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RIFORMA DEL LAVORO, “NECESSARIA PER PER PORTARE IL DIRITTO DEL LAVORO AL PASSO CON I TEMPI” . L'intervista a Enrico Castaldi e Nicola Romano, Avvocati dello Studio Castaldi Mourre & Partners

1 Ottobre 2012 - Autore: Redazione


FinanzaeDiritto.it continua la sua inchiesta tra i professionisti del diritto del lavoro. Ad affrontare totem e tabù della Riforma sono questa volta gli Avvocati  dello Studio Castaldi e Mourre & Partners Enrico Castaldi, Fondatore e Partners e Nicola Romano, esperto in diritto del lavoro.

 

Riforma del lavoro. Il Ministro Fornero sostiene di aver cercato “un buon equilibrio tra gli interessi contrapposti delle parti”. Ma il compromesso può funzionare?

Avv. Castaldi: Il diritto del lavoro è certamente, nella fase legislativa, il punto di arrivo di compromessi. Ci sono forze in campo “contrapposte” lavoratori e datori. I primi tendono al costante miglioramento delle condizioni di lavoro, i secondi difendono le ragioni della competitività e della redditività.  I compromessi sono quindi non solo necessari ma anche auspicabili se si vuole evitare delle “rotture” sistemiche.

Avv. Romano: Ritengo che nell’ottica complessiva di ciò che ha fatto il Governo Monti quantomeno si siano andati a toccare dei punti nodali. Forse non nella misura assoluta di quanto idealmente era necessario ma come “grimaldello” per portare il diritto del lavoro in una direzione più al passo con i tempi.

 

Alcuni sostengono che la riforma del lavoro da poco entrata in vigore abbia solo aggiunto burocrazia alla burocrazia senza semplificare nulla. Lei cosa ne pensa?

Avv. Castaldi: Non mi sembra. Un esempio: il contenzioso del lavoro, nella sua fase d’appello, è stato semplificato.  Alcuni appesantimenti per i contratti a durata determinata e nelle tempistiche tra un contratto e un altro non sono per me “burocrazia”, ma il tentativo di porre argini ad abusi o usi impropri di questa tipologia dei contratti di lavoro.

Avv. Romano: E’ stata introdotta, per i licenziamenti per motivi oggettivi, una procedura di conciliazione obbligatoria che prevede un incontro con il lavoratore presso la Direzione Territoriale del lavoro. Sarà interessante vedere l’applicazione pratica e in particolare se sarà possibile rispettare le tempistiche molto strette imposte dal legislatore.

 

Questa riforma ha degli elementi positivi?

Avv. Castaldi: Il Ministro Fornero ha iniziato il suo lavoro ai primi di dicembre e a luglio la legge è stata approvata. L’iter è quindi durato meno di sette mesi con un’agenda del Governo affollata anche da molti altri problemi. In pochi mesi si è fatto quello che anni di legislature, dotti convegni, riflessioni legislative e scientifiche non avevano prodotto. La Riforma ha agito su una maggiore flessibilità in uscita, che era un totem ed era anche un tabù. Noi che ci occupiamo d’investitori stranieri vediamo le relazioni lavoristiche anche dal punto di vista del datore di lavoro straniero: il reintegro era elemento di stupore e preoccupazione. Era tabù perché l’art 18 era intoccabile.  È stato modificato, forse non come alcuni volevano, ma un passo è stato fatto. Bisogna vedere anche cosa faranno i giudici: hanno una certa discrezionalità nel prendere la strada del reintegro o risarcimento. La Riforma auspica a regolare l’entrata nel mondo del lavoro. Era ora di cercare di mettere ordine sulle false partite IVA, sull’uso continuato dei contratti a tempo determinato, o a progetto. Non farlo sarebbe ingiustizia sociale e generazionale! Sappiamo che quelli che sono più colpiti dall’abuso di questi strumenti sono i giovani.

Avv. Romano: Un elemento che ritengo positivo è il fatto che è stata aperta la strada per tentare di far prevalere la sostanza sulla forma. Permane la necessità di rispetto di procedure, ma l’errore formale sembra avere conseguenze meno drastiche rispetto a prima. Un altro elemento positivo, sicuramente più dal punto di vista datoriale, è dato dal fatto che siano stati ridotti i termini per la proposizione dei ricorsi relativi a impugnazioni di licenziamenti  o di accertamento della natura subordinata di un rapporto. Questo va a inserirsi in un contesto di certezza necessario per la pianificazione aziendale. È chiaro che questa riduzione dei termini ha il bene di sfrondare un certo tipo di contenziosi che potevano arrivare anche a 5 anni di distanza. Per gli avvocati ci sarà sicuramente meno tempo per preparare istruttorie complesse, tuttavia, da un punto di vista imprenditoriale, i vantaggi sono evidenti.

 

Crede che cambierà la richiesta dei clienti?

Avv. Castaldi:  Onestamente no, non penso che cambierà.

Avv. Romano: Penso che un supporto sulla materia tecnica permarrà. E’ evidente che le nuove procedure introdotte stanno portando nell’immediato a maggiori richieste da parte dei clienti.  Ci sarà una deflazione delle richieste non appena le nuove procedure introdotte potranno ritenersi consolidate.

 

Secondo i dati di un recente sondaggio il 76% degli intervistati, a prescindere dall’attuale momento economico, crede che la legge non favorirà maggiori assunzioni. Qual è la sua opinione in merito?

Avv. Castaldi:  Si può mai pensare che un atto legislativo possa creare delle assunzioni?  Io non credo che un datore di lavoro non assuma perché poi è difficile licenziare. Si assume se vi è la necessita. Non si assume perché la congiuntura è sfavorevole o perché il costo del lavoro è alto. L’unica riforma legislativa che nell’immediato potrebbe permettere maggiori assunzioni è quella della riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Poi, e questo governo l’ha capito abbastanza bene, una buona congiuntura è data da tanti elementi: certamente dai mercati che “tirano”, ma anche da una rete logistica e d’infrastrutture, da una giustizia civile efficiente, da buone relazioni in materia sociale, da un sistema educativo che funzioni bene. L’esempio dei Paesi Nordici parla chiaro: si è lavorato per anni sulle relazioni sociali e oggi hanno una realtà occupazionale di gran lunga migliore della nostra.

Avv. Romano: Non credo che sia la riforma a generare nuove occupazioni. Penso che il maggiore ostacolo alle nuove assunzioni sia il costo del lavoro o un contesto italiano considerato molto complesso. Se vi è stato un progressivo calo delle assunzioni non è stato solo a causa art.18 ma anche perché, facendo raffronti con altri paesi, il costo del lavoro era nettamente superiore e perché l’Italia  era considerata un paese non attraente per fare affari. Negli ultimi vent’anni, le aziende straniere sono venute in Italia più per ragioni di necessità che di convenienza. La Legge Fornero presenta agevolazioni che riguardano determinate categorie tipicamente italiane che vanno studiate e considerate. Tuttavia, a mio avviso, si tratta di agevolazioni pensate per risolvere problemi specifici (ad esempio gli over 50) piuttosto che per incidere sull’occupazione in senso più generale.

 

 

Sara Tamburini




            

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