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MiFID 2: la vendetta o la rivincita?

18 Gennaio 2012 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

E’ ormai frequente, nella disciplina comunitaria del settore finanziario in senso lato, ricorrere a ripetute modifiche delle direttive e delle normative secondarie e di III° livello. Basilea, Solvency, la disciplina del bilancio, CRD sono solo esempi al riguardo. E’ ora il tempo della riedizione della MiFID, che peraltro era già la ISD2, dopo la direttiva ISD “Eurosim” del 1996.

Esaminiamo i temi principali oggetto della proposta di revisione:

previsione di nuove piattaforme per il crossing system;

obblighi di trasparenza estesi a bonds e derivati;

standardizzazione dei dati sulle negoziazioni per ridurne la frammentazione;

derivati OTC ricondotti in circuiti regolamentati;

attività di consulenza indipendente ristretta nella sua operatività;

istituzione degli OTF (organized trading facilities) per concentrare le esecuzioni fuori sede;

regolamentazione delle negoziazioni di derivati sulle commodities

I contenuti di questa rivista inducono ad approfondire soltanto il quinto tema concernente l’attività di consulenza

La valutazione della qualità dei servizi di consulenza è una questione ancora molto discussa e non solo in Italia (dove spesso si registra confusione e bassa propensione verso soluzioni fattuali). Il benchmark comparativo è ovviamente la regolamentazione della FSA britannica, recentemente intervenuta con un processo di riorganizzazione finalizzato a ridefinire le modalità della distribuzione dei servizi finanziari (Retail Distribution Review, RDR) Emerge un ruolo importante, tipicamente britannico, del servizio di consulenza sugli investimenti con l’obiettivo, non certo unico, di innalzare gli standard di professionalità per aumentare la fiducia degli investitori individuali, attraverso indicazioni sulle forme di comportamento corretto nei confronti del cliente.

Una conseguenza naturale, valutabile anche per risolvere le molte incertezze italiane, concerne la determinazione delle modalità di qualificazione professionale, soprattutto in termini di “barriere all’entrata” E’ opportuno riflettere per il caso italiano  sui tre elementi più caratterizzanti della impostazione della FSA: requisiti di entrata relativamente meno stringenti rispetto a quelli richiesti per altre professioni, mancanza di standard etici condivisi e insufficiente aggiornamento formativo professionale. Sono temi già tratteggiati in queste pagine. Diventa quindi necessario che la consulenza finanziaria, per rinvenire un proprio ruolo, accetti come condizione indispensabile quelle regole che già molti consulenti indipendenti hanno fatte proprie nella prassi del comportamento e, spesso, nella loro scelta di separazione rispetto ai promotori. Deve essere chiaro che non si tratta di porre una distinzione di qualità professionale rispetto ai promotori, quanto di una chiara identificazione di ruolo. Altrettanto evidente è il fatto che il messaggio non è diretto a chi è consulente, ma allo stabilimento di condizioni per l’apertura del ruolo a nuovi ingressi. Per contro, operatori nel segmento dei dipendenti bancari e dei promotori finanziari hanno già disegnato a livello associativo il perimetro del loro operato, acquisendo un vantaggio competitivo in ragione del “silenzio” normativo dei consulenti indipendenti. Si realizza in tal senso un “costo” pesante di questo silenzio. 

Invero la RDR contiene un ulteriore rischio per la professione, che contrasta con l’ipotesi di regolamentazione leggera prima citata: la previsione di accresciuta trasparenza dei costi della consulenza e della competenza effettiva dei consulenti, il che potrebbe restringere il perimetro del ruolo e del relativo numero dei soggetti operanti. Nel caso britannico si tratta di ridurre il campo, in quello italiano, una simile regola restringerebbe la porta di accesso.

Un’ulteriore valutazione, solo apparentemente fuori quadro per questa rivista, concerne lo sviluppo di ulteriori forme di trading venues quali gli OTF. Un profilo di sviluppo del lavoro dei consulenti degno di attenzione è quello della capacità di intervenire con competenza nella scelta dei migliori e più efficienti mercati ove indirizzare i propri clienti, superando l’asimmetria informativa di molti di loro nella scelta fra mercati tradizionali, MTF con le loro molteplici piattaforme, internalizzatori sistematici, dark pools ed, appunto, i nuovi OTF dei quali sono ancora poco chiari gli effettivi contenuti.

 




            

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