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LE SPERANZE IMPOSSIBILI DELL'AMERICA. L'analisi di Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'economia e Docente universitario alla Columbia University

10 Dicembre 2012 - Autore: Redazione


 NEW YORK – Dopo una campagna elettorale combattuta duramente, costata ben oltre i 2 miliardi di dollari, molti osservatori ritengono che non sia cambiato molto nella politica americana: Barack Obama è ancora Presidente, i Repubblicani controllano ancora la Camera dei Rappresentanti, e i Democratici hanno ancora la maggioranza al Senato. Con l'America che si trova a dover fronteggiare una fase di “fiscal cliff” – all’inizio del 2013, scatti automatici nell’aumento delle tasse e nei tagli alla spesa, che molto probabilmente porteranno l'economia in recessione a meno che non si raggiunga un accordo bipartisan su un percorso fiscale alternativo- ci potrebbe essere qualcosa di peggio di una perseverante situazione di stallo politico?

 

In effetti, le elezioni hanno avuto molti effetti salutari - oltre a dimostrare che la spesa incontrollata delle imprese non è stata in grado di comprare le elezioni, e che, negli Stati Uniti, i cambiamenti demografici possono penalizzare l’estremismo repubblicano. L’esplicita campagna dei Repubblicani per la privazione dei diritti civili in alcuni Stati - come in Pennsylvania, dove hanno cercato di rendere più difficile le condizioni di registrazione al voto per gli afro-americani e per i latini – è fallita: coloro, i cui diritti sono stati minacciati, sono stati motivati a partecipare ed ad esercitarli. In Massachusetts, Elizabeth Warren, professoressa di legge ad Harvard e combattente instancabile in favore delle riforme per la protezione dei cittadini dalle pratiche illegittime delle banche, ha vinto un seggio al Senato.

Alcuni dei consiglieri di Mitt Romney sono apparsi sorpresi dalla vittoria di Obama: le elezioni non avrebbero dovuto riguardare i temi economici? Erano sicuri che gli americani avrebbero dimenticato il modo in cui lo zelo di deregolamentazione dei Repubblicani aveva portato l'economia sull'orlo della rovina, e che gli elettori non avevano notato come la loro intransigenza al Congresso aveva impedito che, subito dopo la crisi del 2008, venissero perseguite politiche più efficaci. Supponevano che gli elettori si sarebbero concentrati solo sul malessere economico attuale.

I repubblicani non avrebbero dovuto essere presi alla sprovvista dall’ interesse degli Americani per tematiche come l' uguaglianza di genere e la privazione dei diritti civili. Se da un lato tali questioni vanno a colpire al centro dei valori di un paese – riguardo a quanto si intende per democrazia e rispetto ai limiti di intrusione del governo nella vita delle persone – esse sono anche questioni economiche. Come spiego nel mio libro The Price of Inequality, gran parte della crescita della disuguaglianza economica negli Stati Uniti è attribuibile ad un governo in cui i ricchi hanno un'influenza sproporzionata – ed usano tale influenza per rafforzare se stessi. Ovviamente, questioni come i diritti di riproduzione ed i matrimoni gay hanno pure grandi conseguenze economiche.

In termini di politica economica dei prossimi quattro anni, le motivazioni principali per un festeggiamento post-elettorale consistono nel fatto che gli Stati Uniti hanno evitato misure che avrebbero spinto il paese più vicino alla recessione, incrementato le condizioni di disuguaglianza, imposto ulteriori difficoltà agli anziani, ed impedito l'accesso alla sanità a milioni di americani.

Oltre a ciò, ecco quello in cui gli Americani dovrebbero sperare: in un forte progetto di "posti di lavoro" – sulla base di investimenti in istruzione, sanità, tecnologia, ed infrastrutture - che vada a stimolare l'economia, rilanci la crescita, riduca la disoccupazione, e generi un flusso di entrate fiscali di gran lunga superiore ai suoi costi, in modo da migliorare la posizione fiscale del paese. Gli Americani potrebbero anche sperare in un programma abitativo che affronti infine la crisi dei pignoramenti negli Stati Uniti.

È inoltre necessario un programma complessivo per l’incremento delle opportunità economiche e la riduzione delle disuguaglianze – con l’obiettivo di rimuovere, entro il prossimo decennio, il primato che fa degli Stati Uniti il paese avanzato con le più gravi condizioni di disuguaglianza e la minore mobilità sociale. Ciò implica, tra le altre cose, un sistema fiscale equo, che sia maggiormente progressivo ed elimini le distorsioni e le lacune che permettono agli speculatori di pagare tariffe fiscali a tassi effettivi inferiori a quelli di chi lavora per vivere, e che consentono ai ricchi di utilizzare le Isole Cayman per evitare di pagare la loro parte.

Gli Stati Uniti - e il mondo intero - potrebbero trarre beneficio anche da una politica energetica americana in grado di ridurre la dipendenza dalle importazioni, non solo con l’aumento della produzione nazionale, ma anche con la riduzione dei consumi, una politica che riconosca anche i rischi posti dal riscaldamento globale. Inoltre, la politica scientifica e tecnologica degli Stati Uniti deve riflettere la consapevolezza che un aumento a lungo termine del tenore di vita dipende dalla crescita della produttività, cosa che riflette un progresso tecnologico, che presuppone a sua volta solide fondamenta per la ricerca di base.

Infine, gli Stati Uniti hanno bisogno di un sistema finanziario al servizio di tutta la società, piuttosto che uno fine a se stesso. Ciò significa che l'attenzione del sistema deve passare da manovre speculative e rivolte agli interessi della proprietà, verso l’esercizio della funzione creditizia e la creazione di posti di lavoro, il che implica delle riforme per la regolamentazione del settore finanziario, e leggi anti-trust e di governance delle aziende, insieme con misure adeguate a garantire che i mercati non diventino case da gioco truccate.

La globalizzazione ha reso tutti i paesi più interdipendenti, richiedendo, a sua volta, una maggiore cooperazione globale. Si potrebbe sperare che l'America dimostri di detenere una leadership più autorevole nel riformare il sistema finanziario globale, mediante la promozione di un più forte quadro regolativo internazionale, un sistema di valuta di riserva globale, e strumenti migliori per la ristrutturazione del debito sovrano; nell’ affrontare il riscaldamento globale; nel democratizzare le istituzioni economiche internazionali; e nel fornire assistenza ai paesi più poveri.

Gli Americani dovrebbero sperare in tutto questo, anche se non sono ottimista riguardo al fatto che ottengano granché di tutto ciò. Molto probabilmente, l'America se la caverà in qualche modo - qui, un altro modesto programma per gli studenti ed i proprietari di casa in lotta, là, la fine dei tagli fiscali di Bush per i milionari, ma nessuna riforma fiscale complessiva, o tagli seri alle spese per la difesa, o progressi significativi sul riscaldamento globale.

Di fronte ad una crisi dell'euro che probabilmente continuerà inalterata, il malessere permanente dell’America non fa ben sperare per la crescita globale. Peggio ancora, in assenza di una forte leadership da parte degli Stati Uniti, i problemi globali di vecchia data- dal cambiamento climatico alle riforme urgenti del sistema monetario internazionale - continueranno a deteriorarsi. Tuttavia, dobbiamo rallegrarci: meglio essere bloccati che diretti nella direzione sbagliata.






            

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