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SEGNALI DI CAMBIAMENTO NEL RAPPORTO TRA PICCOLI RISPARMIATORI E RISPARMIO GESTITO. La parola a Martini (Azimut), Panebianco (PwC) e Cirenei (Soprarno SGR)

9 Novembre 2015 - Autore: Redazione


Paolo Martini, direttore commerciale Gruppo Azimut, Pietro Cirenei, amministratore delegato di Soprarno SGR e Mauro Panebianco, Partner ed Asset Management Consulting Leader presso PricewaterhouseCoopers Advisory hanno condiviso con Finanza e Diritto le loro opinioni sul nuovo approccio al risparmio gestito degli investitori retail. Le direttive Mifid II, gli attuali livelli dei tassi di interesse, la volatilità dei mercati finanziari e dei prezzi delle materie prime e le nuove tecnologie hanno spinto le società di gestione del risparmio ed i piccoli investitori al cambiamento di alcuni aspetti del loro rapporto.
Sebbene la fiducia nel consulente finanziario sia ancora la motivazione principale della decisione di investire da parte del piccolo risparmiatore, questi sta lentamente disintermediando il proprio rapporto con le società di RG. Il pubblico inoltre è diventato più cosciente ed informato nella composizione del proprio portafoglio, fa notare Cirenei.
Inoltre è cambiato il rapporto con gli strumenti di risparmio gestito. A tal proposito Martini afferma che la propensione al risparmio è tornata a salire a ritmi sostenuti e i risparmiatori “intenzionali” sono saliti dal 22,4 al 24,7% del totale. Negli ultimi anni le famiglie hanno partecipato attivamente ai mercati finanziari. Ciò ha spinto la quota della ricchezza finanziaria investita nel risparmio gestito diventare dopo depositi e risparmio postale la seconda componente nel portafoglio delle famiglie. Attualmente i piccoli risparmiatori investono il 16% della propria ricchezza finanziaria nel risparmio gestito, dunque sarà sempre più importante per le società conoscere i bisogni dei propri clienti anche attraverso nuove metodologie di analisi e integrando diverse fonti, anche quelle dei cosiddetti big data, per essere sempre più efficaci.
Panebianco fa notare che tuttavia le società di risparmio gestito in Italia distribuiscono i propri prodotti tramite le gli sportelli bancari per i due terzi del patrimonio collocato, e il restante terzo tramite promotori finanziari.

Sono ancora pochi i player che hanno deciso di puntare sul robot-advisory e sulla digitalizzazione del servizio, processo che oltreoceano ha già raggiunto una fase più matura.
La MiFID 2 però può spingere ad un forte cambiamento nei rapporti tra piccoli risparmiatori e società di risparmio gestito. Questa infatti punta a ridisegnare il modello operativo delle società del settore, vietando di fatto le retrocessioni nel caso in cui il distributore si dichiari indipendente. Com’è avvenuto nel Regno Unito a seguito dell’introduzione della normativa RDR, questo cambio regolamentare potrebbe portare, ad un nuovo modello di consulenza finanziaria simile a quello degli studi professionali in cui si paga una parcella e non più una retrocessione tramite un "rebate" come percentuale sul gestito.
Questo nuovo modello di business potrebbe inoltre escludere una fetta della clientela che non è disposta o non ha le possibilità di pagare una parcella al proprio consulente/promotore e quindi potrebbe essere interessata alla consulenza a basso costo proposta dai robot-advisor o addirittura puntare al self made così com’è avvenuto nel mondo del trading con le piattaforme web che offrono servizi di execution only.

Martini fa notare anche che Mifid 2 contribuirà a premiare la qualità e la specializzazione. Tuttavia Panebianco, Martini e Cirenei concordano nell’affermare che l’investitore italiano, con un buon livello di istruzione e conoscenze finanziarie, investe se ha fiducia nel consulente finanziario. In un periodo come quello attuale, caratterizzato dall’incertezza e dall’alta volatilità dei mercati, il bisogno di consulenza finanziaria professionale è aumentato notevolmente e con esso anche la necessità di avvalersi di un professionista sempre più competente e in grado di offrire un servizio di consulenza vera e concreta, mentre i tentativi di operare con il fai da te rappresentano sempre più casi di insuccesso.
Sebbene l’approccio face-to-face rimanga quello preferito dalla clientela, la digitalizzazione del settore finanziario, il crescente ruolo dei millennials, nonché la maggiore disponibilità di informazioni ha reso la clientela più autonoma nelle proprie scelte. Panebianco afferma inoltre che l’approccio multi-canale sembra quindi quello più ricercato sia dalla clientela che dagli operatori.
Nel caso dei millennials, l’utilizzo di smartphone o tablet per la ricerca di informazioni a supporto degli investimenti diventa sempre più un "modus operandi" tant’è che negli Stati Uniti circa il 70% della clientela affluent ha modificato la propria strategia di investimento, o la relazione con una società di investimento, basandosi su informazioni prese dai social media.
I nuovi clienti richiedono per questo la presenza dei gestori sui social media, soprattutto come canale per servizi di costumer care e in modo sempre più frequente come piattaforme di role playing e gamification atte all’educazione finanziaria.
In termini di domanda di prodotti da parte dei piccoli risparmiatori, stanno riscuotendo successo i fondi flessibili a rischio controllato ed i prodotti multiasset che contribuiscono a stabilizzare il rendimento nel corso del tempo. Tali soluzioni, soprattutto in un momento di forte volatilità danno al gestore la possibilità di reagire tempestivamente. Martini e Cirenei notano che nell’ultimo periodo l’interesse degli investitori si è mosso secondo tre direzioni: la prima riguarda soluzioni con una forte delega gestionale capace di fornire un reale valore aggiunto e dunque fondi flessibi, gestioni personalizzate e soluzioni di private insurance con un forte focus sull’asset allocation. La seconda riguarda, invece, prodotti innovativi con un profilo più prudente. Infine, con i tassi a zero o addirittura negativi hanno indirizzato una crescente attenzione per l’azionario. Panebianco inoltre riscontra il successo dei fondi di diritto estero, che rappresentano il 70% del gestito e circa il 75% della raccolta del 2015. “Il successo dei fondi esteri non deve ingannare: la raccolta dei fondi offshore, fondi domiciliati all’estero ma gestiti da gestori italiani, è di 282 miliardi contro 233 miliardi dei fondi puramente esteri e i 230 miliardi dei fondi italiani.
Volendo andare più nello specifico, I fondi preferiti dagli italiani nel 2015 sono i fondi flessibili che rappresentano il 50% della raccolta totale dei fondi.
I prodotti più collocati dalle reti sono state le polizze unit linked che nei primi 6 mesi hanno raccolto 7,6 miliardi, seguite dalle gestioni patrimoniali con 3,4 miliardi di raccolta”.
Panebianco, Cirenei e Martini fanno notare che il contesto finanziario attuale ha spinto più in avanti l’orizzonte temporale del pubblico retail che ha anche aumentata l’attenzione alla pianificazione finanziaria. L’orizzonte temporale si è allargato e ora si attesta intorno ai 3 anni contro i 2,3 anni dello scorso anno secondo recenti ricerche di settore. Ciò facilita l’operato degli asset manager che hanno sempre un orizzonte di lungo periodo nella definizione delle loro strategie e nella ricerca delle performance. Tuttavia Martini riporta anche che la Consob ha di recente evidenziato che l’investitore italiano ritiene di avere capacità finanziarie superiori alla media ma mostra limitate conoscenze di base e talvolta è “overconfident” esponendosi ad errori di valutazione che possono distorcere la percezione del rischio. L’educazione finanziaria dei risparmiatori è necessaria per poter affrontare le modalità di gestione delle proprie risorse finanziarie, e rappresenta una modalità di tutela, incidendo direttamente sulle scelte di investimento, dei propri risparmi.
Il livello dei rendimenti ha inoltre spinto leggermente al rialzo la propensione al rischio del pubblico retail. Proprio per questo motivo, il lavoro dei consulenti e delle SGR assume maggior importanza: è necessario riuscire a gestire al meglio l’asset allocation per poter soddisfare le esigenze dei clienti. Dal 2008, che rappresenta una sorta di spartiacque, c’è una più alta percezione del rischio. Ruolo rilevante è giocato dall’emotività del cliente che rende necessario il fatto di avere consulenti finanziari capaci di gestirla assistendo i clienti nelle scelte di investimento.
L’aversione al rischio delle famiglie italiane resta comunque alta. A tal proposito Panebianco cita il “Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane” della Consob. Il documento afferma che nel 55% dei casi la famiglia italiana non si dichiara disposta ad investire se vi è la possibilità di perdite.
Tuttavia si evidenzia anche una maggiore attività dei piccoli risparmiatori sui mercati finanziari (48% nel 2014 contro il 41% del 2013)
Sempre negli ultimi mesi è aumentata l’attrattività di Piazza Affari, infatti i flussi per i titoli di capitale italiani sono passati da 108 miliardi a fine 2014 a 133 miliardi alla fine del primo trimestre 2015, questo a discapito delle obbligazioni bancarie (-16 miliardi nel primo trimestre) e dei titoli di stato italiani (-4 miliardi nel primo trimestre).
 

Salvatore Bruno




            

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