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RIFORMA FORNERO, “FLESSIBILITÀ IN USCITA? OBIETTIVO NON RAGGIUNTO”. L'intervista all'Avvocato Giulietta Bergamaschi, Socio Fondatore dello Studio Legale Lexellent

27 Settembre 2012 - Autore: Redazione


Prosegue l’inchiesta di Finanzaediritto.it tra i professionisti di diritto del lavoroFinanzaediritto.it si è rivolta allo Studio Legale Lexellent per intervistare l’Avvocato Giulietta Bergamaschi, Socio Fondatore dello Studio Legale Lexellent.

 

Avv. Bergamaschi, cosa offre lo Studio Legale Lexellent?

Lo Studio, nato nel giugno del 2011 ma forte dell’esperienza ultratrentennale, si rivolge unicamente ai datori di lavoro, ai top manager ed ai manager. Offriamo una consulenza a 360° nell’ambito stragiudiziale sia per questioni giuslavoristiche ordinarie sia per problematiche straordinarie che abbiano anche implicazioni di carattere sindacale, come nel caso di procedure di riduzione del personale. Offriamo ai nostri clienti assistenza giudiziale in relazione a controversie di qualsiasi natura. Assistiamo i nostri clienti nella redazione di regolamenti interni e codici di condotta. A fronte di questioni complesse in ambito giuslavoristico, proponiamo ai nostri clienti soluzioni operative di immediata comprensione.

 

Quali sono le novità introdotte da questa riforma?

Il sistema del diritto del lavoro non è stato del tutto stravolto dalla recente riforma; l’impianto normativo ha principalmente subito delle modifiche con riferimento alle tipologie di lavoro flessibile. La finalità primaria del legislatore, con le novità introdotte, è stata quella di arginare ulteriormente le forma di abuso di tali tipologie contrattuali, codificando così quanto già affermato dalla Giurisprudenza di merito e di legittimità. Particolare scalpore ha suscitato l'intervento effettuato sull'apparato sanzionatorio previsto a tutela dei licenziamenti illegittimi. Guardando attentamente alla norma, si nota che se, da un lato, il legislatore ha scalfito la garanzia di ottenere sempre e comunque la reintegrazione, dall'altra, ha innalzato la forbice dell'indennità risarcitoria, aumentando il minimo dell’indennità a 12 mensilità sino ad un massimo di 24 mensilità.

Il sistema sanzionatorio in materia di licenziamento illegittimo non è certamente caratterizzato da un’estrema chiarezza, certo è che a fronte della compressione dei tempi del giudizio ci confrontiamo oggi con la previsione di un risarcimento massimo applicabile in luogo di quello minimo della legislazione previgente. L’introduzione poi di un ulteriore procedimento previsto solo per le impugnazioni dei licenziamenti, è volta, secondo il ragionamento del legislatore, a rendere più snelli e celeri i procedimenti ordinari; tuttavia, al momento, tale modifica sembra creare molti dubbi soprattutto rispetto alla possibile duplicazioni che ne deriveranno dei procedimenti (l’uno per l'impugnazione dei licenziamenti e l'altro per tutte le questioni connesse e/o collegate al licenziamento quali demansionamento, differenze retributive etc.), con il risultato che lo stesso giudice si troverà a dover decidere il doppio delle cause.

 

La riforma del lavoro mette a rischio migliaia di posti di lavoro soprattutto per via dell’obbligo di tramutare le partite iva in contratti eppure si parla anche di favorire nuova occupazione…

In tale ambito, la riforma soprattutto ha recepito precedenti giurisprudenziali ormai consolidati. Non sussiste alcun obbligo di trasformazione se i contratti sono genuini. Di contro, un uso non conforme di tali tipologie contrattuali comportava e comporta oggi – con l’aggravante delle presunzioni introdotte dalla riforma – il rischio di una trasformazione dei contratti in contratti di  natura subordinata a tempo indeterminato. Nel caso di contratti autonomi, ad esempio quelli con Partiva IVA, il rischio di operatività della presunzione de jure comporta la trasformazione del contratto non in un contratto di natura subordinata, bensì in un contratto di natura parasubordinata, quale quello a progetto. Resta immutata, invece, la sanzione prevista per tutti quei contratti atipici (quali contratto a termine, contratto di somministrazione, contratto a progetto) che, in presenza di un loro utilizzo contra legem, sono automaticamente convertiti in contratti di lavoro subordinato.

 

Si è parlato tanto di flessibilità. Quali sono gli strumenti di flessibilità più importanti introdotti, secondo Lei, con la riforma del mercato del lavoro?

Diminuzione della flessibilità in ingresso e aumento della flessibilità in uscita erano due degli obiettivi della riforma. Sono state introdotte nel sistema modifiche volte a irrigidire la flessibilità in entrata al fine di scongiurare abusi di alcuni istituti contrattuali. Temo però che l’obiettivo di una maggiore flessibilità in uscita che la riforma si era prefissata non sia stato raggiunto, posto che in materia di licenziamento è ancora ampio il potere discrezionale dei giudici.

 

Ha già riscontrato un cambiamento nella richiesta dei clienti?

Sicuramente i clienti vogliono mettere alla prova gli strumenti introdotti dalla riforma – soprattutto nell’ambito del licenziamento per giustificato motivo oggettivo e della procedura preventiva che lo caratterizza - per capire se in concreto vi sia la possibilità di ridurre il contenzioso ricorrendo a risoluzioni consensuali che aprano la strada all’ASPI. Rispetto all’ASPI, è degna di nota l’ulteriore incongruenza riscontrata nella norma, ovvero che per tutti i licenziamenti comminati per giustificato motivo oggettivo nell’arco temporale tra il 18 luglio ed il 31 dicembre 2012, i lavoratori non avranno diritto a percepire l’indennità ASPI, posto che l’erogazione della stessa è prevista a decorrere dal 01 gennaio 2013. Molte questioni interpretativi, a più di due mesi dall’entrata in vigore della legge, sono ancora aperte; si pensi ad esempio alla questione legata al licenziamento per superamento del periodo di comporto; sul punto ci si chiede se si si applichi anche a tale tipologia di licenziamento la procedura preventiva di conciliazione. Ad oggi una pronuncia della DTL di Bergamo ha espresso parere negativo. Restiamo ora in attesa che il legislatore chiarisca tutte le perplessità sostanziali e formali derivate dalla Riforma Fornero.

 

 

Sara Tamburini




            

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