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Moore: Il pendolo dell'inflazione

21 Maggio 2018 - Autore: Redazione


Colin Moore, Chief Investment Officer Globale di Columbia Threadneedle Investments dichiara che l'inflazione (IPC) statunitense è salita oltre le aspettative. Ciò ha fatto aumentare le chance che la Federal Reserve innalzi i tassi d'interesse più rapidamente del previsto, qualora tale tendenza rialzista dovesse continuare. Anche la misura preferita della Fed per l'inflazione, il deflatore dei consumi personali (PCE core), si sta spostando verso l'alto. Il fatto che l'inflazione si stia avvicinando al suo obiettivo del 2% è una notizia positiva per l'istituto USA, che difficilmente modificherà il suo percorso di rialzi dei tassi a causa di una singola rilevazione. Altra cosa sarebbe una successione di dati sull'inflazione superiori alle attese, che potrebbe effettivamente indurre la Federal Reserve ad aumentare il costo del denaro con più veemenza. Se le aspettative circa l'inflazione mutano, gli investitori vanno incontro a incertezze. Il rendimento obbligazionario concorre inoltre a determinare le valutazioni azionarie.  L'inflazione è una questione spinosa per le autorità monetarie e gli investitori. L'economia e gli utili societari tendono a fare bene durante le fasi di inflazione moderata perché i prezzi e i salari aumentano, ma i primi a salire, in virtù di uno sfasamento temporale, sono i profitti aziendali. Un'inflazione eccessivamente elevata o eccessivamente bassa è dannosa, ma cercare di fermare un pendolo delle dimensioni dell'economia americana esattamente nel mezzo non è cosa facile. Le forze in gioco sono semplicemente troppo numerose per ipotizzare che l'intero sistema possa rimanere stabile. Il moto oscillatorio è inevitabile, e ciò obbliga la Fed a intervenire sul livello dei tassi d'interesse.

I mercati hanno in parte inglobato nei prezzi la possibilità che l'aumento dell'inflazione porti a un rialzo dei tassi d'interesse, e ciò limita il potenziale "effetto sorpresa" dei risultati. Ad esempio:

• il numero dei rialzi della Fed previsti nel 2018 è salito da uno a tre, con una probabilità del 20% di un quarto incremento;

• il rendimento dei Treasury biennali supera oggi di 20 punti base (ossia dello 0,2%) il rendimento offerto sei mesi fa dai Treasury decennali;

• i tassi d'interesse nominali, vale a dire i tassi al lordo dell'inflazione, sono aumentati di circa 90 punti base, mentre i tassi d'interesse reali hanno guadagnato all'incirca 55 punti base;

Esistono due teorie contrapposte:

da un lato, la crescita statunitense e mondiale è positiva e in via di miglioramento. Le stime sugli utili societari sono in espansione e i tassi d'insolvenza obbligazionari sono contenuti. L'indebitamento è elevato ma il margine sta migliorando, e gli indici di copertura del debito sono gestibili; dall'altra, i tassi d'interesse oltre una certa soglia (3,5-4%) potrebbero far apparire insostenibili le attuali valutazioni azionarie e i premi creditizi sulle obbligazioni.

 

Raggiungere il giusto obiettivo d'inflazione può essere complicato e rappresentare un ostacolo per gli investitori. Nel contesto attuale, l'inflazione sembra tendere al rialzo ma non ancora in misura sufficiente a fare salire i rendimenti decennali su livelli problematici per le azioni. Secondo i miei calcoli, tale soglia è rappresentata da un rendimento al 4%, mentre oggi ci troviamo sul 2,9%.




            

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