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ORACLE, LA DIGITAL TRANSFORMATION DELLE BANCHE ITALIANE DAL PUNTO DI VISTA DI UN PROVIDER GLOBALE. L'intervento di Emanuele Ratti al Virtual Financial Summit

17 Dicembre 2014 - Autore: Redazione


Oracle, il partner sicuro e globale per la digitalizzazione

“Oracle si propone come un partner sicuro, affidabile, completo, globale nel mondo e nel supporto alla digital transformation delle banche italiane e delle aziende in genere. Il nostro è il punto di osservazione di un partner tecnologico che supporta le banche nel modo migliore all’interno del loro business digitale. La nostra sensazione è che ci siano dei fattori basici di cui devono essere dotate le banche digitali, quelli che noi in gergo chiamiamo ‘fattori genici’: la sicurezza innanzitutto, la sicurezza federata, le prestazioni.

Oggi il 60% di utenti di una banca digitale non tollera tempi di accesso, di informazione e di servizio superiori ai 3 secondi, che sono anche troppi a nostro parere. Ancora, la disponibilità del servizio h24. Questo impatta in maniera molto significativa su quelli che sono i  sistemi legacy della banca,  e ancora l’interfaccia, la user interface che deve consentire una navigazione user friendly all’utente soprattutto deve essere costumizzata in funzione del canale di accesso.

Ecco, nonostante l’indirizzo di molti di questi aspetti sia di fatto un risultato per moltissime banche digitali, ancora osserviamo che l’80% delle banche digitali è caratterizzata dalla bassa profittabilità. Bassa profittabilità che deriva, dall’aver acceso con l’utente molti conti deposito, che hanno una bassissima profittabilità. Qual è allora l’elemento distintivo per una banca digitale? Quello di essere smart e quindi di sfruttare delle leve di vantaggio competitivo per differenziarsi sul mercato.  E questo lo stiamo osservando in moltissime banche che si stanno trasformando, che stanno generando dei modelli straordinari e straordinariamente diversi l’uno dall’altro.

Penso a Unicredit per esempio, che sta puntando tantissimo sull’e-commerce , su modelli evoluti al punto da diventare il primo distributore di device Samsung in Italia, sapendo anche integrare con molta sapienza all’interno di questo paradigma tutti i propri prodotti finanziari. Penso a Widiba che punta molto sul social crowding. Penso anche ad altre banche, come Banca Mediolanum che ha reinventato completamente la navigazione lato utente per la propria banca digitale puntando su un’interfaccia ispirata a paradigmi molto sofisticati in ottica Facebook-like basati sulla timeline.

Ecco, in tutto questo scenario qual è il ruolo di Oracle? Quello di essere un partner completo, in grado di fornire soluzioni che vanno dalla piattaforma per il portale, a soluzioni best in class per la protezione del dato e della sicurezza applicativa, quindi la sicurezza in termini di access management e identity management, fino a soluzioni anche molto evolute in ambito del modern marketing, della costumer experience con algoritmi sofisticati di digital body language  integrati al mondo del big data. Infine su sistemi per il disaccoppiamento e la disintermediazione rispetto ai sistemi legacy”.

 

L’interoperabilità a tre livelli: servizi in real time e cloud

“Nell’ottica dell’interoperabilità dei nuovi servizi tra banche digitali e banche tradizionali, l’obiettivo rimane quello della velocità, dell’agilità e di garantire dei livelli di servizio adeguati. L’interoperabilità delle nuove piattaforme su cui si basano le banche online, diventa fondamentale sostanzialmente su tre livelli: il primo livello è quello dell’interoperabilità tout court, inteso con il sistema di core banking e di legacy della banca che non è nato e non è stato dimensionato per sostenere un carico che è caratterizzante e caratteristico della multicanalità integrata.

Un altro elemento fondamentale proprio nell’ottica della banca smart, è quella di riuscire ad integrare nel portafoglio di soluzioni della banca digitale, dei cosiddetti servizi veloci, servizi in real time, penso ad esempio ad una banca digitale come quella spagnola, la Caixa, che ha disegnato e realizzato la sua architettura interamente su piattaforma Oracle e che è arrivata ad erogare dei servizi geolocalizzati per la sua utenza, basati sul big data.

Un ultimo elemento è quello di preservarsi la possibilità e l’opportunità di inserire all’interno della piattaforma, dei servizi che molto spesso sono erogati in modalità cloud, cloud pubblico. Qui la sfida diventa molto più importante perché parliamo di interoperabilità fra componenti che possono risiedere sul cloud pubblico, sul cloud privato della banca e sui sistemi legacy.

Penso a un percorso come quello di Banca Mediolanum che ha inizialmente esternalizzato tutto il backend bancario, ha sviluppato poi con Oracle tutto il middleware di integrazione, un middleware estremamente sofisticato basato su servizi che consentono oggi a Banca Mediolanum di ridurre al minimo il time to market, quindi vivacizzare moltissimo le attività commerciali su conti depositi puntando ad esempio ad incrementare in maniera molto significativa la profittabilità e il ROI della banca stessa”.

 

Il punto di vista di un provider globale: la banca digitale fuori dall’Italia

“Il punto di vista privilegiato che abbiamo in Oracle, come società internazionale, ci apre ad un  confronto con realtà bancarie che caratterizzano un po’ le best practice in questo momento, quelle del modello nordeuropeo. Cosa abbiamo osservato all’estero in particolare?

Abbiamo osservato una presenza della banca digitale più sviluppata senz’altro rispetto a quella italiana e questo ha consentito di implementare dei meccanismi di fortissimo incremento dell’efficienza. Efficienza che diventa a forte impatto su quello che è un indicatore fondamentale per la banca che offre l’opportunità alle banche italiane di ridurre quello che è un cost income che si aggira intorno al 65/67% fino a valori molto più bassi e più vicini al modello nordeuropeo quindi  48/50%.

È un modello che sta impattando molto significativamente sull’efficacia commerciale in quanto sgravia da tutta una serie di attività più transazionali per cui c’è l’offload della filiale verso il digitale e questo consente ancora una volta di incrementare un altro indicatore fondamentale che è quello del ROI, quello della profittabilità e della brand equity  della banca. Quindi assolutamente una conferma, un modello a tendere, con un’opportunità straordinaria offerta dai nuovi canali digitali per migliorare la situazione delle banche italiane”.

 

Digitalizzazione e sicurezza, l’aumento dei cybercrime

“Ho letto il report di Pwc (Global State of Information Security Survey 2015) che attesta che il cyber crime è in aumento. Adesso parliamo di social, di city commerce: tutto questo espone le banche digitali a un rischio serio che può avere due tipologie di impatto.

Impatto di breve termine che diventa quindi quasi esclusivamente un remediation cost e siamo nell’ambito del rischio operativo, ma può avere un impatto estremamente più significativo e più importante per la banca e allora siamo nell’ambito del rischio strategico.

Basti pensare in seguito ad un attacco dall’esterno e quindi dal prelievo di informazioni sensibili, il valore di riferimento può arrivare addirittura a sfiorare il 6/7% quindi un’emorragia di clienti per la banca. Confermo quindi la crescita del fenomeno.

Dall’altra parte quello che invece mi sento di non confermare sul report in oggetto è il disinvestimento delle banca del settore in termini di sicurezza. Al contrario quello che stiamo osservando noi è una sensibilità crescente da parte delle banche e a quelle che sono poi le guideline, le indicazioni che provengono dall’ente di riferimento che è Banca d’Italia in materia di sicurezza e di privacy. Un’attenzione particolare poi alla sicurezza vera e propria dei propri clienti.

La sicurezza può essere inoltre raggiunta con soluzioni best in class che sono disponibili sul mercato: la protezione del dato e la sicurezza applicativa. Se vogliamo l’utilizzo di piattaforme sofisticate per la sicurezza, queste appesantiscono il sistema, producendo delle latenze all’interno delle piattaforme delle banche digitali. Quello che stiamo osservando, anche in questo caso, è una sensibilità da parte delle banche italiane nel dotarsi di infrastrutture a supporto che permettano di eliminare queste latenze, quindi di accelerare e di mantenere la velocità e la prestazione del servizio per l’utente finale in maniera da garantire la user experience dell’utente della banca.

Questo per esempio lo stiamo vedendo in un percorso straordinario che stiamo facendo con un importantissimo gruppo bancario, Ubi Banca, che si è dotato dei nostri sistemi complessivamente, sia software che hardware, proprio per la realizzazione della nuova banca digitale, con un’attenzione maniacale al tema della sicurezza per l’utente e al contempo al tema delle prestazioni, dotandosi delle infrastrutture più prestanti in questo momento sul mercato”.

 




            

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