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LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SENTENZIA.

23 Aprile 2012 - Autore: mariagrazia mazzaraco


 

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30199 datata 30 dicembre 2011, si è pronunciata nel senso di non divisione della casa coniugale tra gli ex coniugi qualora si accertasse essere una possibile causa di pregiudizio per la serenità dei figli.
La suddivisione dell’immobile in due unità abitative, non solo ne modifica la struttura logistica ma altera, altresì, quell’ambiente domestico in cui i figli delle parti in causa hanno fino a quel momento vissuto a scapito della salubrità e serenità famigliari.
Si ricordi, a tal proposito, che l’assegnazione della casa coniugale ad un coniuge – generalmente trattasi della moglie -  piuttosto che ad un altro è disposta dagli artt. 155 quarter del Codice Civile e 6 della Legge sul Divorzio: la priorità da perseguire nonché tutelare è l’interesse del figlio.
Suscita interesse, invece, la sentenza n.28870 relativamente recente – 27 dicembre 2011 – con cui le toghe di piazza Cavour non riconoscono il diritto al mantenimento dell’ex coniuge (marito) per tutta la durata dello status di disoccupazione in cui verrebbe a trovarsi a condizione che non si dimostri l’impossibilità oggettiva a collocarsi sul mercato del lavoro causa la propria inabilità regolarmente documentata.
La carenza motivazionale per vedersi corrisposto il mantenimento, non può essere colmata dalla mera esibizione dello stato di disoccupazione.
Ex adverso, ha diritto alla corresponsione dell’assegno divorzile da parte dell’altro coniuge (marito), l’ex coniuge (moglie) che seppur lavorando durante il matrimonio ha vissuto all’insegna di un tenore di vita di “media agiatezza”.
La sentenza n. 28824 del 27 dicembre scorso prescinde dall’eseguire indagini più approfondite e dettagliate “per quanto non sia stata svolta una specifica indagine probatoria diretta a determinare il tenore di vita del nucleo familiare”; è sufficiente la documentazione fiscale riportante i redditi conseguiti e dichiarati dagli allora conviventi: “l’assegno divorzile trova il suo presupposto nella inadeguatezza dei mezzi economici (comprensivi i redditi, cespiti patrimoniali e ogni altra utilità di cui può disporre) dal coniuge richiedente e specificamente nella insufficienza dei medesimi a consentirgli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e nell’esigenza di un tendenziale ripristino della precedente condizione di equilibrio”.
Dott.ssa Mariagrazia MAZZARACO



            

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Ultimi commenti degli utenti

Mi dispiace dottoressa; le Sentenze della Cassazione in materia di seprazioni non suscitano "iteresse" come lei ha scritto nell'articolo ma inaccettabile discriminazione a seconda del sesso del ricorrente. Se un uomo Ŕ disoccupato non ha alcun diritto al mantenimento, se una donna lavora ha diritto "a mantenere l'agiatezza avuta in costanza di matrimonio" . In Italia siamo alla vera e propria discriminazione sessuale dal punto di vista giurisprudenziale che colpisce sempre e comunque l'uomo, in quanto tale. E' una situazione di disparitÓ inaccettabile. Alla faccia del "La Legge Ŕ uguale per tutti". Vergogna tutta italiana. Poi si parla di paritÓ e di discriminazioni a danno delle femmine. Alla faccia !!

29 Gennaio 2013 ore 10:32:33 - Tex












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