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PUNTO DI NON RITORNO PER LA BCE. L'analisi di Ruth van de Belt, Investment Strategist di Kempen Capital Management

30 Gennaio 2015 - Autore: Redazione


Dopo un lungo periodo di indecisione, la BCE, con Mario Draghi al comando, ha attraversato il Rubicone. Draghi ha annunciato un massiccio programma di acquisto che include anche Tritoli di Stato. I mercati finanziari hanno reagito positivamente alla notizia. L’euro si è deprezzato e i rendimenti delle obbligazioni sono scesi. L’economia verrà rilanciata. Tuttavia le riforme rimangono cruciali per assicurare una crescita realmente robusta. Non modificheremo l’asset allocation.

La BCE sferra l’attacco

Dopo cinque anni in cui si è limitata alla cerbottana, la BCE ha finalmente sfoderato l’artiglieria pesante. Ha dato l’avvio all’acquisto di Titoli di Stato per scongiurare la minaccia deflazionistica, ridurre ulteriormente i rendimenti e stimolare la crescita economica. A partire da marzo saranno acquistati 60 miliardi di asset al mese (inclusi i programmi di acquisto di Asset Backed Securities già in corso). Il programma proseguirà almeno fino a settembre 2016, ma è anche possibile che venga ulteriormente esteso. La BCE ha infatti indicato che lo interromperà soltanto quando constaterà una chiara inversione di rotta dell’inflazione. Le perdite ipotetiche di un default governativo saranno sostenute principalmente dalle autorità bancarie nazionali. In alternativa, le banche centrali nazionali sosterranno l’80% del rischio di credito lasciando il 20% restante all’Eurosistema (la BCE e le banche centrali nazionali dell’Eurozona). Questa seconda possibilità è stata concessa per indurre i sostenitori della linea dura ad accettare il Quantitative Easing (‘QE’). Nel caso di una garanzia al 100% da parte dell’Eurosistema, la maggior parte del rischio di credito sarebbe trasferita ai paesi più solidi, i quali sicuramente non lo auspicano. Ma, nonostante questa concessione, durante la riunione della BCE molti politici hanno dichiarato la propria opposizione al programma di acquisto.

I mercati finanziari hanno reagito positivamente
In teoria, il quantitative easing incoraggia gli investitori a ricercare alternative più rischiose. Si riduce così il costo del credito mentre salgono i corsi azionari. Alcuni di questi effetti si erano già manifestati nei mesi scorsi perché gli investitori avevano anticipato l’intervento. L’annunciato programma di acquisti ha comunque sorpreso positivamente i mercati per via della data di conclusione variabile e della possibilità di acquistare anche asset con scadenze più lunghe. Sulla scia dell’annuncio della BCE l’euro si è ulteriormente deprezzato, i prezzi delle azioni hanno registrato un rialzo e i rendimenti dei mercati di capitali dei paesi periferici dell’Eurozona sono diminuiti. Riteniamo che i margini per un’ulteriore flessione dei rendimenti, già ai minimi storici, siano molto limitati. Inoltre, il mercato ha già scontato i bassi tassi di crescita e di inflazione sul lungo termine. Siamo convinti che gli investitori non rivedranno le loro stime ancora al ribasso. Ci aspettiamo piuttosto che il programma di acquisti accresca il loro ottimismo sul futuro. È improbabile che i rendimenti dei Titoli di Stato calino ulteriormente. Lo conferma anche l’esperienza del passato. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna i rendimenti obbligazionari sono aumentati nelle settimane successive all’annuncio di un programma di acquisto mentre il mercato iniziava a scontare gli effetti di un’inflazione in crescita.

L’impatto economico potrebbe rimanere limitato

In teoria, l’aumento del bilancio dovrebbe essere un evento positivo per l’economia. Dopotutto, finanziarsi diventerà meno oneroso e ci sarà una pressione al ribasso sui tassi di cambio. Anche se riteniamo che il QE rilancerà l’economia, non ci aspettiamo un decollo dell’attività. Il Quantitative Easing non è la cura di tutti i mali. L’Eurozona si dibatte ancora in un contesto di recessione patrimoniale. La domanda delle famiglie è ancora scarsa e le società stanno ancora risanando i propri bilanci. I consumi sono ai minimi. I governi devono utilizzare le risorse di bilancio a disposizione e fornire maggiori stimoli per far ripartire i consumi. Anche le riforme strutturali rimangono cruciali. C’è tuttavia il rischio che gli Stati membri rimandino le riforme a causa del costo troppo basso del credito.

È scattata l’ora X

Ma, nonostante l’impatto economico immediato limitato del programma di acquisti, meglio agire che stare a guardare. Gli interventi della BCE offrono sempre tempo ai politici per risolvere i problemi, ma fino ad ora di questo tempo non è stato fatto buon uso. L’ora X è arrivata. I politici devono agire subito perché dopo giovedì la BCE non ha più molte altre frecce al suo arco.
 




            

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