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LA “CONTRATTAZIONE DI PROSSIMITÀ” PUO' ESSERE UTILE AL SUD

16 Gennaio 2012 - Autore: Studio Legale Associato F. Stolfa - M. De Benedittis - M- Martinelli


LA “CONTRATTAZIONE DI PROSSIMITÀ” PUO’ ESSERE UTILE AL SUD

 

L’art. 8, inserito dal governo Berlusconi fra le “misure a sostegno dell’occupazione” della cd. Manovra-bis (DL 138/2011), ha introdotto nel nostro ordinamento giuslavoristico la cd. contrattazione collettiva di prossimità. Da oggi, tutti i contratti aziendali o territoriali, stipulati con i sindacati più rappresentativi o con le loro rappresentanze aziendali, se perseguono particolari finalità di interesse generale (incrementi occupazionali, emersione di lavoro irregolare, miglioramento della competitività, gestione di crisi aziendali, ecc.) potranno introdurre deroghe sia alla legge che alla contrattazione nazionale. Queste deroghe potranno riguardare più o meno tutte le materie, compreso l’orario di lavoro, l’inquadramento, i contratti a termine e quelli part-time e persino le conseguenze del licenziamento (tranne quello con finalità discriminatorie, specie verso le lavoratrici, per motivi di matrimonio, gravidanza o adozione), la responsabilità solidale del committente negli appalti (art. 29, D.lgs. 276/03), la somministrazione e la qualificazione dei rapporti di lavoro dei nuovi assunti ovvero la trasformazione dei rapporti esistenti. Unici limiti: il rispetto della Costituzione, delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali. Questi contratti di prossimità potranno essere vincolanti per tutti i lavoratori dell’azienda.

La norma consente quindi una vasta flessibilizzazione del diritto del lavoro e si è subito attirata critiche feroci da ambienti sindacali, giudiziari e accademici. Essa merita, tuttavia, a mio avviso, una riflessione più pacata e soprattutto attenta alle peculiarità della nostro sistema produttivo che, come è noto, tiene (faticosamente) insieme la parte più ricca e quella più povera dell’Europa che conta ed è anche caratterizzato dalla larga diffusione della piccola e media impresa. Ebbene, sin dal dopoguerra, questo universo così complesso e variegato lo si è sempre regolato in modo unitario e centralizzato, sia dal punto di vita legislativo che da quello contrattuale-collettivo, con il risultato di creare livelli di tutela troppo alti per il Meridione e le PMI e troppo bassi per il Nord e le aziende maggiori; un problema, questo, particolarmente evidente nel settore agricolo. Un altro risultato di questa centralizzazione e rigidità normativa è costituito dalla scarse e scadenti relazioni sindacali nelle PMI, soprattutto (ma non solo) meridionali, soprattutto ma (non solo) nel settore agricolo. Ciò deriva, certamente, anche dalla scarsa capacità di molti quadri sindacali di base di rapportarsi con l’universo delle PMI - nell’ambito delle quali la parola d’ordine prevalente non può certo essere “conflittualità” bensì “collaborazione” - e, per converso, dalla tendenza dei piccoli imprenditori a privilegiare relazioni di tipo paternalistico con il proprio personale. Non v’è dubbio, però, che queste reciproche difficoltà e diffidenze siano state accentuate anche da un sistema normativo poco flessibile e quindi incapace di adeguarsi alle peculiarità del nostro sistema produttivo.

La contrattazione di prossimità potrebbe contribuire a risolvere questi problemi diventando lo strumento per flessibilizzare e adeguare il rigido sistema normativo italiano. Non sto pensando certo a grandi stravolgimenti – che pure, in teoria, la norma voluta da Sacconi consentirebbe – ma a quei piccoli, eppure preziosi, adeguamenti che consentano alle nostre migliori PMI di operare nella legalità e di innescare meccanismi virtuosi di sviluppo. Per fare solo un esempio (ma se ne potrebbero fare tanti), pensiamo al vasto settore degli esportatori ortofrutticoli pugliesi, costituto spesso da aziende dinamiche e moderne ma pesantemente penalizzate dalla mancanza di una regolazione contrattuale adeguata; ma anche alle difficoltà che si incontrano nell'applicazione del CCNL agricolo nell'intera area meridionale. Del resto, gli accordi di prossimità si faranno comunque (non si può certo pensare di bloccare tutta la contrattazione di secondo livello) ed è meglio che li gestiscano i sindacati più rappresentativi ma anche più responsabili, proprio per non lasciare spazio a operazioni poco trasparenti. Un atteggiamento di disponibilità dei sindacati maggiori indurrebbe le piccole aziende ad aprirsi finalmente alle relazioni sindacali (aziendali o territoriali), quelle vere, quelle serie, che sono sempre un’occasione di maturazione e di crescita. In definitiva, l’art. 8, attribuendo al sindacato italiano le chiavi di una generale flexicurity contrattata, gli offre una grande occasione per entrare in relazione con ampi settori produttivi dai quali è oggi sostanzialmente escluso sia al Sud che al Nord. Forse pensato per altri, meno commendevoli scopi, questo istituto, se inteso e applicato, invece, in modo prudente e corretto, pone una sfida importante ai nostri imprenditori e ai nostri sindacati e potrebbe rappresentare un’occasione di sviluppo soprattutto per il sistema economico meridionale.

Avv. Francesco Stolfa

(Articolo pubblicato da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 1/12/2011)




            

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