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Le nuove frontiere dei mezzi di finanziamento - Avv. Petruccelli

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione

(Avv. Rosa Petrucelli)

Con il D.lgs n. 6 del 2003 il legislatore della riforma societaria ha introdotto novità anche sul versante delle fonti di finanziamento delle società, ampliandone i confini sia oggettivi che soggettivi. Ciò ha inteso fare sia modificando in parte i consueti strumenti finanziari (azioni ed obbligazioni) sia introducendone di nuovi. Tra gli obiettivi che emergono dalla lettura delle nuove norme, prevalente sembrerebbe quello di ampliare le fonti di finanziamento senza la necessità di far acquisire ai possessori degli strumenti finanziari la qualità di soci. In tal senso depongono la possibilità concessa anche alle s.r.l. di emettere obbligazioni, nonché l’introduzione di nuovi strumenti finanziari partecipativi che non attribuiscono ai possessori la qualità di socio.

Le categorie speciali di azioni alla luce della riforma societaria
Com’è noto, il codice civile prevede alcune speciali categorie di azioni. Il legislatore della riforma è intervenuto sul settore modificando la disciplina di quelle già esistenti e introducendo espressamente le azioni correlate e le azioni riscattabili[1]. Vediamo più da vicino le singole categorie di titoli.

Azioni privilegiate
Hanno priorità nella distribuzione degli utili, nella restituzione del capitale, e possono essere postergate nelle perdite[2] (articolo 2348 comma 2 c.c.). L’assemblea straordinaria può deliberare l’emissione di azioni privilegiate con il quorum deliberativo di più di un terzo del capitale sociale sia in prima che in seconda convocazione (articolo 2369 comma 5 c.c.)[3].
Azioni a voto limitato
Lo statuto può prevedere azioni prive del diritto di voto, con voto limitato a particolari questioni, con voto subordinato al verificarsi di determinate condizioni, senza che sia necessario attribuire vantaggi di natura patrimoniale[4]. I soci che non hanno diritto di voto e, pertanto, non possono impugnate le delibere, hanno comunque diritto al risarcimento del danno loro arrecato dalla delibera illegittima (articolo 2377 c.c.).
Azioni a favore dei prestatori di lavoro
La possibilità per la società di emettere azioni a favore dei dipendenti o collaboratori deve essere prevista dall’atto costitutivo o da una sua modifica. Con il termine “dipendenti” si deve intendere anche i dipendenti delle società controllanti e controllate[5].
Azioni assegnate ad amministratori non dipendenti o collaboratori
Oggi la società può emettere azioni anche a favore di soggetti che non sono legati ad essa da un rapporto di lavoro subordinato (ad esempio agenti e promotori finanziari). Ciò può avvenire mediante aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, assegnazione gratuita di azioni agli amministratori e vendita di azioni proprie o di società controllanti o controllate[6].
Azioni di godimento
Resta immutata la loro disciplina. Si tratta di particolari titoli azionari attribuiti ai possessori di azioni ordinarie quando, in conseguenza di una riduzione del capitale per esuberanza, ne sia stato rimborsato il valore nominale. Salvo diversa disposizione statutaria, sono prive del diritto di voto.
Azioni con prestazioni accessorie
I possessori di tali azioni, oltre all’obbligo del conferimento, hanno l’obbligo di prestare alla società un’attività personale.
Azioni correlate
Sono fornite di diritti patrimoniali correlati ai risultati conseguiti dalla società in un determinato settore o ramo di attività (ad esempio un ramo di azienda). Lo statuto deve stabilire i criteri di individuazione dei costi e dei ricavi imputabili al settore, le modalità di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali azioni e le modalità di conversione in azioni di altra categoria. Si ritiene che la società può stabilire che le azioni correlate percepiscano utili se il relativo settore è in utile, anche se gli altri settori non lo siano. E’ bene però precisare che la distribuzione dei dividendi a favore di tali azionisti non può eccedere gli utili risultanti dal bilancio della società. Pertanto se l’attività sociale, nel suo complesso registra una perdita, i titolari di tali azioni non avranno diritto a nulla. Le azioni correlate potrebbero essere un importante mezzo per accedere a finanziamenti finalizzati. Azioni riscattabili
L’articolo 2437 sexies del codice civile prefigura la possibilità che lo Statuto preveda che più singole azioni individualmente considerate, oppure una categoria di azioni, nascano destinate ad essere riscattate dalla società o addirittura dai soci. Il valore di riscatto è stabilito secondo i criteri previsti per l’ipotesi di recesso del socio[7]. Resta salva l’applicazione della disciplina dell’acquisto di azioni proprie.
Azioni di risparmio
La loro disciplina è contenuta principalmente nel T.u.f. (artt. 145-147 D.lgs 58/98). Sono azioni prive del diritto di voto, destinate principalmente ai piccoli risparmiatori interessati esclusivamente ai vantaggi economici (normalmente nella distribuzione degli utili). Con la riforma tale categoria di azioni, previa modifica dello Statuto, può essere emessa da qualsiasi società per azioni, anche non quotata.

Cosa cambia in materia di obbligazioni societarie?
Notevoli sono le novità introdotte dalla riforma in materia di obbligazioni e titoli di debito che, oggi, possono essere emessi anche dalle società a responsabilità limitata. Com’è noto, gli obbligazionisti hanno diritto alla restituzione del capitale e alla riscossione degli interessi; ai sensi del nuovo articolo 2411 commi 1 e 2 del codice civile tale diritto può essere, in tutto o in parte, subordinato alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società e i tempi e la misura del pagamento degli interessi possono variare in relazione alle sorti economiche societarie.
Il legislatore interviene anche sulla competenza ad emettere obbligazioni non convertibili attribuendola agli amministratori[8], salvo che la legge o lo statuto non dispongano diversamente. L’emissione di obbligazioni convertibili, invece, rimane di competenza dell’assemblea straordinaria (articolo 2420-bis codice civile).
Quanto ai limiti quantitativi posti all’emissione di obbligazioni, alla società ne è consentita l’emissione per un ammontare che, complessivamente, non superi il doppio della somma del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili secondo l’ultimo bilancio approvato.
Tale limite può essere superato solo quando le obbligazioni eccedenti siano sottoscritte da investitori professionali oppure si tratti di obbligazioni garantite da ipoteca su immobili della società, fino ai due terzi del valore degli stessi[9]. Saranno i sindaci ad attestare il rispetto del nuovo limite (articolo 2412 comma 1 codice civile). Non è previsto alcun limite per le obbligazioni emesse da società quotate in mercati regolamentati.

I nuovi strumenti finanziari partecipativi
Il legislatore della riforma si è posto l’obiettivo di ampliare la possibilità per le s.p.a. Di reperire mezzi di finanziamento attraverso nuovi strumenti finanziari che attribuiscono diritti patrimoniali e di partecipazione, con esclusione però del diritto di voto nell’assemblea generale degli azionisti[10].
Lo scopo è dunque quello di consentire alla società per azioni di acquisire finanziamenti, evitando il più possibile l’ingerenza dei possessori degli strumenti finanziari nelle decisioni della società. Tali strumenti possono essere emessi a fronte di apporti di beni (es. Beni in natura, crediti, know how ecc.) e servizi.
In ogni caso, però, tali apporti non possono formare oggetto di conferimento e pertanto, i possessori non assumono la qualità di soci. E’ rimesso allo statuto la determinazione delle condizioni di emissione nonché dei connessi diritti amministrativi e partecipativi. Quanto ai diritti amministrativi, lo statuto potrà riconoscere il diritto di ispezionare i libri sociali, di richiedere all’organo amministrativo relazioni inerenti alla gestione, di intervenire nelle assemblee, di essere consultati in sede di redazione del bilancio. Lo statuto può inoltre, attribuire il diritto di opzione in caso di emissione di strumenti finanziari partecipativi della medesima categoria[11]. Per quel che concerne i diritti patrimoniali, lo statuto può attribuire il diritto ad una quota degli utili oppure, il diritto ad una remunerazione fissa, o indicizzata a parametri esterni (andamento del mercato) o interni (andamento economico della società).
Nell’ipotesi prevista dall’articolo 2411 codice civile, in cui i tempi e la misura del rimborso degli strumenti finanziari di partecipazione siano correlati all’andamento economico della società (per cui il rimborso non è assicurato), la legge, tutela i relativi possessori, disponendo che a tali strumenti si applica la disciplina delle obbligazioni[12]. Analogamente a quanto abbiamo visto per le azioni, l’assemblea straordinaria può deliberare l’assegnazione di strumenti finanziari ai dipendenti della società o di società controllate (articolo 2349 comma 2 c.c.). In tal caso lo Statuto può prevedere particolari norme collegate alla qualità soggettiva dei possessori di tali strumenti (potrebbe, ad esempio, lo statuto prevederne l’automatico riscatto da parte della società, qualora si dovesse interrompere il rapporto di lavoro del dipendente con la società emittente e con la controllata). E’ prevista un’assemblea speciale per ogni categoria di strumenti finanziari emessi dalla società. Essa deve approvare le deliberazioni dell’assemblea generale degli azionisti che pregiudichino i diritti della categoria[13]. Alle assemblee speciali si applicano le regole relative all’assemblea straordinaria.
Abbiamo detto che la funzione di questi strumenti finanziari è quella di fornire dei mezzi di finanziamento alla società. Essi sono:
Accettazioni bancarie
Sono titoli aventi la forma della cambiale tratta, con cui una società (traente) ordina ad una Banca (trattario) di pagare al beneficiario un determinato importo ad una scadenza prefissata. La Banca appone la propria firma per accettazione, divenendo di fatto l’obbligato principale. Naturalmente alla base c’è un accordo tra emittente e Banca secondo il quale il vero obbligato è il cliente, mentre la Banca garantisce il pagamento nei confronti dell’investitore. La società con questo mezzo sopperisce alle necessità finanziarie di breve termine.
Polizza di credito commerciale
Si tratta di un mezzo con cui un’impresa X contrae con un’altra impresa Y un debito che deve essere rimborsato ad una determinata scadenza (l’impresa X consegnerà all’impresa Y una lettera di riconoscimento del debito). L’impresa Y a sua volta cede il credito ad un investitore[14]. In genere a favore del creditore o di colui al quale il credito è ceduto viene prestata una fideiussione da parte di una Banca
Cambiali finanziarie
Sono titoli di credito all’ordine emessi in serie, con cui soggetti diversi dalle banche acquisiscono fondi tra il pubblico, con obbligo di rimborso. Esse sono trasferite tramite girata e sono equiparate per ogni effetto di legge alle cambiali ordinarie.
Certificati di investimento
Sono strumenti che consentono a soggetti diversi dalle Banche di raccogliere fondi tra il pubblico con obbligo di rimborso; possono essere offerti in serie.
Pronti contro termine
E’ uno strumento di finanziamento a breve termine con il quale un soggetto vende ad un altro una determinata quantità di titoli a reddito fisso al loro valore di mercato (c.d. Operazione a pronti) e nello stesso tempo si impegna a riacquistarli dallo stesso soggetto a cui li ha venduti, ad un prezzo prefissato superiore al prezzo di vendita (c.d. Operazione a termine).

(continua)
articolo estratto dalla rivista Basilea 2, anno II (2005), numero 1
http://www.finanzaediritto.it/shop.php?idcat=2

[1] Rispettivamente articoli 2350 c.C. E articolo 2437 sexies c.C.
[2] In caso di riduzione del capitale, il loro valore nominale è intaccato solo dopo che le perdite abbiano diminuito il valore delle azioni ordinarie.
[3] In passato era richiesta piĂą della metĂ  del capitale sociale, sia in prima che in seconda convocazione.
[4] Prima della riforma alla limitazione di voto corrispondeva necessariamente un privilegio patrimoniale.
[5] Il concetto è oggi espressamente confermato dal codice civile.
[6] Oggi la legge prevede espressamente che i compensi degli amministratori possono essere costituiti dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere azioni di futura emissione (articolo 2389 comma 2 c.C.).
[7] Si tratta di norme dirette ad imporre un determinato prezzo minimo per l’acquisto delle azioni del socio recedente, che per effetto del rinvio vengono applicate anche nel caso del rimborso delle azioni riscattate.
[8] Ricordiamo che nella previgente disciplina l’emissione delle obbligazioni non convertibili doveva essere deliberata dall’assemblea straordinaria oppure dagli amministratori a ciò espressamente delegati.
[9] Prima della riforma la società non poteva emettere obbligazioni per un ammontare superiore al capitale versato ed esistente secondo l’ultimo bilancio approvato, salva l’ipotesi di titoli garantiti da ipoteca o da titoli di Stato.
[10] Ai sensi dell’articolo 2346 comma 6, c.C. In presenza di strumenti finanziari emessi a fronte di particolari apporti, lo statuto può attribuire il diritto di voto ma esclusivamente su argomenti determinati. Si ritiene che comunque tale diritto di voto debba essere esercitato non nell’assemblea degli azionisti, bensì nell’assemblea speciale dei possessori degli strumenti di partecipazione.
[11] Non può invece essere accordato un diritto di opzione su azioni di nuova emissione, altrimenti si escluderebbe o limiterebbe il diritto di opzione dei soci.
[12] In via interpretativa occorrerĂ  stabilire quale parte della disciplina relativa alle obbligazioni non sia applicabile agli strumenti con remunerazione indicizzata a parametri interni.
[13] Secondo la dottrina l’assemblea speciale delibera anche sugli argomenti riservati dallo statuto ai possessori di tali strumenti , nonché sull’eventuale nomina loro attribuita, sempre per statuto, di un componente indipendente del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco.
[14] Il titolare del credito può, a sua volta, cedere il credito, con una successiva lettera di cessione, allegando tutte le lettere commerciali precedenti.




            

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