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L'UNIONE BANCARIA ARRIVA CON L'ANNO NUOVO. L'analisi di Michel Barnier, commissario europeo per il Mercato interno dei servizi

19 Ottobre 2012 - Autore: Redazione


BRUXELLES - Cinque anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria, la situazione economica e politica in Europa resta fragile, con una lieve recessione prevista per quest'anno e un tasso di disoccupazione in aumento. Oltre a ridurre il disavanzo, occorre attuare un piano europeo di investimenti per 120 miliardi di euro (155 miliardi di dollari) e rafforzare il mercato unico europeo per liberare il potenziale di crescita.

C'è bisogno, però, anche di altre misure strutturali. L'Unione europea deve porre fine al circuito di feedback negativo tra i singoli Stati membri e i loro sistemi bancari nazionali. Tra il 2008 e il 2011, i contribuenti europei hanno erogato alle banche 4,5 trilioni di euro sotto forma di prestiti e garanzie. In alcuni Paesi, la minaccia di una ricapitalizzazione delle banche con fondi pubblici ha determinato un calo della fiducia da parte dei mercati e un notevole aumento dei tassi di interesse.

La Banca centrale europea (Bce) ha adottato misure decisive per spezzare questo circolo vizioso; inoltre, è stato raggiunto un consenso sulla necessità per i 17 paesi dell'eurozona di un'unione bancaria che sostenga la moneta comune. La Commissione europea ha proposto un regolamento unico sui requisiti di capitale delle banche, un sostegno mutuo tra i sistemi nazionali di garanzia dei depositi, e regole a livello europeo per la risoluzione delle banche in fallimento, che assegnino gli oneri maggiori agli azionisti e ai creditori, anziché ai contribuenti.

Il 29 giugno scorso i capi di Stato e di governo si sono impegnati per la creazione di un supervisore unico europeo per le banche della zona euro. Questa è una buona notizia sia dal punto di vista della stabilità finanziaria che delle finanze pubbliche: una volta che il supervisore unico sarà operativo, i controlli saranno più credibili e imparziali, il che è importante per trattare con le banche in difficoltà e gestire il loro ritorno alla vitalità economica.

La Commissione europea ha inoltre presentato una serie di proposte legislative per istituire il meccanismo unico di supervisione bancaria e conferire compiti di vigilanza alla Bce. Questa proposta deve ora essere modificata e approvata al più presto dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei ministri, se vogliamo avere la possibilità di attivare il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) e procedere con gli altri pilastri di un'unione bancaria.

In alcune aree, tuttavia, c'è ancora da fare:

·         Il campo di applicazione del nuovo meccanismo di supervisione. Alcuni Stati membri sono a favore di una limitazione della supervisione europea alle banche di rilevanza sistemica, mentre la Commissione ritiene che essa dovrebbe coprire tutti i 6000 istituti di credito della zona euro. In fondo, è impossibile dare una definizione esatta di "rilevanza sistemica". Il fallimento di banche come la Northern Rock, la Dexia e la Bankia ci ricorda che le banche di piccole e medie dimensioni possono mettere a repentaglio l'intero sistema finanziario. D'altro canto, la compresenza di due meccanismi di supervisione per banche operanti nello stesso mercato è una soluzione intrinsecamente instabile.

·         La partecipazione dei paesi non aderenti all'euro al nuovo sistema di vigilanza. La proposta della Commissione conferisce alla Bce poteri di supervisione nei confronti di tutte le banche dell'eurozona. Per i Paesi che non ne fanno parte, essa prevede un meccanismo di adesione volontaria e soggetta ad approvazione da parte della Bce stessa. Ma i trattati europei rendono complicato conferire a questi Paesi pieni poteri di voto. Personalmente non vedo alcun problema politico nel dare loro la possibilità di influenzare le decisioni del supervisore Ue, ma bisognerà ricorrere a un pizzico di creatività per trovare una soluzione giuridicamente corretta ed equa.

·         Ruolo dei supervisori nazionali all'interno del nuovo sistema. Con il passaggio dei poteri alla Bce, il Consiglio europeo ha chiaramente optato per un cambio di paradigma. Tuttavia, i supervisori nazionali faranno parte del consiglio che dovrà deliberare su questioni importanti, che saranno preparate e attuate da loro stessi. Le trattative in corso prevedono ancora la possibilità di mettere a punto il ruolo dei supervisori europei e nazionali, ma l’approvazione finale spetterà comunque alla Bce.

·         Paesi UE fuori dalla zona euro che non vogliono aderire al meccanismo unico di supervisione. Questi paesi hanno espresso preoccupazione in merito alle nuove competenze conferite alla Bce. In particolare, sollevano dubbi sui diritti di voto della Bce nell'ambito dell'Autorità bancaria europea, che avrà la responsabilità di redigere un regolamento unico per tutti i 27 paesi del mercato unico dell'Ue, e di rafforzare la convergenza delle prassi di vigilanza. Bisogna trovare un modo per preservare appieno il grado d'influenza dei paesi non aderenti all'euro all’interno dell'Autorità bancaria europea.

·         La responsabilità democratica dei nuovi poteri di vigilanza della Bce. Nonostante il suo nuovo ruolo, la Bce deve, ovviamente, mantenere la sua piena indipendenza in termini di politica monetaria. Pertanto, una questione importante è capire come, oltre ad attribuire un ruolo importante al Parlamento europeo, i parlamenti nazionali possano giocare un ruolo attivo nella supervisione delle decisioni.

·         Tempistica. Secondo alcuni paesi europei, la proposta della Commissione di un'entrata in vigore all'inizio del 2013 è troppo ambiziosa. Un supervisore bancario efficace è, però, un prerequisito per la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell'ESM. Solo contando su questa possibilità e su una vigilanza unificata forte l'Europa sarà in grado di spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari deboli e debito sovrano, e quindi risolvere la crisi dell’eurozona.

L'entrata in vigore nel gennaio 2013 comporterebbe la supervisione da parte della Bce delle banche che hanno ricevuto o richiesto finanziamenti pubblici. Tutte le banche di maggiore rilevanza sistemica sarebbero soggette a supervisione con il nuovo meccanismo soltanto nel luglio 2013, mentre per le restanti si dovrebbe attendere l'inizio del 2014.

È normale che il dibattito su un progetto così rischioso sia piuttosto acceso. Paesi come la Germania, la Finlandia e i Paesi Bassi hanno ragione a sostenere che un progresso rapido non può andare a scapito della qualità della nuova struttura di vigilanza. Gli Stati dell'Ue, però, sono chiamati a rispettare l'impegno assunto a giugno e a trovare un accordo per una graduale entrata in vigore nel gennaio 2013.

 

©Traduzione di Federica Frasca

 




            

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