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Quanto “vale” la Banca d'Italia? - a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA

3 Ottobre 2013 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

 

E’stata proposta autorevolmente l’ipotesi di determinare il valore della Banca d’Italia. La consistenza del progetto è dimostrata dall’azione congiunta con il MEF e dalla selezione da parte della prima di tre esperti affinché provvedano a criteri di  valutazione e determinazione del valore.

Le scelte non coinvolgono soggetti provenienti ad alcun titolo dallo stesso Istituto (un ex-Presidente della Corte Costituzionale, un ex-banchiere centrale straniero e un Rettore i cui studi sono dedicati al settore bancario).

Dal punto di vista del valore si tratta di un potenziale molto elevato per diversi motivi, idoneo a liberare consistenti risorse. Non è compito di un commento avventurarsi in ipotesi quantitative, anche quando chi da decenni studia e segue la materia potrebbe maturare ipotesi al riguardo, purché supportate da un modello tecnico qualitativamente consistente.

Il problema legittimamente posto all’attenzione concerne invece la finalità della procedura e il conseguente utilizzo che le somme e dei valori.

Dei 60 soci. due terzi sono riconducibili ai 2 principali gruppi bancari italiani, un altro 11% è di pertinenza di soggetti istituzionalmente esterni al sistema bancario (assicurazioni ed enti previdenziali). Un altro 8% è invece di proprietà di due banche in sostanziale difficoltà, oggetto di monitoraggio da parte della Banca Centrale (MPS e Carige). Solo un 15% è distribuito (attraverso le Fondazioni Bancarie) tra il resto del sistema. L’effetto di una eventuale rivalutazione prevede quindi una distribuzione fuori linea rispetto alla struttura del settore; un tema sul quale riflettere.

Nulla prelude ad una vendita; quote rivalutate migliorerebbero la situazione patrimoniale dei soci (che registrano oggi valori storici), gli utili non subirebbero modifiche (sono il 3% del risultato della Banca) ed eventuali acquirenti dovrebbero dimostrare senza incertezze assenza di conflitti di interesse. Inoltre, una parte consistente del valore supporta la partecipazione nella BCE e andrà sottratto al lordo valutato.

Il tema è quindi molto interessante, ma obiettivamente poco “aziendalistico” né forse pratico nel breve periodo.

 

 




            

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