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Previdenza integrativa: i coefficienti di trasformazione in rendita vitalizia

3 Dicembre 2008 - Autore: Dott. LUCIANO CHIARI - Commercialista


 

www.studiochiari.com
 
 
PREVIDENZA INTEGRATIVA
I coefficienti di trasformazione in rendita vitalizia
 
Gennaio 2007
 
                I coefficienti di trasformazione dividono la maggioranza. Ma nella previdenza privata questo parametro è fissato liberamente dalle assicurazioni. Con pesanti effetti sul vitalizio.
 
            Economisti ed esperti previdenziali sono d'accordo: «Mettete i vostri soldi nei fondi pensione, prima che sia troppo tardi» dicono ai milioni di lavoratori dipendenti che entro giugno dovranno decidere se destinare alla previdenza integrativa il proprio trattamento di fine rapporto (Tfr), cioè le quote di stipendio che ogni anno vengono accantonate per le liquidazioni.
            La via maestra per riuscirci è appunto quella di aderire ai fondi pensione: i contribuenti destineranno così le proprie quote del Tfr ai fondi, e i loro soldi verranno investiti sui mercati finanziari o nel settore obbligazionario. Alla data del pensionamento, il capitale accumulato si trasformerà in una rendita vitalizia complementare.
            Ma in che modo verrà calcolato l'assegno integrativo? È proprio questo l'aspetto meno noto a milioni di italiani, già di per sé non troppo informati su tutti i meccanismi che governano il mondo della previdenza complementare. Prima di tutto a erogare il vitalizio al contribuente durante la vecchiaia non sarà la società che amministra il suo fondo pensione, bensì un'impresa assicurativa con cui i gestori del fondo stesso hanno stipulato una convenzione.
            Per calcolare la rendita, la compagnia prescelta si baserà su un determinato indicatore, che i contribuenti devono abituarsi a tenere sempre più d'occhio, man mano che si avvicina la data del pensionamento. Si chiama coefficiente di trasformazione o di conversione ed è un numero espresso in valore assoluto, che varia a seconda dell'età e del sesso del contribuente.
                In pratica, il capitale accumulato nei fondi pensione viene diviso per il coefficiente di trasformazione e il risultato porta al calcolo della rendita annua cui il lavoratore ha diritto. È quello stesso coefficiente su cui si sta litigando all'interno dell'attuale maggioranza per quanto riguarda le pensioni erogate dall'Inps. Anche la previdenza pubblica infatti segue le regole attuariali e deve legare l'importo dell'assegno mensile alle aspettative di vita. La riforma Dini aveva previsto la revisione decennale di questo coefficiente e farlo ora, sulla base di una vita media che nel frattempo è aumentata di due anni, significherebbe tagliare del 6-8% le pensioni.
            Ma torniamo alla previdenza «privata». Stimare a quanto ammonterà il futuro assegno integrativo non è di per sé difficile. È infatti ben chiaro che, più alto è il coefficiente applicato, minore sarà la rendita vitalizia maturata. Peccato, però, che le procedure per il calcolo delle rendite vitalizie non siano poi così cristalline come sembrano a prima vista. Il motivo? «Gli italiani spesso non conoscono i coefficienti applicati dai fondi pensione che hanno sottoscritto, né ricevono dagli addetti ai lavori adeguate informazioni in proposito». Esiste dunque, una grossa lacuna, se non un vero e proprio «buco nero» da colmare.
            I parametri utilizzati nel calcolo delle rendite non sono uguali per tutte le compagnie: alcune imprese assicurative sono di manica larga, e applicano dei coefficienti di conversione più bassi, altre invece sono un po' meno generose e hanno dei coefficienti più elevati. A dire il vero, la libertà non è assoluta giacché l'Isvap, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private, nel lontano 1998 ha emanato una circolare in cui vengono fissati dei criteri generali a cui gli operatori devono attenersi. Ma sta di fatto che, a parità di capitale accumulato, la rendita vitalizia maturata può variare notevolmente a seconda del fondo pensione prescelto.
            La prova è nelle schede nelle quali Economy ha stimato l'ammontare degli assegni pensionistici integrativi che si ottengono applicando i migliori e i peggiori coefficienti di trasformazione oggi presenti sul mercato.
            Con un capitale di 100 mila euro, la differenza tra un fondo e l'altro può raggiungere anche i 729 euro all'anno. Cosa fare per mettersi al riparo da brutte sorprese?
Semplicemente tenere d'occhio i coefficienti di trasformazione del proprio fondo e, man mano che si avvicina la data del congedo dal lavoro, verificare che non esistano sul mercato altri prodotti previdenziali più generosi, nei quali convenga eventualmente trasferire la liquidità maturata.
            Oltre a poter stabilire i coefficienti con un certo grado di libertà, le compagnie hanno infatti la prerogativa di variare questi parametri dandone semplicemente comunicazione alle società di gestione dei fondi, che poi provvederanno ad aggiornare le note informative e i regolamenti dei prodotti pensionistici.
 
UNA DIFFERENZA CHE SUPERA I 2000 EURO L'ANNO
 
                Nelle schede sono riportati alcuni esempi della rendita vitalizia che si ottiene accumulando nei fondi pensione un capitale compreso tra 100 mila e 300 mila euro.
                Per calcolare l'assegno mensile bisogna dividere tutti gli importi per 12. Il vitalizio, che varia a seconda dell'età e del sesso, è stato determinato in base a coefficienti di trasformazione utilizzati dalle compagnie assicurative che erogano la rendita tra i migliori (17,93 per un uomo di 60 anni e 15,3 per 65enni; 20,52 per una donna di 60 anni e 17,99 per 65enni) e peggiori (20,21 uomo 60 anni e 17,37 65enne; 23,09 donna 60 anni e 20,13 65enne) tra quelli oggi presenti sul mercato.
                Tali coefficienti possono essere ritoccati al rialzo se le aspettative di vita della popolazione crescono.
 
ANNI 60
 
100.000 euro

Maschio
Femmina
Migliore: 5.577 euro
Migliore: 4.873 euro
Peggiore: 4.948 euro
Peggiore: 4.331 euro
Differenza: 629 euro
Differenza: 542 euro

 
 
200.000 euro

Maschio
Femmina
Migliore: 11.154 euro
Migliore: 9.746 euro
Peggiore: 9.896 euro
Peggiore: 8.662 euro
Differenza: 1.258 euro
Differenza: 1.084 euro

 
 
300.000 euro

Maschio
Femmina
Migliore: 16.731 euro
Migliore: 14.619 euro
Peggiore: 14.844 euro
Peggiore: 12.993 euro
Differenza: 1.887 euro
Differenza: 1.626 euro

 
ANNI 65
 
100.000 euro

Maschio
Femmina
Migliore: 6.519 euro
Migliore: 5.558 euro
Peggiore: 5.790 euro
Peggiore: 4.968 euro
Differenza: 729 euro
Differenza: 590 euro

 
 
200.000 euro

Maschio
Femmina
Migliore: 13.038 euro
Migliore: 11.116 euro
Peggiore: 11.580 euro
Peggiore: 9.936 euro
Differenza: 1.458 euro
Differenza: 1.180 euro

 
 
300.000 euro

Maschio
Femmina
Migliore: 19.557 euro
Migliore: 16.674 euro
Peggiore: 17.370 euro
Peggiore: 14.904 euro
Differenza: 2.187 euro
Differenza: 1.770 euro

 



            

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Ultimi commenti degli utenti

Gentile Dott. Luciano Chiari sono perfettamente d'accordo con Lei che la pensione pubblica e di conseguenza anche le compagnie assicurative riconoscono la pensione in funzione del coefficiente di conversione in rendita. Le sfugge una cosa: esiste soltanto una compagnia assicurativa che BLOCCA questo coefficiente alla data di sottoscrizione del piano (ovviamente non sto parlando del D.lgs. 252/2005 bens della pensione integrativa come scrittura privata) questa compagnia l'INA ASSITALIA. Per ulteriori informazioni mi contatti all'indirizzo: chiara.basso@inapadovaterme.it Buona giornata Dott.sa Basso Chiara

15 Novembre 2012 ore 11:52:56 - Chiara Basso











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