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Nel 2014 prosegue lo switch verso l'azionario

18 Dicembre 2013 - Autore: Redazione


Il contesto macroeconomico e geopolitico, caratterizzato da una progressiva normalizzazione e dalla ripresa economica, rimane favorevole alle azioni. Anche se con
una progressione più moderata rispetto al 2013, l’analisi dimostra che tutti gli indici di attività (PMI) puntano a un’espansione dell’attività economica. Per di più, le nostre previsioni di crescita economica indicano un miglioramento delle dinamiche economiche, in particolare in Europa.
Anche la liquidità ha avuto un impatto positivo sulle azioni. La stagione di politiche
monetarie accomodanti non è ancora finita e dovrebbe continuare a supportare gli
investimenti in questa classe di attivi. Da settembre 2008, l’indice MSCI World mostra una stretta correlazione tra i bilanci delle principali banche centrali. In effetti, mentre la Federal Reserve dà segnali di rallentamento negli acquisti di attivi, le pressioni sulla BCE per l’adozione di una politica ancora più accomodante rimarranno forti, mentre la Banca del Giappone sosterrà l’Abenomics con un’espansione dei suoi bilanci.
Koen Maes, Head of Asset Allocation Strategy, afferma: “In virtù delle forti performance dei
mercati dei capitali dovrebbe proseguire lo switch dalle obbligazioni alle azioni. Il 2013, in
effetti, è stato il primo anno dalla Grande recessione del 2008 e 2009 in cui si sono iniziati a registrare flussi positivi verso i titoli azionari. Dati gli enormi afflussi verso i fondi
obbligazionari dal 2008, e i relativi deflussi dai fondi azionari, vi è un ampio spazio per un
recupero dei flussi verso questa classe di attivi”.
Da notare infine che le valutazioni rimangono alquanto attraenti, specialmente se raffrontate alle obbligazioni. Negli Stati Uniti come in Europa il rendimento azionario medio è significativamente superiore a quello delle obbligazioni governative o corporate. Si aggiunga che la ripresa, una moderata inflazione e il graduale aumento dei tassi d’interesse sono fattori altrettanto favorevoli a un’espansione dei multipli: l’aumento dei tassi d’interesse ha una correlazione positiva con i multipli, almeno fintantoché l’inflazione rimane sotto controllo.
Prevediamo un rendimento positivo pari a circa il 10% per l’azionario globale, soprattutto
considerando il potenziale di crescita degli utili delle imprese. Per prudenza non consideriamo invece un ulteriore apprezzamento dei multipli di mercato.


La riscossa europea
Se il mercato azionario continua ad essere interessante per diversi motivi, tuttavia permane una discrepanza tra gli Stati Uniti e l’Europa, in quanto quest’ultima presenta attualmente opportunità d’investimento più attraenti che si dovrebbero tradurre in maggiori rendimenti (in media del 12% secondo le nostre stime), mentre i rendimenti statunitensi dovrebbero essere chiaramente in territorio positivo, ma a livelli leggermente inferiori pari a circa il 9% nelle nostre stime. Spiega Nadège Dufossé: “Trovandosi in una differente fase del ciclo, le azioni europee hanno un tasso di adeguamento del price-earning molto inferiore, il che significa che le loro stime beneficeranno della ripresa dei rendimenti nel 2014. Dopo un calo di rendimento del 5% nel 2013, stimiamo una crescita superiore al 10% per il 2014, la quale dovrebbe sostenere i mercati azionari europei”.
I mercati emergenti proseguiranno nella sottoperformance.

L’anno scorso le azioni dei mercati emergenti sono risultate in ritardo rispetto a quelle dei
mercati sviluppati, e ciò probabilmente si ripeterà nel 2014. Mentre la crescita economica e un possibile rimbalzo dei rendimenti sosterranno le azioni USA ed europee, nei mercati
emergenti esse stanno subendo un declassamento strutturale. L’IMF ha significativamente ridimensionato le aspettative di crescita economica (sul periodo 2011-
2013) nei principali mercati emergenti, ovvero Brasile, Cina, India, Russia e Sudafrica. Le
revisioni al ribasso sono dovute in parte a una diminuzione del potenziale di crescita a lungo termine. Il calo delle valutazioni è dunque conseguenza logica della minore crescita economica e della minore redditività.
Per quanto riguarda le prospettive a breve termine, la ripresa economica degli USA e
l’apprezzamento del dollaro dovrebbero continuare a pesare sulla performance dei mercati emergenti. I flussi azionari hanno subito un’inversione e ora sono favorevoli ai mercati sviluppati. In questo contesto è probabile che gli investitori preferiranno le azioni
giapponesi a quelle dei mercati emergenti, benché le azioni giapponesi vivano un momento di pausa dopo il forte rally del 2013, che peraltro ha ancora del potenziale. Gli
investitori si aspettano che la politica monetaria relativa agli “Abenomics” prosegua, ma le valutazioni sono sufficientemente interessanti da mantenere l’investimento.
I tassi d’interesse dovrebbero continuare ad aumentare, mentre le materie prime continueranno ad esser penalizzate.

Dopo il notevole aumento dei tassi d’interesse vissuto dagli investitori obbligazionari nel
2013, i tassi USA continueranno questo trend, in linea con l’andamento della ripresa
economica. Le obbligazioni governative USA sembrano essere attualmente le più care,
mentre in Europa la progressione dei tassi dovrebbe essere più lenta. Prevediamo quindi rendimenti negativi dei titoli di Stato, più pronunciati negli Stati Uniti (intorno al -2%) che in Europa (-0,5%), con tassi target per il prossimo anno pari al 3,5% negli Stati Uniti e al 2,5% in Europa. I tassi europei “non-core” sono ancora elevati se teniamo conto di un potenziale di crescita economica a lungo termine che lascia spazio a un’ulteriore riduzione del premio di rischio per i prossimi anni. Nel contempo, con l’aumento delle loro valutazioni, le obbligazioni corporate appaiono meno attraenti dell’anno scorso.


Quanto alle commodity, nel 2013 hanno sofferto per il timore di un brusco rallentamento
dell’economia cinese. Le nostre previsioni mostrano che in generale questa asset class
dovrà ancora confrontarsi con grandi giacenze, che dovranno essere assorbite gradualmente.
Su questa asset class potrebbe anche pesare la prevista tendenza all’apprezzamento del
dollaro USA. Pertanto la nostra valutazione sui metalli di base è negativa. Manteniamo la
posizione negativa anche sui metalli preziosi, inversamente correlati ai tassi reali statunitensi. Sul petrolio rimaniamo neutrali perché a nostro avviso il prezzo non  dovrebbe variare molto rispetto al livello attuale.




            

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