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Regioni in ritardo sui fondi Ue

21 Luglio 2011 - Autore: ERREVI CONSULENZE di Roberto Varagnolo


Premiare chi sa spendere bene tutte le risorse che ha, penalizzare gli amministratori inefficienti. Questo dovrebbe essere uno degli indirizzi assunti nella nuova politica di coesione europea, i cui fondi strutturali entrano in una fase particolarmente delicata. Da qui alla fine dell'anno la spesa del programma 2007-2013 deve raggiungere gli obiettivi prefissati di metà programma e in questi stessi mesi si pongono le basi per la nuova stagione 2014-2021. Per il Nord-Ovest parliamo d'investimenti complessivi, tra Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo, cioè politiche di competitività in favore delle imprese, occupazione e qualificazione del capitale umano, che valgono più di tre miliardi tra 2007 e 2013. Se è impegnativo misurare qualità e risultati raggiunti dagli investimenti in corso (i programmi si sono attivati nel 2008 e sono partiti nel 2009), meno arduo è fare una prima valutazione sull'andamento della spesa, argomento peraltro assai delicato nel nostro paese, con il Mezzogiorno che dispone del 79,1% del totale delle risorse e spesso non è in grado di spendere (finora si è speso infatti meno del 10 per cento). Situazione diversa nel nord-ovest: Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria sono storicamente regioni virtuose nella capacità di spesa, nella puntualità e affidabilità della rendicontazione, a testimonianza di una macchina amministrativa efficiente. Pagamenti frenati In Piemonte buona parte delle risorse sono già state destinate e vincolate a obiettivi e progetti, senza dimenticarsi che la crisi economica ha richiesto un impegno straordinario di più di 100 milioni stornati dal Fse per il fondo nazionale destinato alla Cig in deroga. Le risorse programmate per il Piemonte sono pari a più di due miliardi, divisi circa in parti uguali tra Fesr e Fse. Per il Fesr poco più di 400 milioni erano di fonte europea, circa 500 di risorse statali, il cofinanziamento regionale vale 150 milioni. Secondo il ministero dell'Economia a oggi gli impegni assunti valgono 525 milioni, pari al 48,7% del totale. I pagamenti registrati sono invece il 23,5%, circa 253 milioni di euro. Dunque il Piemonte dovrebbe raggiungere agevolmente la soglia fissata dal Cipe che indicava in 266 milioni l'obiettivo di spesa per il Fesr. Unica incognita la distanza tra spesa registrata e spesa effettivamente certificata e controllata da Finpiemonte che ammonta 134,5 milioni, assai distante quindi dall'obiettivo. Sono le politiche e gli investimenti per l'innovazione, piattaforme tecnologiche e poli a garantire buona parte degli obiettivi da raggiungere. Più lento l'avanzamento del programma sulle energie rinnovabili, in fase di sostanziale avvio l'asse sulle riqualificazioni territoriali e i programmi di collaborazione con i comuni capoluogo. L'eccellenza del Fse Analoga è la situazione per le politiche di formazione e occupazione, anzi per certi versi si può dire più avanzata. A giugno su circa un miliardo di dotazione, erano stati impegnati, 530 milioni, 326 di pagamenti registrati, 185 di pagamenti verificati, rispetto a un obiettivo da raggiungere di circa 250 milioni al 31 dicembre di quest'anno. Per farsi un'idea dei volumi in gioco stiamo parlando di 14mila progetti finanziati, di cui 1.300 avviati e 10mila conclusi. Un quadro generale che è tra i migliori del paese e vale una buona credenziale per i prossimi programmi comunitari. Vigilia di stress test Saranno i prossimi due anni però lo stress test più impegnativo per l'amministrazione piemontese. Infatti dal 2012 al 2015, anno di conclusione reale dei programmi, il livello di capacità di spesa effettiva dovrà essere sensibilmente accelerato. In altri termini se tra il 2007 e il 2010 l'avvio è stato graduale e ammorbidito dalle concessioni che la Commissione ha fatto in ragione della crisi economica, l'anno prossimo i fondi hanno un obiettivo superiore ai 400 milioni, quasi 600 per il 2013, oltre 750 nel 2014 per arrivare a oltre il miliardo per ciascun fondo al traguardo finale del 2015. La Commissione non esprime ancora giudizi ponderati circa la gestione finanziaria 2007-2013. Tuttavia non rinuncia a introdurre nel dibattito elementi che potrebbero essere tutt'altro che ininfluenti. In futuro il sostegno alle regioni potrebbe essere differente anche sulla base della loro reale capacità di raggiungere obiettivi concreti e misurati. Le regioni del nord-ovest confermano la loro storica solidità amministrativa, tra le migliori in Italia e confrontabile con buone performance europee; i prossimi anni però richiedono uno sforzo straordinario sul fronte della spesa certificata che in fondo è ciò che conta. Il basso livello lampeggia già oggi avvertendo per tempo il conduttore. In più sappiamo che la salita della spesa avverrà in una situazione di finanza pubblica precaria, ma il cofinanziamento dovrà comunque essere garantito, e di finanza privata sofferente, i beneficiari dovranno comunque contribuire ai progetti. E si sa che se, come si dice a Bruxelles, non esiste la burocrazia ma i burocrati ci sono eccome, le autorità di sorveglianza regionali mai come nei prossimi anni saranno chiamate a dar il meglio di sé per spendere, farlo bene e in fretta. http://www.erreviconsulenze.it/1/regioni_in_ritardo_sui_fondi_ue_6169249.html


            

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