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RIFORMA DEL LAVORO, 'MOLTE INCERTEZZE E RISCHIO DI TENSIONI SOCIALI'. L'intervista all' l'Avvocato Renato Scorcelli, Co-founder dello Studio Legale Scorcelli, Rosa & Partners

19 Ottobre 2012 - Autore: Redazione


Nuovo appuntamento con l’indagine condotta da FinanzaeDiritto.it sulla Riforma Fornero del mercato del lavoro. Abbiamo sviscerato pro e contro con  l’Avvocato Renato Scorcelli, Co-founder dello Studio Legale Scorcelli, Rosa & Partners.

 

Qual è la opinione sulla Riforma Fornero? Ha degli elementi positivi?

In linea di massima, non ho un’opinione positiva perché si tratta di una riforma che, soprattutto in materia di cessazione del rapporto di lavoro, introduce nuovi ed inutili adempimenti a carico dei datori di lavoro e non dà alcuna certezza (penso ai famosi investitori stranieri nel nome dei quali si è ritenuto di dover intervenire frettolosamente e confusamente   in una materia così delicata) in ordine ai costi del licenziamento illegittimo nell’area coperta dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Basti pensare alla nuova cervellotica disciplina della convalida delle dimissioni ed al fatto che oggi per le  aziende alle  quali sia applica l’art. 18  operano quattro tutele diverse che vanno – a seconda dei profili di illegittimità del licenziamento - dalla vecchia reintegrazione nel posto di lavoro con risarcimento del danno senza tetto ad una tutela meramente risarcitoria contenuta entro determinate soglie. Per di più, i presupposti in presenza dei quali scattano tali tutele non sono affatto chiari e quindi molto dipenderà dall’interpretazione giurisprudenziale delle nuove norme e da come i giudici eserciteranno certi margini di discrezionalità che la Riforma riserva loro. Insomma, anche dopo la Riforma Fornero, non siamo in grado di rispondere alla domanda fondamentale dei nostri clienti imprenditori, soprattutto stranieri.

 

 

Ovvero a quanto ammontano con esattezza i costi ed i rischi connessi al licenziamento? 

Esattamente. Il bello è che per giungere a questi risultati la Riforma comprime eccessivamente  taluni diritti dei lavoratori con disposizioni che rasentano l’incostituzionalità come quelle che riservano ai lavoratori che rientrano nell’ambito di applicabilità dell’art. 18 un trattamento deteriore rispetto ai loro colleghi che lavorano in aziende di dimensioni più ridotte (ed escluse quindi dall’applicazione dell’art. 18). Penso in particolare alla facoltà del datore di lavoro di revocare il licenziamento anche senza il consenso del lavoratore nonché   alla minor tutela in caso di inefficacia del licenziamento per difetto di motivazione  e di malattia intervenuta durante il preavviso di licenziamento o in pendenza di una contestazione disciplinare. Giudico invece positivi gli interventi volti a prevenire gli abusi in materia di contratti di lavoro a progetto e di partite IVA anche se in relazione ai primi la Riforma si è limitata a  recepire l’insegnamento della giurisprudenza sulla interpretazione della normativa di riferimento già contenuta nella Legge Biagi. In linea di principio, sono d’accordo con le motivazioni sottese all’abrogazione dell’indennità di mobilità ed  all’introduzione di un’unica misura di sostegno costituita dall’ASPI ma temo che alla fine saranno i lavoratori a sopportare le  conseguenze di una svolta epocale, perdendo degli  ammortizzatori molto importanti soprattutto nelle zone economicamente più depresse.

 

La riforma ha inasprito il sistema sanzionatorio per quanto riguarda i licenziamenti illegittimi?

No, non l’ha inasprita ma , come accennavo in precedenza, ha reso tutto molto più incerto per quanto riguarda la tipologia di sanzioni applicabili al licenziamento illegittimo  nell’area coperta dall’articolo 18.

 

Quali sono le nuove norme sulle collaborazioni delle Partite IVA?

Si è trattato  di un intervento positivo volto a contrastare l’utilizzo fraudolento delle “partite IVA”. La Riforma Fornero (come modificata dal cd Decreto Sviluppo) infatti prevede che -  eccezion fatta per i casi di prestazioni ad alto contenuto professionale o tecnico intellettuale e di attività svolte da soggetti titolari di reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore ad una certa soglia (nel 2012, Euro 18.000 circa) e fatta sempre salva la prova contraria da parte del committente - le prestazioni professionali rese da titolari di partita IVA sono considerate rapporti di co.co.co. (con conseguente obbligo di un progetto e conversione ex lege in un rapporto di lavoro subordinato in caso di mancanza dello stesso), ove ricorrano almeno due dei seguenti presupposti: collaborazione con il medesimo committente di durata complessiva  superiore a 8 mesi annui per due anni consecutivi; erogazione di un corrispettivo superiore a  più dell’80% dei corrispettivi annui  complessivamente percepiti nell’arco dei due anni solari consecutivi assegnazione al collaboratore di una postazione fissa di lavoro presso una sede di lavoro del committente.

 

Per quanto riguarda l’ambita pensione cosa è cambiato?

Indubbiamente, con un’età pensionabile che supera di gran lunga i 60 anni  oggi tutti dovremo attendere molto di più per andare in pensione ma il paradosso è che nell’attuale contesto  un disoccupato (poco importa se qualificato o no, se operaio, quadro o dirigente) di 50 anni è praticamente fuori dal mondo del lavoro dipendente. Con l’aumento della disoccupazione e la riduzione di taluni ammortizzatori sociali voluta dalla Riforma Fornero, c’è dunque il rischio di forti tensioni sociali.

 

Ritiene che questa riforma favorirà nuove assunzioni?

Non ho mai pensato che rendere più agevole il licenziamento possa favorire l’occupazione. Inoltre, pur concordando sulla stretta sui contratti di lavoro a progetto e sulle partite IVA, ritengo che ciò renderà ancora più difficile l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro in quanto le aziende oggi non hanno risorse economiche per instaurare i più costosi ed impegnativi rapporti di lavoro subordinato.

 

 

Sara Tamburini

 

 




            

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