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Quando il trust configura un caso di interposizione fittizia

4 Gennaio 2011 - Autore: STUDIO SOCIETARIO E TRIBUTARIO DI TEODORO


I soggetti coinvolti nel trust sono, il disponente, il quale conferisce parte del su patrimonio nel trust stesso a beneficio di un terzo, il beneficiario, a cui sono destinati i frutti prodotti dal patrimonio conferito nel trust e il trustee, al quale il disponente conferisce il potere/dovere (nei limiti di quanto stabilito dal regolamento del trust e dalla legge) di gestire il patrimonio del trust. Il trust inoltre si distingue a seconda che il beneficiario sia puntualmente individuato o meno. Nel primo caso esso si definisce trasparente e i redditi imputati al beneficiario sono tassati in capo a quest'ultimo come redditi di capitale (occorre però, che rispetto a tale reddito il beneficiario esprima una capacità contributiva effettiva, come puntualizza l'Agenzia delle entrate in una circolare del 2007, ossia che il beneficiario sia effettivamente titolare di un potere di "pretendere" dal trustee il pagamento della parte di reddito che a lui compete e non puramente un beneficiario designato). Nel secondo caso invece, il trust si definisce opaco ed i redditi prodotti vengono tassati in capo al trust medesimo secondo le regole fissate per la tipologia di ente cui lo stesso appartiene (commerciale residente, non commerciale residente, non residente). Vi è poi una terza categoria, per così dire mista, nella quale il reddito prodotto dal trust, in parte è assegnato ad un beneficiario designato ed in parte è accantonato a capitale. Le regole di tassazione in tal caso si differenziano a seconda che si tratti della quota assegnata al beneficiario (tassata in capo a quest'ultimo come reddito di capitale), oppure di quella accantonata a capitale (tassata in capo al trust). Ai sensi della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, ratificata anche dall'Italia, il trust si sostanzia in un ente che presenta contemporaneamente le seguenti tre caratteristiche: 1) dispone di un patrimonio che è distinto da quello del disponente, del trustee e del beneficiario; 2) i beni sono intestati al trustee; 3) il trustee ha il potere/dovere di amministrare i beni conferiti nel trust, secondo il regolamento del trust medesimo o secondo la legge. Poichè, per effetto della ratifica da parte italiana, tali caratteristiche sono diventate vincolanti anche qui nel nostro paese, l'Agenzia delel entrate, con la circolare in commento chiarisce che il venir meno anche di una sola di esse, fa si che la fattispecie, individuata formalmente cone trust, debab essere qualificata in altro modo, facendo venir meno dunque anche la disciplina fiscale per esso prevista. Si determina in buona sostanza un caso di interposizione fittizia e i redditi prodotti, che altrimenti avrebbero dovuto essere attribuiti, ai fini della successiva tassazione, al beneficiario piuttosto che al trust, saranno imputati direttamente al disponente. Il caso tipico che l'Agenzia delle entrate prefigura nella circolare è quella del disponente che influenza le scelte del trustee, fino al limite a comprimerne il potere/dovere di compiere le scelte di gestione relative al patrimonio del trust. L'Agenzia delle entrate inoltre, individua una serie di casi concreti , al verificarsi dei quali, il trust debba cnsiderarsi inesistente, con la conseguenza che, il reddito prodotto dal patrimonio dello stesso, debba essere imputato e tassato direttamente in capo al disponente. Più in particolare prevedono tutti una mancanza di discrezione da parte del trustee nella gestione del patrimonio del trust o comunque una ingerenza da parte del disponente nelle scelte di gestione originariamente spettanti al trustee stesso, come ad esempio l'ipotesi che il disponente possa designare, in qualunque momento, se stesso come beneficiario, oppure quella in cui il disponente possa, in qualunque momento decretare la fine del trust medesimo.


            

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