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LE CONSEGUENZE EUROPEE DELLE ELEZIONI IN GERMANIA. L'analisi di Kemal Dervis, ex Ministro turco agli Affari Pubblici

24 Settembre 2013 - Autore: Redazione


 ISTANBUL – Quasi un secolo fa, nel 1919, John Maynard Keynes ha analizzato le conseguenze economiche della pace dopo la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale certamente, le conseguenze delle elezioni politiche in Germania il 22 settembre non saranno altrettanto importanti. Ma il risultato non sarà così irrilevante come la maggior parte degli analisti attualmente sostengono.

Per cominciare, anche se l'attuale coalizione Unione Cristiano-Democratica (CDU)-Partito Liberal Democratico (FDP) formasse il prossimo governo, il cancelliere Angela Merkel potrebbe prendere decisioni a più lungo termine e più coraggiose senza doversi preoccupare dell'immediato impatto elettorale. Sarebbe in grado di portare avanti un programma con un orizzonte di due o tre anni, invece della sua attuale strategia a quattro settimane.

L’agenda post-elettorale della Merkel potrebbe comunque essere ancora molto cauta, puntando su un consolidamento fiscale a medio termine per la Germania e per la zona euro nel suo complesso a scapito del sostegno all'occupazione e alla crescita. Ma una Merkel rieletta sarebbe senza dubbio disposta a procedere, almeno a piccoli passi, verso la creazione di un’unione bancaria europea , che comprende anche un meccanismo di risoluzione che attinge alle risorse dell’intera zona euro.

Inoltre, anche se la Merkel guidasse la stessa coalizione politica, sosterrebbe con più forza regimi di appoggio della zona euro per incoraggiare i prestiti alle piccole e medie imprese, ed i  programmi di istruzione comunitari, come ad esempio l’Erasmus. Sarebbe anche disposta a lavorare sulle riforme istituzionali volte ad un coordinamento più serrato delle politiche economiche degli Stati membri dell'UE

Infine, anche all'interno della zona CDU-FDP, vi è un crescente riconoscimento che l’enorme avanzo delle partite correnti della Germania - al di sopra del 6% del PIL e il più grande al mondo in termini assoluti, a circa 250 miliardi di dollari - significa che i tedeschi ricevono quasi nessun rendimento su circa il 25 % dei loro risparmi . Una crescita della domanda un po’più rapida in Germania ed una diminuzione del surplus estero aiuterebbe non solo i partner commerciali della Germania, ma anche risparmiatori tedeschi.

Naturalmente, la coalizione CDU-FDP potrebbe non tornare al potere. Gli altri scenari post-elettorali sono una grande coalizione tra la CDU e il Partito Socialdemocratico (SDP); una coalizione rosso-verde tra la SDP ed i Verdi (se entrambi fanno meglio del previsto e la liberale FDP scende al di sotto della soglia  elettorale del 5%), possibilmente con il tacito appoggio a sinistra dalla De Linke; oppure una coalizione CDU-Verdi.

In tutti e tre i casi, il governo sarebbe più orientato verso l'integrazione europea e della zona euro di quanto sarebbe un’amministrazione nuovamente gestita dalla coalizione CDU-FDP. È vero, la Corte costituzionale tedesca ha escluso impegni finanziari aperti su cui il parlamento tedesco non ha alcun controllo, quindi la Germania non può spingersi al di là di un sostegno ad una maggiore integrazione economica senza una maggiore integrazione politica. Ma un governo che comprende lo SDP o i Verdi conterrebbe almeno un partito che è pronto ad intraprendere passi più significativi verso una zona euro quasi federale caratterizzata da elementi di unione fiscale (anche se limitati per ragioni di conformità costituzionale).

Entrambe le parti sono meno compiacenti del governo attuale circa le esigenze di stabilità della zona euro e le prospettive di crescita in Europa. Ed entrambi credono che esistono troppi lavori marginali a bassa retribuzione in Germania per giustificare rapporti entusiastici sulla qualità dell'occupazione; che la crescita del reddito è troppo lenta e coinvolge in modo sproporzionato i più ricchi; e che in qualche modo muna aggiore solidarietà all’interno della zona euro è nell’interesse proprio della Germania a lungo termine.

Le elezioni tedesche non produrrnno un terremoto politico e non apriranno la porta improvvisamente ad un'Europa federale sul modello degli Stati Uniti, con grandi trasferimenti fiscali impliciti e una difesa ed una politica estera altamente centralizzate. Ma, come minimo, è probabile che accelerarino l'attuazione delle decisioni della zona euro che sono già state prese, portando a politiche economiche un po 'più espansive sia in Germania e che nella zona euro.

Un governo che comprende lo SDP o i Verdi - che hanno entrambi l’egualitarismo e l’internazionalismo nel loro DNA - quasi certamente andrebbe oltre e abbraccierebbe una riforma sostanziale, il rinnovamento ed il rafforzamento delle istituzioni della zona euro come obiettivo a medio termine. Un tale governo appoggerebbe una strategia dell'Eurozona, guidata da Germania e Francia, che si concentra sulla crescita e l'occupazione, che infonderebbe un po’ di entusiasmo costruttivo alle elezioni del Parlamento europeo che avranno luogo nel 2014.

Un governo tedesco di coalizione che include il SDP o dei Verdi (ormai un giocatore centrale nella politica tedesca) potrebbe quindi accelerare le riforme e l’integrazione che la zona euro necessita. Ciò consentirà all'Europa, che finalmente avrà il pieno sostegno della Germania, di recuperare più rapidamente dal suo malessere economico e di assumere il ruolo di leadership a livello mondiale che ha eluso per tanto tempo.




            

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