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La responsabilità dell'ingegnere incaricato dall'impresa appaltatrice

16 Aprile 2009 - Autore: Avvocati Plenteda e Maggiulli (www.plentedamaggiulli.it)


Fonte: www.plentedamaggiulli.it

Tribunale Bari, Sentenza n. 551 del 12/02/2009


L'operato di qualsiasi figura professionale è suscettibile di essere passato al vaglio della responsabilità civile. Non si sottrae a questo principio, che con sempre maggiore vigore si va affermando nella quotidiana pratica forense, la figura professionale dell'ingegnere.

Il Tribunale di Bari, nel caso di specie, si è trovato a decidere di una richiesta di risarcimento danni rivolta da un impresa appaltatrice nei confronti dell'Ingegnere al quale essa stessa aveva affidato incarico professionale inerente alla realizzazione di un'opera, che le era stata commissionata dall'appaltante.

Accertata l'inesatta esecuzione della prestazione professionale, il Tribunale ha comunque rigettato la domanda di risarcimento danni proposta dall'impresa appaltatrice, sul rilievo che quest'ultima non aveva subito alcun danno in conseguenza dell'inadempimento dell'ingegnere.

Qualora l'attività del professionista si colloca nell'ambito dell'esecuzione di un contratto d'appalto, sostiene il Giudice, affinché sia configurabile un danno risarcibile in capo all'impresa appaltatrice, è necessario che l'inadempimento del professionista abbia prodotto un danno diretto all'appaltante, che si sia tradotto, poi, in un conseguente danno anche per l'impresa appaltatrice sub specie, per esempio, di "minor compenso riconosciuto dall'ente appaltante in ragione delle riscontrate "carenze", ovvero errori progettuali".

Poiché la prova del danno è in ogni caso a carico della parte attrice, incombe all'impresa appaltatrice l'onere:
- di provare l'esistenza dell'incarico professionale;
- di allegare l'inadempimento dell'ingegnere;
- di provare il danno e, in particolare, la circostanza che il danno diretto subito dall’appaltante si sia tradotto in un pregiudizio patrimoniale anche per la ditta appaltatrice.
In assenza di tale prova, l’azione di responsabilità non può trovare accoglimento.

TESTO DELLA SENTENZA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 3/2/1997, la I. - premesso di aver dato incarico all'Ing. F.L. di eseguire prestazioni professionali e di aver ricevuto dal professionista, al termine del rapporto (svoltosi nel 1995 e sino al 17 ottobre 1996, data in cui il professionista comunicava con telegramma le sue dimissioni), la richiesta di pagamento del compenso; di averne contestato sia l'an che il quantum; di aver diritto, invece, al risarcimento dei danni subiti per colpa del tecnico - conveniva in giudizio l'ing. L. dinanzi al Pretore di Bari, Sezione distaccata di Bitonto, perché fossero accolte le seguenti conclusioni: "accertare e dichiarare i compensi effettivamente maturati dall'Ing. F.L. a seguito dell'incarico professionale da lui svolto per conto della I.; accertare e quantificare i danni che la I. ha subito a seguito dell'attività professionale svolta dall'ing. L., con conseguente compensazione delle somme a lui dovute, se dovute; condannare il convenuto alle spese e competenze del giudizio". Costituendosi in giudizio con comparsa depositata il 3/4/1997, l'ing. L. contestava la pretesa risarcitoria azionata dalla I. e proponeva domanda riconvenzionale di condanna dell'impresa attrice al pagamento dei compensi professionali, ammontanti - secondo le notule prodotte, corredate da parere di congruità del competente ordine professionale - a Lire 50.794.372, oltre IVA, contributo previdenziale, spese per parere di congruità ed interessi nella misura stabilita dall'art. 9, comma 4, L. 143/1949 da cui detrarre l'acconto percepito di Lire 7.500.000. Con ordinanza resa all'udienza del 18/4/1997, il V. Pretore di Bitonto, preso atto della domanda riconvenzionale spiegata, eccedente la competenza per valore del Pretore, a norma dell'art. 36 c.p.c., disponeva la cancellazione della causa dal ruolo ed assegnava alle parti il termine di giorni novanta per la riassunzione del giudizio dinanzi al giudice competente. Con atto del 9 maggio 1997, l'ing. L. riassumeva la causa dinanzi al Tribunale di Bari, insistendo per l'accoglimento delle seguenti conclusioni: "respinta ogni avversa domanda ed eccezione, la I., sia condannata al pagamento, in favore dell'Ing. F.L., della somma di Lire 43.294.372, oltre interessi di cui all'art. 9, 4 comma, L. 143/1949 IVA contributo previdenziale, spese per il parere di congruità; oltre alla rifusione delle spese processuali". Si costituiva quindi, la I. ribadendo le proprie pretese e chiedendo di chiamare in causa l'ing. D.c. in quanto tecnico preposto insieme all'ing. L. presso il cantiere di (...) e con lui, pertanto, responsabile dei presunti danni causati alla impresa.
Autorizzata la chiamata in causa dell'ing. S., il richiedente L. non vi provvedeva, mentre con comparsa di costituzione depositata in data 30/1/02 interveniva nel giudizio la I. S.p.A. in persona del legale rappresentante p.t.
A seguito di trattazione e istruzione (mediante interrogatorio formale della C. e del L., prova testimoniale, esibizione dei documenti e consulenza tecnica di parte), la causa veniva riservata per la decisione all'udienza del 9/4/08 sulle conclusioni rassegnate dalle parti (che qui si intendono riportate).

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda relativa ai presunti danni lamentati dalla I. è risultata infondata e va pertanto rigettata.
Infatti, quanto alle dedotte anomalie relative al cantiere di (...), e conseguenti danni lamentati dall'impresa attrice a pag. 4 dell'atto di citazione del 25/1/97, va preliminarmente rilevato che, contrariamente a quanto asserito dalla ditta I., nel telegramma del 17/10/1996 inviato dall'ing. a. non può leggersi, in maniera chiara e sicura, alcun riconoscimento di responsabilità da parte del professionista, non essendo il tenore del telegramma di univoca comprensione, ove si consideri che il L. si è limitato, in risposta al telegramma di contestazione degli addebiti inviatogli dall'impresa, a "chiedere urgentemente specifica oneri da rimborsare", oltre che a rassegnare le proprie dimissioni (cfr. telegrammi allegati).
In particolare all'Ing. L. venivano contestati i seguenti danni: errato posizionamento dei plinti nel vano ascensore con conseguente impossibilità di effettuare fermata al piano interrato, errato posizionamento dei due pilastri posti a delimitazione del vano ascensore; mancata previsione delle opere strutturali necessarie all'apertura dei vani di areazione nel piano interrato come richiesto dai Vigili del Fuoco, errata dimensione e scelta tipologica del materiale per la realizzazione del muro di intercapedine posteriore, errato posizionamento degli sbalzi per balconi sul prospetto principale di via (omissis). Il c.t.u., rispondendo al quesito n. 6 (cfr. pagg. 33 e segg. relazione in atti), ha analizzato singolarmente le contestazioni specificamente mosse dall'impresa, concludendo che esse sono si effettivamente esistenti (e consistenti, per esempio, nell'impossibilità di effettuazione di fermata dell'ascensore al piano interrato dell'edificio, ovvero nell'impossibilità di utilizzo dell'impianto da parte di persone disabili ecc.), anche se le stesse potrebbero essere qualificate come "carenze progettuali", specificando altresì che queste, pur non compromettendo la funzionalità dell'edificio, hanno tuttavia determinato "un abbattimento del valore commerciale dell'immobile in misura del 10%" (v. pag. 39).
Invero, pur a fronte di tali conclusioni del c.t.u., il Giudicante non può esimersi dal rilevare che tale accertato danno, consistente nel minor valore commerciale dell'immobile, è un danno subito direttamente dalla stazione appaltante proprietaria dell'immobile, mentre non è stata fornita prova alcuna (da parte dell'attrice I., cui incombeva il relativo onere) che tale danno si sia tradotto in un conseguente danno anche per l'impresa appaltatrice I., per esempio a causa di un minor compenso riconosciuto dall'ente appaltante in ragione delle riscontrate "carenze", ovvero errori progettuali.
Pertanto la domanda principale di risarcimento danni va rigettata.

Quanto alla domanda riconvenzionale proposta dal L., la stessa è parzialmente fondata ed entro tali limiti va pertanto accolta.

(omissis)

P.Q.M.

il Tribunale di Bari - quarta sez. civile, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda principale proposta da I. con citazione notificata il 3/2/97 nei confronti di L.F., nonché sulla domanda riconvenzionale proposta con comparsa depositata in data 3/4/97, giudizio poi riassunto da L.F. con atto del 9/5/97, così provvede:
A) rigetta la domanda principale;
B) accoglie parzialmente la domanda riconvenzionale e per l'effetto, condanna C.M. al pagamento dei compensi professionali maturati in favore di L.F. nella misura di Euro 20.677,00 (cui va detratto l'acconto già corrisposto), nonché al pagamento degli interessi legali ex art. 9 l. 143/1949 sino all'effettivo soddisfo, iva e accessori tutti di legge e spese di richiesta parere di congruità della parcella;
C) condanna C.M. al pagamento delle spese processuali in favore di L.F., liquidate in complessivi Euro 8.407,34 (di cui Euro 3.000,00 per diritti e Euro 5.000,00 per onorari), oltre accessori tutti di legge, nonché al pagamento delle spese di c.t.u.

Così deciso in Bari il 2 gennaio 2009.

Depositata in Cancelleria il 12 febbraio 2009.




            

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