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Parliamo di moral hazard?

3 Marzo 2011 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari.
Università Parthenope di Napoli

Il tema proposto costituisce una raffinatezza degli studiosi, prepotentemente salita alla ribalta negli ultimi anni. Tutti accusano tutti di comportamenti azzardati in ragione delle sponde consentite da regole, poteri, tutele e prassi nel mondo della finanza. In linea di pura teoria, MH è un comportamento ex post dell’operatore che approfitta delle condizioni a lui consentite per esporre i capitali da lui gestiti a rischi dei quali non risponderà lui quanto il mercato, i suoi vigilanti, oppure strutture costruite per tutelare beneficiari da proteggere in virtù di particolari esigenze (depositanti, risparmiatori, assicurati). E’ come la condizione di un adolescente che esagera nei suoi comportamenti perché sa che i genitori lo copriranno e ne saneranno i danni che dovesse creare. Nel caso del banchiere o del gestore, inoltre, essi non pongono a rischio denaro loro, ma quello dei clienti e possono essere condizionati dalla tentazione di raggiungere risultati in grado di garantire loro premi o esiti che impattano sulla loro remunerazione. In questo ambito possiamo parlare di una scommessa non neutrale e con paracadute. Inoltre, il banchiere-tipo, salvo rare eccezioni individuabili come boutique, non è tale e cioè azionista, ma è gestore pro-tempore delle deleghe ricevute dai soci. L’estensione di queste ultime in molti casi gli consente di avere disponibilità ampie nelle allocazione delle risorse. La sua gestione, per quanto duratura, termina con il mandato e può essere interrotta dal licenziamento o dalle dimissioni. Le sue responsabilità cessano con tali atti. E’ appena il caso di sottolineare che quasi tutte le prime venti banche del mondo hanno modificato, dopo la crisi del 2007-2008, i propri vertici, lasciando condizioni che, se rappresentante dal valore di mercato delle banche quotate, sono profondamente ridotte. Altro fattore su cui riflettere sono le remunerazioni riconosciute anche nel breve periodo ai vertici che costituiscono una diminuzione del valore e del patrimonio. La comunicazione Consob del 24 febbraio incide in tal senso per il futuro, almeno per i trattamenti di fine rapporto. Le condizioni di criticità non sono peraltro così risolte.

Per quanto possa valere, ho dei dubbi sul concetto di moral e meno su quello di hazard, che isolerei nella valutazione di merito. Il fornitore delle risorse poste a rischio merita di sapere in anticipo a quale perimetro di rischio egli è esposto. L’azionista della banca è sottoposto oggi ad ampia volatilità del proprio investimento e ciò non corrisponde all’intendimento che spinge la loro maggioranza alle proprie scelte. Possiamo porci la domanda se addirittura sia corretto che le banche siano quotate, dovendo rispondere ad un mercato apprensivo, desideroso di risultati trimestrali lavorando invece su variabili critiche quali il risparmio e il credito che meritano nella loro gestione orizzonti e strategie di lungo periodo.

Ulteriore fattore di riflessione concerne infine la considerazione quantitativa sulla capacità di raccogliere la maggior parte del risparmio attraverso i depositi nel breve termine, le obbligazioni nel medio termine e le azioni nel capitale di rischio (oltre agli stessi prodotti in molti prodotti strutturati). Se consideriamo la capacità di assorbimento da parte degli Stati attraverso l’emissione di titoli del relativo debito, resta poco risparmio destinato alle imprese e cioè all’economia reale. Se aggiungiamo che molte imprese raccolgono i capitali residui per investire in ulteriori attività finanziarie, ne soffre l’economia reale mentre quella finanziaria tende ad avvitarsi su se stessa.

Non stiamo quindi parlando solo di moral hazard del banchiere, ma della sua diffusione nel complesso dell’economia e cioè delle risorse scarse. In vari contesti si discute proprio sul nomos (cioè sulla regolamentazione) e pare estremamente difficile trovare un accordo in questo senso. E’ peraltro un azzardo l’incertezza del solo ritardare le soluzioni.




            

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