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Mercati emergenti, continua la crescita nel 2019

24 Aprile 2019 - Autore: Redazione


Dopo le turbolenze del 2018, le economie dei mercati emergenti supereranno quelle delle controparti sviluppate, e saranno ulteriormente favorite da un rimbalzo, secondo l’analisi di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management.

La serie di rialzi dei tassi operata dalla Federal Reserve statunitense fino allo scorso dicembre, l'atteggiamento belligerante del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo al commercio mondiale, i cambiamenti nella domanda globale di automobili, oltre a problemi più legati a singoli Paesi come l'incertezza politica di Italia e Regno Unito, hanno fatto sì che le economie sviluppate scalassero una marcia. Per contro, politiche macroeconomiche prudenti e, soprattutto, la relativa aggressività delle banche centrali dei mercati emergenti hanno portato le economie dei mercati emergenti ad essere meno volatili rispetto al passato.

Nel frattempo, le tensioni commerciali globali al momento preoccupano meno, in quanto le economie dei mercati emergenti sono diventate più ricche e quindi sono anche meno dipendenti dalle esportazioni, essendo sostenute dalla maggiore domanda interna. Inoltre, Paesi come la Cina sono sempre più sviluppati, e quindi hanno aumentato il valore aggiunto della loro manifattura, con l'effetto di rendere ancora più domestiche le catene di approvvigionamento finora disseminate in diversi Paesi, prosegue la money manager. Tra i Paesi emergenti il Brasile sta performando grazie alle riforme varate dal nuovo governo che hanno contribuito a riportare l'attenzione sui fondamentali positivi del Paese.

Tuttavia, il grosso del rallentamento dei mercati emergenti si è concentrato in Turchia e Argentina – due Paesi che hanno sofferto ferite economiche autoinflitte. Di conseguenza, il differenziale di crescita delle economie emergenti rispetto alle controparti sviluppate è aumentato considerevolmente lo scorso anno fino a raggiungere un divario che è adesso ai massimi dal 2013. È importante poiché in periodi in cui l'economia globale ha subito un rallentamento non uniforme, con le economie in via di sviluppo che hanno sovraperformato, le valute dei mercati emergenti si sono apprezzate sul dollaro ad un ritmo dell'1,7% l'anno in media, sempre secondo l’analisi di Pictet.

 Questa tendenza è ancora più accentuata per le valute dei mercati emergenti di Paesi in via di sviluppo di grandi dimensioni, come Cina, India, Corea, Russia e Brasile. In media, queste valute hanno guadagnato il 4,7% l'anno sul dollaro, con le valute di America Latina e Europa dell'Est che tendono ad essere in testa. Le valute dei mercati emergenti potrebbero anche beneficiare degli sviluppi in corso negli Stati Uniti. Al momento, le valute dei mercati emergenti sono prossime al valore di massima sottovalutazione rispetto al dollaro da almeno vent'anni a questa parte. Complessivamente, questi fattori dovrebbero contribuire a sospingere le valute dei mercati emergenti e, pertanto, le obbligazioni sovrane dei mercati emergenti denominate in valuta locale.

La Cina è la principale fonte di stimoli derivanti da una politica monetaria aggressiva. Con l'obiettivo di far ripartire i prestiti ai privati, infatti, la People’s Bank of China ha ridotto di cinque volte il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche nel corso del 2018; e ulteriori tagli sono previsti nei prossimi mesi. Contemporaneamente, il governo cinese ha bruscamente aumentato gli investimenti in infrastrutture, dopo averli tagliati nel 2018, ha concluso Mary-Therese Barton.




            

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