimento del giudice, scongiurando il rischio che faccia stato tra le parti la ricostruzione di un evento dannoso "impossibile" perché contraria alle regole della fisica e della tecnica.
Se la questione viene intesa nei termini appena precisati, l’esigenza che la verità processuale sia quanto più aderente possibilità alla realtà sostanziale è principio che non entra in contrasto ma, al contrario, opera nella stessa direzione della necessità di rispettare il principio dispositivo anche in tema di prova.
In definitiva, l'istanza di consulenza tecnica d'ufficio rivolta alla ricostruzione, in tutto o in parte, della dinamica del sinistro, può e deve essere disattesa tutte le volte in cui appaia come un salto nel vuoto, vale a dire si fondi sulla generica dichiarazione, proveniente da parte convenuta, della presunta "incompatibilità"del sinistro. Qualora, al contrario, l'istanza è sorretta dall'allegazione di dati specifici e dalla produzione documentale di fotografie e planimetrie che, corredate dalle valutazioni tecniche di parte, inducano a dubitare della possibilità tecnica e scientifica che il sinistro si sia effettivamente verificato secondo le modalità dedotte dalla parte attrice, la consulenza "ergonometrica" o "cinematico-ricostruttiva" deve poter avere accesso nel giudizio ed il giudice, addirittura, senza una adeguata e specifica motivazione, non può esimersi dal disporla.

 




            

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Buon giorno mi chiamo casarin francesco Ho affittato un'auto per qualche giorno Sono scivolato sul ghiaccio ed ho fatto Dei bei danni sull'autostrda di napoli, Per fortuna senza coinvolgere nessuno. E' venuta la polizia, non c'erano ne feriti ne Problema alla circolazione perche era gia arrivato Il carroattrezzi e non c`Ŕ nessun verbale. Ho stipulato una copertura assicurativa Chiamata kfp car protection plus, la quale Di 6500 euro di danni copre 0 euro, assolutamente nulla. Se ha tempo di leggere l'allegato parla Di non aver rispettato il punto 2.4 del contratto il quale dice: (lo scrivo perche devo guardarlo con la lente E se lo scannerizzo non si legge) Articolo 2.4 Il cliente si obliga a risarcire il locatore di qualsiasi danno per qualsiasi ragione occorso all,autoveicolo nei limiti di quanto contrattualmente stabilito. La responsabilita e tuttavia limitata a quanto previsto dalla tarifa ufficiale In caso di collisione con altro veicolo, a condizione che il danno sia avvenuto senza che abbia violato alcuna delle obbligazioni contrattualmente assunte e comunque senza sua grave colpa. ╚ facolta del cliente quella di sottoscrivere, pagandone il relativo supplemento, che verra indicato a pagina 1 del contratto di noleggio, una delle seguenti clausole: Car Protection, Car Protection Plus e servizi accessori. 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Infine, in csao di qualsivoglia sinistro, l'addebuito del lucro cessante per fermo tÚcnico rimane comunque ad exclusivo carico del cliente. Tutte le suddette condizzioni sono valide anche per il cliente dollar e thrifty per i quali, tuttavia, le clausole sottoscrivibili non sono quelle sopra elencate, bensi la clausola super kasko (SK) e super Furto. Ciascuna delle due clausole e indipendente dall'altra ed Ŕ vertibile separatamente. La loro sottoscrizione comporta la totale eliminazione della relativa penalitÓ (penalitÓ danno in caso di sottoscrizione della clausola super casco sk, penalitÓ furto in caso di sottoscrizione della clausola super furto SF,. Quanto segue non Ŕ coperto da tali clausole: ruote, tetto, vetrerie e cristallerie, parti sottostanti del veicolo, danni a tutte le parti meccaniche causati dal conducente, i danni causati da vegetazione, le serrature delle portiere, la tappezzeria, le parti interne in generale e tutti gli accessori del veicolo, i documenti (incluisi i documenti assicurativi) le chiavi, le targhe, i ltriangolo il kit di sicurezza, il gilet ad alta visibilitÓ. Considerazioni: Sicuramente mi accusano di guida negligente o condotta colposa per farmi pagare tutto, giusto? Domande: Legga la frase in verd: c,e, modo di far passare la cosa come problema dovuto a cause di forza maggiore se sono scivolato sul ghiaccio? Che Ŕ semplicemente la veritÓ. Se non c?Ú modo di fare nulla posso prendere l?auto e portarla da un meccanico e quindi spendere la meta della meta della meta di 6500? Con meno di 6500 si compra nuova una panda vecchia come quella che mi hanno dato. Quanto costerebbe la vostra eventuale consulenza se finiamo, e sicuramente Finiamo a Palermo in tribunale? Anche se io non vorrei assolutamente andarÚ in tribunale Per una stupidaggine del genere. Saluti casarin Cossomak@gmail.com non riesco ad allegare fascicolo in pdf

26 Marzo 2012 ore 21:30:19 - francesco casarin












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