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QUANDO UNA RIFORMA (BUONA) NON E' SINCRONIZZATA CON IL CONTESTO STORICO. L'intervista a Giampiero Proia, Fondatore dello studio di Diritto del Lavoro Proia & Partners

18 Settembre 2012 - Autore: Redazione


Nuovo appuntamento con l’inchiesta di FinanzaeDiritto.it tra i professionisti del settore Labour. L’intervista a Giampiero Proia, Fondatore dello studio specializzato in Diritto del Lavoro Proia & Partners.

 

Avvocato Proia, lei è anche Professore Ordinario di Diritto del Lavoro, dunque vanta un approccio anche di tipo accademico alla materia giuslavoristica. Che idea si è fatto della Riforma Fornero?

 

Un aspetto positivo della Riforma è che mette mano al capitolo della regolazione della flessibilità in uscita e che inizia a cercare di rendere più esteso e tendenzialmente universale l’intervento previdenziale e assistenziale tramite ammortizzatori sociali, cassa integrazione guadagni e disoccupazione.

 

Quali aspetti invece meritavano più considerazione?

 

Le criticità sono date dal fatto che si è cercato di individuare degli elementi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro in una fase economica che non consente la realizzazione dell’obiettivo e quindi proprio sul tema della flessibilità in entrata abbiamo assistito ad interventi corposi del Parlamento prima e dopo l’approvazione. Faccio riferimento ad esempio alle modifiche apportate un mese dopo con la legge sulla Spending Review.

 

Ha citato la flessibilità in entrata. Le nuove tipologie contrattuali e gli istituti potenziati dalla Riforma potranno arginare la crescita del tasso di disoccupazione giovanile?

 

Uno strumento importante c’è ed è l’apprendistato, in realtà già introdotto nel 2011. La legge fa delle variazioni che tendono a far stabilizzare gli apprendisti. La modifica persegue una finalità giusta. Le preoccupazioni, tuttavia, derivano dal quadro economico e dal timore che l’ obiettivo della legge non sia ben sincronizzato rispetto alla fase che stiamo attraversando.

 

Articolo 18 e licenziamenti: il dibattito pubblico vi si è concentrato molto. Qual è la sua posizione a riguardo?

 

È un provvedimento al quale va riconosciuto il coraggio e  il merito di affrontare una materia di cui si discuteva da anni, ma senza interventi. In secondo luogo, la delicatezza del tema, le spinte impressionanti provenienti da vari settori sull’argomento, hanno generato una disciplina complessa e soltanto l’applicazione da parte dei giudici potrà testarne l’efficacia.

 

 

A proposito di applicazione, quali sono i passaggi su cui stanno emergendo più dubbi, anche da parte dei vostri clienti, circa la loro messa in atto?

 

Sul piano applicativo ci sono tutti i temi legati alla sostituzione delle tipologie contrattuali che non possono più essere adottate, quindi il tema di come fare fronte all’impossibilità di utilizzare le tipologie limitate dalla legge. La sensazione, dal rapporto con i soggetti interessati, è che ci sia poca possibilità di sostituire i contratti limitati con un’assunzione in pianta stabile. Data la premessa – visto che la legge non mi consente più di avvalermi di questo strumento e non posso permettermi di assumere stabilmente – la domanda più frequente risulta: qual è la soluzione migliore in questo frangente, in attesa di tempi più prosperi? Ci sono inoltre problematiche relative all’interpretazione e all’applicazione delle singole norme, ad esempio in materia di intervalli nei contratti a termine, oppure nel calcolo del tetto dei tre anni per la durata complessiva di tali contratti; i criteri di ammissibilità e la forma dei contratti  di lavoro a progetto e la problematica dei lavoratori con regime fiscale autonomo.

 

Come il vostro studio sta gestendo queste richieste?

Non ci sono linee-guida. Lo studio si muove partendo dal presupposto dell’applicazione leale della legge e l’unica cosa che possiamo fare è verificare come il singolo caso possa essere meglio regolato dalla nuova disciplina. Man mano che si va avanti si potrà arrivare ad una standardizzazione dei nuovi formulari per la redazione dei contratti a progetto o per le tipologie di lavoro intermittente, ma al momento, lavorando tailor made a favore di una personalizzazione del servizio, non possiamo creare ‘un abito valido per tutti’.

 

Alessia Liparoti




            

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