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Se un ottimista come me…..

27 Marzo 2013 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

 

 

I lettori avranno compreso l’impostazione ottimistica nelle analisi che propongo. Tale atteggiamento non è comune fra coloro che commentano ed analizzano le condizioni dei cicli economici. Diversamente, è tipico e indispensabile, per gli imprenditori. Nella settimana scorsa i rappresentanti istituzionali di Confindustria e Confcommercio hanno palesato scenari incombenti molto negativi sulla scorta dei dati passati e prospettici disponibili. E’ utile al lettore ricordare che mi occupo in prevalenza di sistema finanziario e che questo al momento presenta la sua componente mobiliare prevalente (i mercati) in condizioni di rialzo e di contenuta volatilità anche di fronte al dissesto degli Stati e del settore produttivo. Indici e spread danno per scontate le incertezze dell’economia reale e la speculazione non rinviene conveniente puntare sugli eventi attuali.

Il malessere generato dall’eccesso di finanza rispetto alla dimensione dell’economia reale non influenza più tanto la salute della stessa quanto il quadro macroeconomico. Non si tratta quindi di curare le debolezze del sistema finanziario (che dimostra di avere capacità quasi omeopatiche di bail-in nel riconsiderare le proprie condizioni anche in assenza di regole imposte), quanto di agire con non rimandabile prontezza nel settore delle imprese compresse tra credito rarefatto, redditività e capitalizzazione ridotte, domanda in calo non  frazionale e forte dissociazione tra ritmo decrescente dei ricavi e quello ancora peggiore delle entrate. Fanno eccezione eccellenze produttive e mercati di alta gamma, favoriti dalle esportazioni e dalla anelasticità dei mercati del lusso. Troppo poco per un PIL di 1500mld€ (purtroppo non più 1600).

Consideriamo anche il tema della tassazione delle imprese. Sulle perdite non incide IRES, ma IMU ed IRAP agiscono anche in tali condizioni, soprattutto la seconda laddove costo del lavoro e del debito sono elevati. Si propone di detassare nuove imprese, si dovrebbe pensare anche a quelle esistenti capaci di generare EBITDA. Non ottimista, un po’ pessimista, ma razionale.




            

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