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RICERCA DEI MATERIALI E SOSTENIBILITA' A SOSTEGNO DEL 'MADE IN ITALY'. Intervista ad Antonio Fabris, Amministratore Delegato Lisar

6 Settembre 2013 - Autore: Redazione


 Dott. Fabris, Lisar ha conquistato la palma di Migliore Impresa italiana nel settore Arredi al Premio Le Fonti. Come commenta questa importante vittoria?

È stato un onore essere tra i primi imprenditori a livello societario in un riconoscimento che intende dare sempre più spazio, anche su scala globale, ad aziende in cui l’artigianalità italiana rappresenta una vera forza motrice per il nostro Paese e per il mondo. Essere tra i primi ad essere insigniti di una vittoria di questo tipo è un piacere perché nella storia sono i primi passi a cambiare gli eventi dell’ uomo.

Arredamenti per boutique di alta moda, strutture alberghiere e residenze di lusso: il vostro è un settore in cui la qualità dei materiali e l’innovazione la fanno da padrone. Qual è il segreto per soddisfare una clientela tanto esigente?

Non ci sono veri segreti. Occorrono tanta dedizione e costanza quotidiane perché le esigenze sono tante e molto variegate. L’unico vero segreto nel nostro settore è il saper vestire su misura un arredo per i nostri clienti, dalla moda alle gioiellerie all’hotellerie. Questo segreto è dato da un’altrettanto mirata ricerca tecnologica sempre a livello custom. D’altronde, ciò che ha messo in crisi tante aziende della Brianza è stata una strategia produttiva su larga scala con grosse catene produttive, per fare un esempio a livello di automotive, mentre il legno è sempre stato artigianalità. Ciò che manca invece a giovani fabbri e manovali è la tecnologia di supporto, non quella esasperata, che serva a sopperire alla mancanza di maestranze.

 

A proposito di ricerca tecnologica, la vostra attività si sta espandendo verso la sperimentazione di nuovi materiali, è così?

La ricerca sui materiali è sempre sinergica con le scelte dei nostri clienti e dei nostri architetti, attenti alla questione di sviluppo di materiali ecosostenibili. Il nostro supporto è una ricerca a 360 gradi worldwide per individuare materiali sostitutivi e green rispetto a quelli tradizionali. È un compromesso difficile perché su alcuni progetti ci si scontra con architetti di fama che non sono ancora abituati ai concetti di costruzione ‘verde’.

E riguardo alla fibra di carbonio?

Abbiamo iniziato una nuova attività con la Mast Elements che è una società nata lo scorso anno partecipata da Lisar, che si occupa della produzione di fibra di carbonio, un materiale non propriamente ecosostenibile, ma quantomeno riciclabile. Con fatica e dedizione comincia ad andare a regime e a portare i primi frutti. Speriamo sia un gioiellino destinato tra qualche anno a grandi cose. In questa fase, viste le difficoltà del sistema Italia, ogni investimento deve essere oculato, ma essere convinti di quello che si fa alimenta da solo queste nuove idee e supporta meglio le baby aziende che ci si auspica poi possano andare avanti con le loro gambe.

 

Questa vostra attenzione all’ambiente si è concretizzata anche nel ricorso all’energia solare, un tema su cui la nostra realtà editoriale sta cercando di sensibilizzare lettori e imprese. Che ruolo ha per voi?

La sostenibilità ha un ruolo importante perché l’energia è un bene prezioso. Quando c’è stato il boom del fotovoltaico e del solare noi ci siamo adeguati e traendone benefici. Si potrebbero percorrere tante nuove strade, ma le ali sono tarpate per questioni politico-burocratiche. Stiamo sperimentando comunque nuove tecnologie e speriamo in breve di averne la paternità così da dare un nuovo stimolo alla produzione.

 

La sua società è attiva dal 1976 ed è riuscita ad imporsi in Italia, ma anche all’estero. Come è stato possibile raggiungere questi risultati e consolidarli in un periodo non facile per l’economia globale?

Proprio perché la maggior parte delle aziende italiane è a conduzione familiare, il passaggio generazionale è un momento critico, al punto, spesso, da far scomparire diverse realtà. In Italia manca una vera mentalità industriale, presente invece in altre nazioni o in società più grandi dove i titolari obbligano le nuove generazioni a fare esperienza in altri contesti, al di fuori del proprio. Anch’io ho fatto la scelta di lasciare l’azienda e di rientrare poi a fine 2007 in un periodo di crisi internazionale che nessuno si aspettava. Eppure le cose sono andate molto bene, un po’ per fortuna e un po’ probabilmente anche grazie a questa esperienza esterna che mi ha portato a ragionare persino in antitesi al funzionamento tradizionale dell’impresa: idee e impostazioni diverse che sono fondamentali per dare linfa vitale, per innovare e adattare la propria forma mentis alle esigenze del mercato.

E i mercati stranieri possono essere degli ottimi trampolini di lancio per mettersi alla prova con una strategia globale.

Certo e infatti dall’anno scorso abbiamo aperto una nuova sede tecnico-commerciale negli Usa. Svolge attività di supporto e un servizio maggiore ai nostri clienti sul territorio americano: avere interfacce locali agevola molto e porta buonissimi risultati, come stiamo riscontrando. Pensiamo di continuare nell’internazionalizzazione dell’azienda anche in altri Paesi, tra cui però, a differenza del trend in atto, non c’è la Cina dove il mercato è già saturo e la concorrenza alta. La concorrenza mondiale va vista comunque positivamente perché il sistema Italia non permette di essere concorrenziali per quanto riguarda il lavoro. Per essere competitivi a livello internazionale serve innovare con macchine e mezzi, sebbene restino sempre l’intelligenza e la specializzazione delle persone che le muovono, a fare la differenza. Per quanto concerne la nostra strategia globale, primaria è la ricerca di nuovi materiali come la fibra di carbonio che ci ha proiettati subito sulla scena internazionale perché a monte c’è la volontà tipicamente italiana di inventarsi qualcosa di nuovo e di migliore. Non a caso la Mast Elements, pur appena nata, vende già in tutto il mondo.

 

La vostra azienda è infatti espressione concreta del ‘made in Italy’. Cosa significa questo per voi?

Il made in Italy è qualcosa di unico al mondo, non esiste equivalente. Tant’è che molte aziende, dopo il ciclo economico del prezzo più basso, si stanno trovando a dover tornare a casa con la creatività e l’artigianalità italiane. Anche Apple ha capito questo e sta tornando in America. Tante aziende nostrane stanno tornando in Italia fortunatamente. La differenza con gli Usa è che le imprese statunitensi sono aiutate dal governo nel rientro. Da noi il segreto è quello di fare dell’azienda una famiglia, al punto che, tranne in rari casi, non riusciamo a creare delle multinazionali. Ma l’eccellenza è data da qualità, attenzione al cliente e ricerca. Le idee non si fermano, servono gli investimenti e come gli artisti del passato avevano una committenza, occorrono istituzioni che credano e investano nell’eccellenza. In ogni caso sono le persone che modificano le storie del momento: viviamo nell’era post-industriale, dei media e dei social network, ma alla base ci sono sempre uomini e donne che usano le proprie mani e la propria testa per un lavoro che alla fine è tradizionale per tutti.

 

Alessia Liparoti




            

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