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Maglio (Marzotto), petrolio tornerà nel range 55 ' 60 dollari, ecco perchè

19 Dicembre 2018 - Autore: Redazione


Il petrolio tornerà all'interno del range di oscillazione 55 – 60 dollari.  La previsione è di Alfonso Maglio Strategist di Marzotto Sim.
Ma come fa Maglio ad arrivare a questa conclusione. Il taglio della produzione stabilito a Vienna la scorsa settimana fra i paesi Opec e non-Opec non consentirà al greggio di andare sotto 50. Il numero dei pozzi negli Usa, poi, dovrebbe diminuire, a questi prezzi infatti la produzione è poco conveniente. Allo stesso tempo, secondo Maglio, è difficile che si vada sopra 75 dollari. Quei prezzi erano giustificati solamente dalle sanzioni all'Iran. Gli Stati Uniti hanno, poi, deciso di dare esenzioni a 8 paesi che commerciano con questo paese medio orientale. Nel momento in cui si scrive il prezzo del petrolio è a 46,77 dollari.
Per il futuro il prezzo del petrolio sarà influenzato da: numero dei pozzi Usa (Rigs), dai dati macro, dai rapporti geopolitici e dagli effetti dei tagli annunciati.
Dopo essere scesi lunedì a New York sotto i 50 dollari il barile, i prezzi del Wti ieri hanno subito un ulteriore calo del 5% raggiungendo quota 47,70 dollari.  Secondo Marzotto Sim , il bear market  del 2014-2015 è stato il punto di partenza che ha portato  in poco più di due mesi il Wti da un picco quasi a $77, il 3 ottobre scorso, al di sotto dei $50. In molti ricordano che in quel periodo, 2014  2015, in poco più di 12 mesi da un picco a $108 il petrolio è crollato ad un minimo di $29,2, questo perché  è passato il messaggio che ogni paese produttore avrebbe cercato di massimizzare la produzione. Lo shale nordamericano stava andando a pieno regime e L’Arabia Saudita aveva paura di perdere quota di mercato.    
Il risultato di questo tentativo di puntare soprattutto sulla quota di mercato, ha portato il petrolio su livelli assolutamente insostenibili per i produttori. Da qui, poi arrivò l’accordo Opec e non Opec del 2016  per un taglio alla produzione che infatti ha riportato nel 2018 il Wti (il Brent prezza circa $10 in più) sopra $75. Sempre secondo Marzotto Sim, nel 2018  il prezzo del Wti è risalito fino a $75 (con il Brent oltre $86) per due ragioni.
La prima dipende dalle nuove sanzioni annunciate degli Stati Uniti all’Iran. Il mercato, infatti, era sicuro che l’esclusione della  maggiore parte della produzione iraniana  avrebbe creato un problema di scorte già nel 2019.
 La seconda è  rappresentata dal fatto che negli ultimi anni gli investimenti off-shore delle grandi major petrolifere non sono mai veramente ripartiti.
In realtà, prosegue Marzotto Sim, si sono verificate tre condizioni negative per il prezzo del petrolio:
1) il presidente statunitense Trump ha detto chiaramente che a lui fa comodo un petrolio su livelli bassi.
2)   l’esclusione temporanea di otto paesi dall’obbligo di rispettare le sanzioni all’Iran.
3)  il potere dell'Arabia Saudita si è ridotto dopo il caso Kashoggi.
Questi tre elementi sono andati a danneggiare un contesto positivo per il prezzo del petrolio, e si sono inseriti in una fase di mercato in cui le scorte e il numero dei pozzi attivi (Rigs) erano sui massimi di periodo, proprio in previsione di un calo delle scorte nel 2019.
A riportare un marginale ottimismo sul petrolio è stato il taglio di complessivi 1,2 milioni di barili giornalieri tra Opec e non-Opec annunciato lo scorso 7 dicembre. Il taglio sarà effettivo da gennaio, anche se l’Arabia Saudita ha confermato stime di produzione in calo già nel mese di dicembre.     
L’unica ombra sul meeting è l’impegno a ridiscutere i tagli nell’aprile 2019, quando gli Stati Uniti decideranno se confermare o meno le esenzioni per alcuni paesi dalle sanzioni all’Iran.     
È perciò probabile che se le esenzioni dovessero essere tolte e le sanzioni pienamente confermate, l’Opec taglierebbe le riduzioni alla produzione appena decisi e annunciati. Ma a quel punto il mercato sarebbe tornato in equilibrio.


     


   




            

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