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Mi prendo il rischio di parlare di tributi

8 Maggio 2013 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli 

Il tema delle “tasse” domina le scelte di governo e del Governo. Un chiarimento iniziale: la fiscalità concerne uscite e entrate (tributi e titoli) dello Stato. Con fiscal policy intendiamo le scelte in questi tre campi. Tra le entrate i titoli sono offerti con un rendimento (in Italia anche con uno spread di circa 250bp), mentre i tributi si distinguono in imposte (prelevate per coprire in generale la spesa pubblica), tasse (per pagare direttamente alcuni servizi) e accise (per colpite acquisti e consumi di specifici beni). Le soluzioni attuali peraltro ingenerano confusione in quanto mischiano denominazione, tecnica e scopo. Peraltro, l’IMU è imposta di nome e fatto perché copre finalità multiple, mentre la TARES è tassa perché copre spese dirette per rifiuti e servizi comunali.

Tuttavia, la stessa azione di consumo o investimento o il patrimonio sono oggi colpiti più volte con imposte e tasse (l’immobile) o con imposte e accise (i consumi). Ciò allarga il cuneo fra il beneficio-ricavo di chi vende e l’onere-spesa di chi compra.

La conseguenza al momento è che diminuisce la spinta all’acquisto con il rischio di diminuire le entrate per lo Stato costringendolo a colpite più volte senza conseguire l’obiettivo di quantità stimato.

Si può discutere sul mutamento di strategia, ma ciò richiede riforme, differenti strategie e tempo di costruzione del nuovo modello. Necessita lavorare in quest’ottica, ma non vi sono possibilità di fronte agli impegni in essere e in scadenza. Inseguire questi ultimi accentua la confusione ed il rischio di tarpare investimenti e consumi.

Devo ammettere che non è facile scegliere, ma è compito della politica scegliere e dei tecnici non sbagliare la soluzione. Oggi è indispensabile “fare”e non “rinviare”.

Resto convinto che siano più utili imposte indirette che dirette e più tasse che imposte, mentre non vi è spazio per accise. Resta l’impressione che si sia ormai troppo agito sui tributi e bisogna agire sulla spesa diminuendola in modo deciso. Il 10% sarebbero 70/80 miliardi€ e sarebbero sufficienti (5% del PIL). Necessita provarci.

 




            

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