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LA BCE IN PREDA AGLI INTERESSI PRIVATI PREFERISCE LE BANCHE ALLA GRECIA. L'analisi del Premio Nobel Joseph Stiglitz

8 Febbraio 2012 - Autore: Redazione


NEW YORK – Nulla meglio del dibattito sulla ristrutturazione del debito sovrano greco può illustrare le controtendenze politiche, gli interessi particolari e la miope economia che sono ora in gioco in Europa. La Germania insiste su una ristrutturazione profonda – che preveda almeno una decurtazione del valore delle obbligazioni in mano agli investitori privati del 50% – mentre la Banca centrale europea insiste sul fatto che qualsiasi ristrutturazione debba essere volontaria.

In passato – pensiamo alla crisi debitoria dell’America latina scoppiata negli anni Ottanta – fu possibile mettere i creditori, soprattutto le grandi banche, in una stanza per elaborare un accordo, grazie anche all’opera di persuasione o alle pressioni fatte dai governi e dagli enti di vigilanza desiderosi che le cose procedessero senza difficoltà. Ma con l’avvento della cartolarizzazione dei debiti, i creditori sono diventati oltremodo numerosi e includono hedge fund e altri investitori su cui gli enti di vigilanza e i governi hanno una scarsa influenza.

L’“innovazione” portata nei mercati finanziari ha reso possibile che i possessori di titoli venissero assicurati, e che quindi avessero un “posto a tavola” senza rischiare alcunché. Dietro a tale mossa esistono ovviamente degli interessi: l’obiettivo è riscuotere il pagamento dell’assicurazione, così che la ristrutturazione diventi un “evento creditizio” – che equivale a un default. L’insistenza della Bce su una ristrutturazione volontaria – per evitare un evento creditizio – ha messo i due fronti ai ferri corti. L’ironia è che gli enti di vigilanza hanno acconsentito alla creazione di questo sistema disfunzionale. 

La posizione della Bce è singolare. Le banche avrebbero potuto gestire il rischio di default sui bond in portafoglio acquistando una copertura assicurativa. E qualora l’avessero acquistata, l’ente di vigilanza responsabile della stabilità sistemica avrebbe dovuto garantire che l’assicuratore pagasse in caso di perdita. Ma la Bce vuole che le banche soffrano una perdita del 50% sulle proprie obbligazioni, senza rimetterci i “benefici” dell’assicurazione.

I motivi che spiegano la posizione della Bce sono tre e nessuno fa onore all’istituzione e alla sua condotta in fatto di regolamentazione e supervisione. Il primo è che le banche non hanno, di fatto, acquistato una copertura, facendo in alcuni casi della speculazione. In secondo lungo, la Bce sa che il sistema finanziario non è trasparente – e che gli investitori sanno di non poter valutare correttamente l’impatto di un default involontario, che potrebbe causare un congelamento dei mercati creditizi, innescando quanto avvenuto dopo il crack Lehman Brothers del 2008. Infine, la Bce vorrebbe tentare di proteggere le poche banche che hanno sottoscritto un’assicurazione.

Nessuna di queste spiegazioni rappresenta una scusa adeguata all’opposizione della Bce alla profonda ristrutturazione involontaria del debito greco. La Bce avrebbe dovuto insistere su una maggiore trasparenza, anche a fronte di quanto già vissuto nel 2008. Gli enti di vigilanza non avrebbero dovuto permettere alle banche di speculare come hanno fatto; o per lo meno, avrebbero dovuto spingerle ad acquistare una copertura e insistere su una ristrutturazione tale da garantire la liquidazione dell’assicurazione.

Non sono molte le prove a dimostrazione che una ristrutturazione involontaria sarebbe in qualche modo più traumatica di una ristrutturazione volontaria di pari livello. Insistendo sulla volontarietà, la Bce cerca di garantire che la ristrutturazione non sia profonda; in questo caso mette però gli interessi delle banche davanti a quelli della Grecia, per la quale una ristrutturazione profonda è fondamentale per uscire dalla crisi. La Bce sta mettendo gli interessi delle tante banche che hanno sottoscritto credit-default swaps davanti a quelli della Grecia, dei contribuenti europei e dei creditori che hanno agito con prudenza e si sono tutelati con una copertura assicurativa.

L’ultima stranezza in merito alla posizione della Bce riguarda la governance democratica. La decisione sulla presenza o meno di un evento creditizio è lasciata a una commissione segreta della International Swaps and Derivatives Association, un gruppo di settore che ha un interesse personale nell’esito. Se le notizie riportate dai giornali sono corrette, alcuni membri della commissione starebbero usando il proprio ruolo per promuovere negoziazioni più accomodanti. Appare insensato che la Bce deleghi a una commissione segreta fatta di partecipanti al mercato utilitaristi il diritto di decidere cosa sia una ristrutturazione di debito accettabile.

L’unica argomentazione che sembra, almeno superficialmente, mettere l’interesse pubblico davanti a tutto è che una ristrutturazione involontaria potrebbe provocare un contagio finanziario, mettendo le grandi economie dell’Eurozona come Italia, Spagna e Francia di fronte a un brusco, e forse proibitivo, aumento dei costi di indebitamento. Per quale motivo, però, una ristrutturazione involontaria dovrebbe portare a un contagio peggiore rispetto a una ristrutturazione volontaria di pari densità? Se il sistema bancario fosse ben regolamentato, e le banche in possesso di debito sovrano fossero dotate di una copertura, una ristrutturazione involontaria dovrebbe turbare meno i mercati finanziari.

C’è poi chi sostiene che se la Grecia se la cavasse con una ristrutturazione involontaria, altri potrebbero seguire il suo esempio. I mercati finanziari, preoccupati di questa situazione, alzerebbero immediatamente i tassi di interesse su altri Paesi a rischio dell’Eurozona, siano essi grandi o piccoli.

Ma i Paesi maggiormente a rischio sono già stati tagliati fuori dai mercati finanziari, quindi la possibilità di una reazione di panico appare remota. Altri potrebbero essere tentati di imitare la Grecia se il Paese ellenico ne uscisse effettivamente meglio con una ristrutturazione che non in caso contrario. Questo è vero ma si sa già.

Il comportamento della Bce non dovrebbe sorprendere: come abbiamo visto altrove, le istituzioni che non sono democraticamente responsabili, tendono ad essere catturate da interessi particolari. E così è stato prima del 2008; sfortunatamente per l’Europa, e per l’economia globale, da allora il problema non è mai stato adeguatamente affrontato.

 

 

Joseph E. Stiglitz è professore universitario alla Columbia University, premio Nobel in economia e autore di Freefall: Free Markets and the Sinking of the Global Economy.

 


Traduzione di Simona Polverino

 

© Project Syndicate, 2012.




            

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