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JPM: la fine di un mito o un segnale che insegna?

18 Maggio 2012 - Autore: Redazione


a cura del Prof. Giuseppe G. SANTORSOLA
Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari. 
Università Parthenope di Napoli

JP Morgan è stato nel 1908 il salvatore della patria nel corso della prima grande crisi dell’era moderna: di fatto il suo sostegno finanziario verso il Tesoro degli USA contribuì in modo determinante a ricondurre all’equilibrio la situazione. Non dimentichiamo che in tale occasione si realizzò profitto sia per il banchiere che per lo Stato. Suo figlio JP jr. organizzò e gestì il prestito del 1927 per l’Italia. Negli anni ’30 la Banca Morgan fu ulteriormente protagonista, divenendo il prototipo della separazione tra banche commerciali (JPM) e di investimento (Morgan-Stanley). Nel 2000 JP Morgan, divenuta di fatto una banca non più solo commerciale, si fonde con Chase Manhattan Bank delineando il nuovo modello integrato (6 unità di business) e nel 2008, acquistando Bears Stearn, consentì alla FED (che la sollecitò e finanziò allo scopo) di sostituirsi alla SEC nel salvataggio. Nella crisi successiva JPM-Chase accettò forzosamente i fondi TARP del Tesoro americano, pur non necessitandone, risultando di fatto la banca meno in difficoltà dopo Goldman Sachs. Jamie Dimon il suo CEO ostacolò fin dove possibile la forzosa accettazione dell’intervento esterno, vissuto come una nazionalizzazione. Dimon e Blankfein sono gli unici due banchieri tra i top 20 del mondo ad essere rimasti in carica dopo la crisi. Questa rassegna storica è premessa del commento alla notizia che evidenzia la dichiarazione della perdita di circa 2mld$ relativa alla gestione di strumenti derivati non hedge, tramite la filiale di Londra. 

Precisiamo che l’ammontare della perdita, in se rilevante, non incide in modo determinante sul patrimonio netto della banca, ma soprattutto è solo il 10% dell’utile 2011 ed è riducibile in prospettiva. Il problema è un altro e deve essere analizzato per punti separati.

1. la banca è un mix di attività commerciali e di investimento dedicate all’economia; la perdita è relativa invece ad operazioni finanziarie speculative su derivati con capitali provenienti da depositi di clientela retail;

2. JPM Chase si era posta come paladina dell’autonomia del banchiere tradizionale, contrario all’intervento di Authority e politica nelle scelte delle banche, motori indipendente dell’economia;

3. l’evento dimostra  debolezza organizzativa e dei sistemi di controllo interno, per quanto modificati dopo la crisi; l’elemento centrale della banca moderna, il middle office determinante dell’efficienza, il nucleo della capacità di risk management;

4. l’evento ripropone il tema del moral hazard; anzi lo duplica: la banca investe in derivati denaro del pubblico retail e garantiti dalla protezione dello Stato;

5. anche le Authorities risultano percosse dall’evento; l’ultimo stress test di JPM Chase era positivo e ciò conferma che l’operatività su strumenti volatili non può essere soggetta a controlli idonei per stimarne il rischio: messaggio pericoloso per i mercati;

6. a livello normativo, è una dimostrazione di debolezza della nuova disciplina bancaria (Dodd-Frank Act) e dell’utilità potenziale della sua sezione denominata Volcker rule (divieto di utilizzo di capitali dei clienti nel trading).

A fronte di questo scenario preoccupante in prospettiva, stimando che altre banche, senza cotanta tradizione, possano essere nelle medesime condizioni, si evidenzia invece la pronta comunicazione dell’evento da parte del CEO con ammissione delle colpe dirette in entrambe le direzioni delle sue responsabilità: la gestione e il controllo. Invero un cambio di rotta rispetto all’atteggiamento precedente al momento dei primi rumors, anche interni alla banca, sull’evento (a storm in a cup of tea). Sotto il profilo comportamentale, una reazione inattesa e meritevole che, forse, non eviterà la sua sostituzione. Ha peraltro dedicato a se stesso le parole e i modi con i quali aveva a suo tempo accusato il sistema nel 2008.

Trarre insegnamento dall’evento prima di ulteriori effetti sistemici, sarebbe atteggiamento utile per tutti per non dover gestire una crisi nella crisi.

 




            

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