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L'ANDAMENTO DEL MERCATO. L'analisi di La Française Gam

26 Gennaio 2015 - Autore: Redazione


Il crollo di dicembre del prezzo del barile di petrolio, sceso al di sotto di 60 USD (-50% da giugno), ha provocato un'ondata di shock sui mercati finanziari; gli investitori hanno preso consapevolezza degli effetti devastanti su alcune economie emergenti. Di fronte al vertiginoso calo del Rublo il 15 e il 16 dicembre (la maggiore diminuzione giornaliera dal 1998), la Banca centrale russa ha operato un notevole aumento del proprio tasso di interesse (17% contro 10,5%). Gli analisti attualmente concordano su una probabile grave recessione dell'economia russa nel 2015. In un primo momento, gli indici globali sono stati penalizzati dall'impatto negativo del settore petrolifero, ma anche dai rischi propri di alcuni operatori, soprattutto americani, la cui solvibilità è stata resa più precaria dal livello del prezzo del greggio. Abbiamo assistito anche a un'accelerazione dell'emorragia di capitali nel comparto High Yield USA, il cui indice è rappresentato per il 15% dal settore energetico.

Alcuni paesi emergenti, che beneficiano di questo contro- shock petrolifero, logicamente sfuggono a questi sussulti. Così, in Cina, se, da un lato, gli ultimi dati resi pubblici dalle PMI confermano un lieve rallentamento, con un obiettivo di crescita del PIL per il 2015 rettificato a +7% vs +7,3%, dall'altro, la borsa cinese ha realizzato una delle migliori performance mensili dei mercati azionari nel loro complesso (+7,60% per l’indice Hang Seng), grazie anche al taglio dei tassi operato a novembre per la prima volta negli ultimi 2 anni. La Banca centrale cinese, prendendo atto del rallentamento della propria economia, ha moltiplicato le iniziative per rilanciare l'attività e i crediti bancari.

Negli Stati Uniti gli indicatori pubblicati rassicurano gli investitori sulla solidità della crescita americana. La creazione di posti di lavoro, ad esempio, si è confermata es t r emament e  s olida  a  nov em bre,  s enz a  incider e minimamente sulla sfera obbligazionaria, visto che la Fed, in occasione dell'ultimo FOMC, si è affrettata a precisare che attenderà prima di procedere a un aumento dei tassi a breve termine. La situazione ideale per i mercati americani, che a dicembre hanno visto il rendimento del T-note americano a dieci anni stabilizzarsi attorno al 2,15%, con indici di borsa quasi ripartiti nel corso del mese.

In Europa, benché la BCE abbia dato più che mai prova di esplicito sostegno, gli indici in calo di circa il 2% hanno risentito, alla fine del periodo, dell' incapacità del Parlamento greco di scegliere un Presidente, con conseguenti elezioni anticipate a inizio 2015, in assenza di una chiara maggioranza. Il FMI ha deciso di sospendere la prossima tranche di aiuti alla Grecia in attesa che si formi un nuovo governo. L'euro ha toccato i minimi annuali contro il dollaro USA portando il proprio calo a oltre il 12% nel 2014. Il volume drenato con la seconda operazione di rifinanziamento TLTRO delle banche europee presso la BCE è ritenuto deludente in considerazione dell'obiettivo di crescita del relativo bilancio. Per gli investitori, sembra ormai scontato che nel 1° trimestre del 2015 si assisterà ad un allentamento quantitativo attraverso acquisti di titoli di Stato europei.

L’anno borsistico 2014 si è confermato estremamente eterogeneo in termini di performance tra le grandi aree geografiche, con una tendenza negativa, soprattutto sulle azioni europee, caratterizzata da forti rotazioni settoriali e di stile. In questo inizio 2015, il recente andamento del prezzo dell'energia è fonte di speranza per la crescita anemica delle aree importatrici, così come le politiche monetarie e le condizioni finanziarie estremamente accomodanti appena riconfermate. Le imprese europee, inoltre, dovrebbero vedere i loro risultati trarre vantaggio dal deprezzamento dell'euro. Ma, in relazione a ciò, teniamo a mente che le aspettative del mercato sono elevate, soprattutto per quanto concerne le banche centrali, e che alcune valutazioni sono già decisamente critiche... Il 2015 dovrebbe confermare il ritorno alla volatilità!
 

SCENARIO ECONOMICO

Abbiamo concluso la nostra lettera di dicembre sottolineando che il mantenimento al livello attuale del prezzo del petrolio nel lungo termine porterebbe probabilmente a una revisione al rialzo delle prospettive di crescita. I contabili nazionali lo hanno già fatto negli Stati Uniti per il terzo trimestre del 2014 innalzando il tasso di espansione del PIL al 5% annuo. Per il momento manteniamo la nostra previsione annuale al 3,1% per il 2015, nella consapevolezza che al momento vi sono buone probabilità che sia superata.  Gli indicatori americani delle ultime settimane sono, nel complesso, piuttosto positivi. La creazione di posti di lavoro è ampiamente superiore alle 200.000 unità al mese da diversi mesi. L'accelerazione dell'attività registrata a partire dai mesi primaverili non è accompagnata da alcuna tensione inflazionistica, al contrario. L'inflazione globale è scesa all'1,3% annuo con addirittura un calo del livello dei prezzi a novembre. Gli aumenti salariali proseguono mentre il calo dei prezzi regala potere d'acquisto ai consumatori. Negli Stati Uniti sono in atto le dinamiche proprie di una ripresa economica solida, con, tuttavia, due fattori che fungono da freno. Gli investimenti nel settore immobiliare non sono completamente privi di vincoli e la spesa pubblica è limitata dal deficit che permane elevato. È con questi freni e naturalmente con la debolezza dell'inflazione che la Federal Reserve giustifica il mantenimento di tassi di intervento anormalmente deboli e l'annuncio che essi resteranno tali ancora per un lungo periodo di tempo.

Nell'Eurozona, non è ancora giunto il momento di rivedere al rialzo le prospettive di crescita. In autunno la produzione industriale era ancora stagnante. Gli indici del sentiment delle imprese sono in lento recupero in tutti i settori di attività senza che vi si possa per il momento intravvedere un'inversione di tendenza. Il tasso di utilizzo delle capacità di produzione è troppo debole per necessitare di nuovi investimenti e l'indice del volume delle vendite al dettaglio arranca dall'estate scorsa. A novembre l'inflazione globale e l'inflazione sottostante su base annua sono stabili rispettivamente allo 0,3% e allo 0,6% all'anno. Per quanto concerne l'Eurozona, per il 2015 manteniamo la nostra previsione di crescita dell'1,1% con un debolissimo aumento del tasso d'inflazione. Nel resto del mondo, la crescita conferma il proprio trend nonostante la crisi russa.

Due fonti di incertezza possono pesare sui mercati. La prima riguarda il petrolio. Il recente netto calo è riconducibile a un'offerta in eccesso. Ma la situazione potrebbe cambiare. La seconda fonte di incertezza riguarda la politica monetaria. La politica attuata dalla BCE sembra aver sortito i primi effetti. La massa monetaria M3 ha accelerato il proprio avanzamento, dall'1% all'anno di inizio anno al 3% all'anno nel novembre scorso. Mario Draghi ha più volte affermato di essere disponibile a spingersi oltre. La prossima riunione della BCE si terrà il prossimo 22 gennaio e quella successiva il 5 marzo poiché le riunioni monetarie attualmente hanno luogo ogni sei settimane. I mercati prevedono che il 22 gennaio sia deciso di avviare un QE, senza sapere con esattezza ciò che comporterebbe. Siccome la Corte di giustizia europea non si è mai pronunciata in merito alle modalità ritenute accettabili per gli acquisti di titoli di Stato, si ritiene poco probabile che la BCE si assuma ora il rischio che ha rinunciato ad assumersi nel 2012 dopo l'annuncio del programma OMT, mai più avviato in seguito. L'anno potrebbe quindi aprirsi con un periodo di incertezza sui mercati finanziari.
 




            

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